Igiene-Annona- Nettezza urbana. – Le passate Amministrazioni si sono sempre preoccupate poco o nulla addirittura delle condizioni igieniche del paese; in conseguenza, se ne togli il servizio dello spazzamento, fatto sempre Dio sa come e da me trovato col personale ridotto a metà di quello stabilito nel contratto di appalto, nessun provvedimento o rimedio è stato mai opportunamente escogitato e seriamente attuato per venire in aiuto della decenza e della pubblica salute e tanto meno nessun lavoro od opera, se ne eccettui una certa sistemazione del Vallone Portanova di felice memoria, conseguita in parte indirettamente col convogliamento delle acque luride e piovane effettuato dal Comune ad occasione della costruzione del garage automobilistico anche questo, per chi non lo sappia, modesta opera mia.
L’Amministrazione Podestarile con una serie di ordinanze da nna parte dispose l’allontanamento dall’abitato di porci, delle capre e pecore e dei conigli, obbligando la cittadinanza a tenere queste bestie in campagna e stabilendo delle giacenze, in siti appartati presso il paese per coloro che assolutamente non dispongono di altri luoghi per crescere il maiale indispensabile al bisogno di famiglia; le galline furono scacciate pel momento dalle strade principali; fu istituito un piccolo Mattatoio provvisorio a S.Carlo lontano dall’abitato, più o meno rispondente alle prescrizioni di legge in materia, e relativo servizio di trasporto delle carni con carro coperto, eliminando radicalmente così lo sconcio secolare e lo spettacolo ripugnante e màcabro della macellazione nelle case e sulle pubbliche strade col conseguente perenne spandimento delle pelli all’aria e al sole; dall’altra, fatti ingiunzione agli abitanti di tenere pulito il tratto di strada prospiciente la propria casa e divieto di gettare sulle pubbliche vie immondizie ed acqua di qualunque natura o comunque occuparle con materiali da costruzione od altra roba ingombrante, come in permanenza si usava per anni interi a detrimento della pulizia e della viabilità, rese più spedito e concludente lo spazzamento, che fu posto in piena efficienza coi modestissimi mezzi e lo intero personale previsti nel Capitolato e nel contempo controllato più assiduamente dalle Guardie Municipali.
A complemento di un tale programma di nettezza urbana e di pubblica igiene furono istituiti e regolati, anche questi in via e con adattamenti provvisori, un pubblico Mercato per la vendita giornaliera dei generi importati, eliminandosi l’inconveniente dell’affluenza sulla pubblica Piazza di maggior pubblico, di traini e non poco sudiciume, più un Canile pel rastrellamento dei cani randagi e due Siti pel deposito dei carri obbligati a sostare nell’abitato privo di taverne o consimili locali atti alla bisogna.
Fu disciplinato inoltre interamente il servizio dell’Annona, che in passato ha dato sempre luogo a lagnanze, mercè vari provvedimenti ed una più assidua ed oculata vigilanza sugli spacci e sui negozi; né poco ci volle, ma infine si ottenne che le macellerie, separate completamente dalle abitazioni, con cui prima formavano un tutt’uno, e messe in perfetto assetto rispondessero a tutte le norme regolamentari.
Così in breve volger di tempo si è conseguito un miglioramento positivo nelle condizioni generali locali non disprezzabile, e da quell’epoca si respira dappertutto come un’altra aria di sanità e di decoro mai conosciuta per l’innanzi che, apprezzata dagli abitanti, viene simpaticamente commentata da chi, conscio dell’antico andazzo, rivede oggi dopo qualche tempo il nostro paese.
(Tratto da: “29 mesi di Amministrazione Podestarile (10 Aprile 1927 – 17 Settembre 1929); 19 mesi di Segretariato Politico (ottobre 1927 – Maggio 1929) in S.Agata di Puglia” scritto dall’Avv. Donato Barbato, nell’ottobre 1929- Anno VIII).
Di seguito il rapporto della Prefettura sulla protesta che subì l’Avv Donato Barbato dal popolo che lo spodestò con la forza
R. PREFETTURA DI CAPITANATA
Div. Gab. P.S. N. 3124 Foggia, 4 Maggio 1928
OGGETTO: Ordine pubblico in S. Agata di Puglia.
