Artemisium News
10/08/2012
IL FRUGNO E LO SPECA, IL FRUGNO E LO SPECA
di Mario De Capraris

Succede l'estate, che prende la smania dei 'luoghi del cuore', e allora è facile muoversi per i paesi vicini. Questi, si sa, sono i soliti che si sono sentiti nominare mille volte da ragazzi perchè vi abitava una zia o perchè ne proveniva l'amico di famiglia. Ad Anzano c'era zia Antonia che il cugino era andata a trovare una volta col mulo e non aveva fatto in tempo ad arrivare che già lei lo sollecitava a tornare a Sant'Agata perchè non voleva che camminasse col buio. Di Vallata era il pastore vicino al terreno della famiglia. E così via.

I paesi sono quelli che si trovano da una parte e dall'altra del confine regionale con la Campania, come è d'altronde Sant'Agata – pugliese ma la Puglia è lontana, con le caratteristiche dell'entroterra campano ma la Campania è da tutt'altra parte – Anzano, Accadia, Scampitella, Vallata, Bisaccia, Trevico. E già nell'evocare questi paesi vengono alla mente le chiese, gli affreschi, i monumenti, le piccole piazze, che poi in fondo tutti i paesi si somigliano e ognuno che ci abita è orgoglioso della propria storia e costumi come se fossero originali.

Chi vi si aggira nelle giornate estive sa che ne sarà affascinato perchè ogni paese è il riflesso del proprio e però nelle trattorie cerca il piatto tipico, il gusto originale, il cibo della tradizione. Tutt'assieme si è scoperto che i paesi, che in passato erano poveri, in effetti racchiudevano una ricchezza di cui solo oggi ci accorgiamo.

Non so perchè ma poi succede di ricordare i famosi torrenti di cui ci riempivano la testa alle scuole elementari, il Frugno e lo Speca, oltre al Calaggio.

Questi nomi così inusuali si ripetevano a casa, il Frugno e lo Speca, il Frugno e lo Speca. Così che all'interrogazione venisse facile rispondere alla domanda:

“Quali sono i due torrenti di Sant'Agata?”

E allora giù i due nomi, a raffica: “Il Frugno e lo Speca.”

Ma, sempre girando nella calda estate, manco a farlo apposta ecco il Ponte Romano da cui venne deviato il Calaggio. Nelle estati delle mietiture, che capitavano gli acquazzoni violenti, arrivava notizia che la piena del Calaggio aveva portato via qualche bestia.  Certo nelle campagne l'acqua non mancava. Nello stesso fazzoletto di terra era frequente avere anche due pozzi, tanto che se ne escludeva uno perchè dicevano che l'acqua era salata (“lu puzze salite”) e poi c'era sempre un punto, tra gli olmi nella siepe, che era umido e cacciava acqua anche ad agosto. Dal pozzo buono si beveva un'acqua che era freschissima, gratis e senza bottiglie di plastica.

In contrada San Pietro Ursitano (che già il nome è tutto un programma), come recitano le mappe turistiche, sono giunto al torrente Speca.

“Re jummarerre” era il torrente Speca, tante volte attraversato da ragazzo facendo attenzione, per passare, a mettere i piedi sulle pietre che sbucavano. Quando pioveva abbondante, il rumore del torrente ingrossato si sentiva fino alle masserie. La sera quando era calmo, arrivava il verso dei rospi.

Però, per quanto cerchi in giro, se si esclude la vasca d'acqua due metri per tre alla confluenza dei due pendii, non trovo una pozza d'acqua che possa dirsi tale. Mi rendo conto che, mancando da tanto tempo, non sono più pratico del posto, quindi sarà necessario chiedere a qualcuno per avere notizia del torrente.

Ma intanto il sole è a picco, e è necessario rifugiarsi in una piccola trattoria che fortunatamente dà un po' di refrigerio.

In trattoria, superato col titolare e il tavolo vicino l'argomento del caldo e del piacevole fresco del locale, butto giù l'argomento:

“Scusate, ma scorre ancora lo Speca?”

“Che cosa?” fanno gli altri quasi che volessero aggiungere:

“E' roba che se magna?”

“Lo Speca” dico io, cercando di togliermi la sensazione di extraterrestre “uno dei due corsi d'acqua di Sant'Agata.”

Risponde il più anziano del gruppo:

“Sì, una volta c'era questo torrente, ma poi, quando è stata fatta la strada, si puo' dire che era già secco.”

“E sapete dove posso trovare il Frugno?” rilancio io non contento, mettendo a dura prova la pazienza di quelli, che naturalmente dicono:

“E che è?”

Meno male che il solito anziano mi viene in aiuto:

“Devi andare verso Accadia. Lì sì che lo puoi vedere.”

“Alla Valle del Frugno?”

“Sì sì, alla Valle del Frugno” accondiscende l'altro come se comprendesse che, vista la temperatura, un colpo di calore puo' capitare a chiunque ed è facile mettersi a cercare torrenti, peggio ancora, a cercare torrenti che non ci sono più.      
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