C'è un giovane fra i tanti morti e dimenticati delle guerre, il cui sacrificio è passato più in silenzio, più inosservato degli altri, d'altronde coerentemente al suo carattere schivo e modesto: questo giovane risponde al nome di Leonardo De Capraris, nato nel 1894 e morto nella guerra del 1915/18, fratello del più conosciuto Capitano Giuseppe.
Pur partecipando a diversi assalti e battaglie non venne mai né ferito né ucciso. Ma laddove non riuscì il fuoco austriaco, ebbe invece la meglio un nemico altrettanto violento e spietato: la malattia contratta sul fronte. A causa delle frequenti piogge, gli allagamenti della trincea spesso lo costrinsero insieme agli altri a sostare nel gelido acquitrinio dell'inverno senza che potesse uscire allo scoperto e cercare un luogo asciutto.
Mandato a casa perchè malato, tornò a Sant'Agata consapevole che era un ritorno senza speranze. Per quanti lo amavano la sua morte fu un dolore che rendeva ancora più insopportabile la scomparsa, avvenuta pochi mesi prima, del Capitano Giuseppe, morto anche lui nella stessa guerra.
Nel tempo, una memoria familiare così scarna sulla sua vita, al punto che non veniva mai nominato, non si raccontava mai niente sulla sua breve e tragica esperienza della guerra.
“Bastardo senza gloria” di lui non è stata lasciata una fotografia, non è stata rinvenuta una tomba, non è stato trovato un oggetto.
Però, grande notizia sul suo conto, si sapeva che era falegname.
In famiglia l'ammirazione e il ricordo erano tutti per il fratello, il capitano Giuseppe – quello brillante negli studi e dalla promettente carriera - come se Leonardo non avesse anche lui dato la vita per la patria.
Giuseppe, in una sua lettera dal fronte diretta ai genitori a Sant'Agata in data 25 giugno 1915, cioè un mese dopo l'inizio della guerra, fa un breve accenno a Leonardo (unico indizio dell'esistenza di quest'ultimo) mostrando il desiderio, seppur impossibile in un teatro di guerra, di rivedere il fratello:
“... vi basti sapere che sono all'Isonzo, non importa dove. Sono passati molti reggimenti, ma quello dove sta Narduccio (Leonardo) non l'ho visto, né posso dirvi dove si trovi...”
E già immaginare Giuseppe, che aspetta che passi il reggimento del fratello più piccolo, dimostra il grande affetto che li univa.
Leonardo, che aveva visto tanti compagni morire, si sentiva in colpa per essere rimasto vivo. Diceva che sarebbe dovuto morire anche lui in battaglia e sosteneva che era stato sfortunato a tornare. Però quando si ritrovò a Sant'Agata, l'aria natìa e le persone familiari comunque gli diedero una gioia insperata.
Giuseppe e Leonardo, due fratelli uniti da un destino comune, quello di morire per una guerra lontana, in compenso hanno avuto dei compaesani che nella ricorrenza di novembre li chiamano ogni anno insieme agli altri combattenti caduti, in una cerimonia commovente.