Foggia
N. 27036 DC- I
9.5.1928
On.le MINISTERO DELL’INTERNO
DIREZIONE GENERALE DELLA PUBBLICA SICUREZZA
Di seguito alle precedenti segnalazioni, partecipo a codesto ministero che, verso le ore 17,30 del 29 aprile u.s., nella Piazza Municipio di S.Agata di Puglia, essendo giorno festivo, trovavasi – come di consueto – agglomerata della gente in massima parte contadini, per cui la piazza stessa rimaneva gremita.
Ad un certo momento, un nucleo di circa 70 od 80 contadini, movendo dal vicino Circolo Umberto (già casa del Popolo), di cui è Presidente il falegname Sanità Vito del luogo, dopo aver prelevato dal predetto Circolo i quadri di S.M. il Re, di S.E. Mussolini e del Generalissimo S.E. Diaz, con bandiera nazionale, si avanzò verso il Municipio, emettendo grida di “ Viva il Re, Viva Mussolini, abbasso il Podestà”.
Giunto detto nucleo, ingrossatosi di numero per via, sotto il Municipio, da parte dei più facinorosi venne fatta irruzione nei locali al primo piano al Municipio stesso, ove devastarono il mobilio e l’archivio , disperdendo gli atti che in parte bruciarono anche sulla Piazza – Rimasero, però, intatti gli atti dello Stato Civile – Altri dimostranti, intanto, aggirato il Palazzo Comunale, vi penetravano abbattendo a colpi di scure la retrostante porta di servizio, abbandonandosi anch’essi ad atti vandalici – Nella circostanza furono asportate dalla scrivania del Podestà, mediante scasso, L. 898, ricavato dall’esazione delle quote dovute alla locale Sezione Fascista del I° quadrimestre 1928, tenute in deposito dal Podestà nella sua qualità di Segretario politico, nonché dal tavolo del Segretario la somma di L. 417, rappresentanti il fondo dell’Economato – Produssero, nel complesso, un danno di circa L. 30.000. – Il Podestà, che trovatasi nel Municipio, fu fatto, inoltre, segno al lancio di un calamaio, che per fortuna non giunse a colpirlo, e gli fu gridato in faccia: “Abbasso il Podestà, fuori il Podestà” – Più gravi eccessi e danni alla persona del Podestà vennero evitati mercè coraggiosi sforzi da parte dei pochi militari dell’Arma presenti e di alcune guardie municipali – dai quali protetto, egli poté abbandonare il Municipio, passando inosservato ai dimostranti – Danneggiarono, inoltre, il mobilio del Circolo “Unione” posto sotto il Municipio, arrecando un danno di L. 1000; invasero l’ufficio telefonico, rompendo una porta a vetri, essendo il titolare dell’ufficio stesso assente in quel momento, e danneggiarono il centralino telefonico del valore di circa L. 1.500, mentre asportarono una sveglia del valore di L. 38, e la somma di L. 169, appartenente alla cassa telefonica – Si recarono, infine, all’Esattoria Comunale, prossima al Municipio, ove tentarono abbattere con scure la porta la porta d’accesso, ma dovettero allontanarsi subodorando il sopraggiungere della forza pubblica, per cui si limitarono a produrre soltanto un taglio sulla porta, nella direzione dei due battenti.
Appena pervenuta notizia dei disordini dal vicino Comune di Accadia, con mezzo celere venne inviato sul posto il Commissario di P.S. Cav. LUCERI Arturo, con adeguati rinforzi, con precise istruzioni di provvedere subito al ristabilimento dell’ordine ed alla identificazione ed arresto dei responsabili.
Infatti, nella nottata stessa furono identificati ed arrestati quarantuno individui, riconosciuti, con prove inconfutabili, responsabili materiali dei danneggiamenti ed altri reati lamentati.
