Artemisium News
10/07/2012
COME ERAVAMO SCUOLA
di Mario De Capraris

Si sa che, quando sono vecchie, le foto hanno sempre un fascino particolare. L'abbigliamento di chi vi è ritratto e  l'atteggiamento fanno tenerezza, il più delle volte nostalgia, a chi, molti anni dopo, si trova a visionarle. Ancora più irresistibili sono le foto che riprendono le rituali ammucchiate scolastiche, composte dai tanti grembiuli di ragazzi appollaiati sulle poche scale provvidenziali per permettere a tutti di essere ripresi, mentre l'insegnante si staccava chiaro dallo scuro dei grembiuli, un insegnante spesso col volto corrucciato come la maggior parte degli studenti evidentemente maldisposti a mettersi in posa, senza sapere che poi nel tempo rivedere quello scatto avrebbe rievocato tanti ricordi e fatto dire, anche se allora erano tempi difficili: “Come eravamo felici!”

La rassegna delle foto scolastiche che si visiona in questo sito racconta la nostra storia molto più che una narrazione a parole. Prendiamo quella che deve essere la foto più vecchia: avete notato che vestiti? Devono risalire ai primi anni del secolo scorso. E poi, non sorride nessuno. L'insegnante addirittura non guarda nemmeno l'obiettivo. Si vede che non avevano dimestichezza col nuovo mezzo di comunicazione. Siccome si era ancora distanti dalla civiltà delle immagini, che dopo poco ci avrebbe sommerso, non ci si curava del proprio apparire. Non era importante apparire. Dire oggi una cosa del genere sembra una bestemmia. Per trovare qualche sorriso bisogna andare ad una delle ultime foto in ordine di tempo.

A dire il vero, di foto ce ne sono alcune che denotano, in quanto a costruzione di immagini, come si era alle prime armi, sia per chi fotografava, sia per chi era fotografato, tipo i bambini che al momento dello scatto, lo sguardo impaurito, non guardano nella camera, ma gli occhi sono rivolti all'insegnante che era di lato perchè chiedevano con lo sguardo se era il caso di preoccuparsi davanti a quello di fronte a loro che armeggiava vicino al trabiccolo. Oppure la foto color seppia sbiadito con tanti bambini in uno spazio di edifici con accanto tanto di grata-finestra che sembra l'atrio di un carcere.

E ancora, il gruppo sparuto, con maestra in tailleur, ragazzi senza grembiule, gruppo scoordinato, scomposto, l'assenza di uno studente nella fila, ragazzi che sembrano tanti Oliver Twist, la maestra così acconciata bene sembra che sia fuori posto e sia pronta a dare una spiegazione della sua presenza: “Cosa faccio qui? Mi guadagno la pagnotta.”

Il gruppo di quelli con camicia bianca cravatta e brillantina stile fans di Elvis anni '60.

Il mucchio folto e sostanzioso della scalinata col solito faccione del solito insegnante tra le numerose ragazze in cui spicca l'acconciatura da Mina anni '60.

E poi la solita palestra della scuola media statale Antonio Salandra (devo mandare anch'io qualche foto) con i soggetti appiccicati contro la spalliera svedese. È stata fotografata più quella spalliera svedese che tutto il paese messo insieme. Anzi, direi che quella palestra, a tutto serviva, fuorchè a farci attività fisica. 

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