13/06/2012
SOLIDARIETA' E VOLONTA' DI RENDERSI UTILI
di Rina Di Giorgio Cavaliere

Non possiamo ignorare la gran mole del messaggio culturale offerto dagli antichi autori greci e latini. E’ così altamente significativo che il trascurarne i contenuti significherebbe privarci di un’eredità spirituale, ancora oggi degna di grandi richiami. In latino la parola societas esiste come derivato da socius, chi seguiva la strada (sequor – io seguo) insieme con un altro: il compagno di via. E societas ci riporta a questo remoto valore; è l’unione di persone che in un ambiente estraneo, ostile, ignoto, percorrono lo stesso cammino, dividono la stessa sorte.
Per uscire dalle parole e giungere al concreto del messaggio, facciamo riferimento alle tragiche ore del terremoto vissute dalla popolazione emiliana. Sono emersi episodi di altruismo, di generosità, di civiltà direi, che hanno fornito pausa e respiro al nostro spirito. Solidarietà e volontà di rendersi utili; storie della riviera romagnola e dei paesi non colpiti dal sisma che hanno attivato la macchina della solidarietà, scattata subito dopo il sisma della notte fra domenica e lunedì, la quale si è arricchita giorno dopo giorno d’iniziative. Ad esempio quella riguardante 160 persone evacuate da abitazioni rese inagibili dal terremoto, che hanno dormito sotto tende montate anche grazie alla solidarietà di un'azienda dell'Aretino specializzata in ancoraggi e fondazioni a vite di emergenza. Oppure parliamo di quell’imprenditore di Monterchi e dei suoi collaboratori che hanno trascorso una giornata a San Prospero (Modena), uno dei centri più colpiti dal sisma, dove hanno portato materiale dell'azienda per l'ancoraggio delle tende e hanno insegnato ai volontari della protezione civile come utilizzarlo per il montaggio della tendopoli.
La notizia della telefonata alla Croce Rossa di Prato, impegnata nel recuperare prodotti per l’igiene personale da inviare nelle terre colpite, che ha messo in moto la maratona di solidarietà dell’associazione "Buddisti cinesi di Prato", ci riporta alle parole di Q. Cataudella.
Lo scrittore, riferendosi alla lettura dei classici, dice: «Questa eredità significa amore per la libertà, odio del compromesso, della prepotenza. Significa riconoscersi fratelli della grande famiglia umana, senza nemmeno distinzione di patria, nella visione di una grande patria umana della quale ciascuno è cittadino. Con la conoscenza dell’antico impariamo a conoscere meglio il presente, ma anche impariamo a comportarci in conseguenza. E’ una lezione nata dalla sofferenza, un alimento dello spirito che si nutre di esempi e di esperienze offerte dall’Antico».