Gli arrestati nella mattinata successiva vennero straordinariamente fatti tradurre in queste Carceri, ed ora l’autorità giudiziaria procede a loro carico per i reati di cui agli art. 194 (n. 2) e195, 424 (n. 3), 425, 403 (n. 1) e 404 (n. 2-4-9 ed ultimo capoverso) del vigente Codice Penale – nonché per lesioni guaribili nei dieci giorni, prodotte con corpo contundente ad una guardia municipale, al capo guardia ed al figlio di costui, BARBARITO Oscar di anni 22 – Per gli stessi reati sono stati denunciati altri cinque individui, non potuti arrestare perché datisi alla latitanza.
Il predetto funzionario, proseguendo nelle indagini, poté assodare, che, avendo il Podestà, con la sua azione di amministratore rigido e sereno, urtato inveterate malsane abitudini della popolazione con l’applicazione di alcune misure igieniche, e con l’inasprimento delle tariffe della tassa di esercizio e patenti, si era manifestato un certo malcontento, del quale non mancarono di approfittarne nemici più accentuati del predetto Podestà, Avv. Donato Barbato. Fra questi risultò in prima linea il Dottor Rampino Antonio, Veterinario condotto del luogo, nonché fiduciario dei Sindacati Comunali riuniti, il quale si riteneva anch’esso un angariato dal locale Podestà nel senso che, libero prima di esercitare senza controllo la sua professione di Veterinario condotto, sin dal primo momento dell’avvento del Sig. BARBATO alla carica di Podestà, era stato obbligato invece all’osservanza di orari fissi nell’esplicazione delle sue attribuzioni – Inoltre, nutriva delle animosità contro il Podestà, per precedenti attriti e rancori.
È risultato che il predetto Dottor RAMPINO, profittando della sua qualità di fiduciario dei Sindacati riuniti, nonché ex presidente dell’antica “casa del popolo” a carattere socialistoide, ora trasformata in “Circolo Umberto”, che lo tenevano a contatto diretto della classe dei contadini, artigiani e piccoli proprietari, ha esplicato nella circostanza subdola opera sobillatrice, rafforzando risentimento altrui, per le ragioni dinanzi dette, contro il Podestà, anziché fare opera conciliatrice come sarebbe stato suo dovere. Inoltre, è risultato che quegli, messosi alla testa degli scontenti e degli irritati, ha fatto sì da spingere i medesimi ad una sollevazione popolare contro il Podestà.
In seguito a tali risultanze, alle ore una della mattina del I° Maggio egli venne tratto in arresto e qui pure tradotto, e l’autorità giudiziaria cui è stato denunziato, procede a suo carico a mente dell’art. 246 del Codice Penale.
Con lui è stato denunziato anche il presidente de “Circolo Umberto”, il falegname Vito Sanità, ex sovversivo, longa manus del RAMPINO, che non fu possibile arrestare perché datosi alla latitanza subito dopo i moti verificatisi. Tanto costui che il Dottor RAMPINO sono recidivi specifici, essendo risultato che nel 1923 furono denunziati per istigazione a delinquere e per danneggiamento in pregiudizio di quella Amministrazione Comunale, sebbene amnistiati per R.D. 28 dicembre 1914.
Poiché è risultato che il nucleo primitivo che poi operò i vandalismi stessi, venne a formarsi nel Circolo suddetto, donde mosse contro il Municipio, e che lo stesso era formato principalmente di individui appartenenti a detto Circolo su proposta del funzionario di P.S. ne ho disposto lo scioglimento, ai sensi dell’art. 215 del vigente testo unico delle Leggi di P.S.
Dopo i provvedimenti adottati e gli arresti, le condizioni dell’ordine pubblico in detto comune sono tornate normali, tuttavia per misura precauzionale si è provveduto a rinforzare convenientemente la Stazione dell’Arma dei RR.CC. del luogo.
Riferirò l’esito del procedimento, che, come ho riferito a codesto Ministero col mio telegramma 3 andante, n. 3124, sarà espletato per citazione diretta.
IL PREFETTO
(tratto da “La Capitanata nel periodo Fascista- 1926-1943” di Raffaele Colapietra. ed. a cura dell’Amministrazione Prov. di Capitanata, Foggia- 1978)