Artemisium News
13/04/2012
INTERNET E MINORI
di Gerardo Antonio Cavaliere
Secondo quanto riporta l'Osservatorio della Società dell'Informazione di Federcomin, più del 13% dei navigatori è minore di età (dati riferiti al 2005).
La durata di navigazione è di parecchie ore settimanali, ma, se si considera la crescente diffusione degli smartphone, si aumenta a dismisura il numero di ore. Secondo i dati rilasciati dall'associazione Save the Children, il 10% dei ragazzi fra i 12 e i 13 anni ha già incontrato un amico prima nel mondo virtuale, mentre il 32% degli adolescenti ha già comunicato ad altri il proprio numero di cellulare. Numeri preoccupanti, invece, sono quelli delle percentuali di chi ha postato video o immagini di sé nudo o in abbigliamento intimo.

Insidie
Il problema che avvolge la tematica “Internet e minori” si concretizza nell'enorme numero di insidie, che può incappare il minore. Fra le principali vi sono la pedofilia e la pornografia, la violenza e il razzismo; fra le altre problematiche, poi, vi sono furti di dati personali, violazioni delle normative sulla privacy o sul diritto d'autore, truffe, compimento di reati informatici, ecc.
In tema di diritto d'autore, poi, si deve riflettere alle continue violazioni del copyright quando si scaricano canzoni protette oppure, semplicemente, quando si copiano immagini prese qua e là per Internet, per poi pubblicarle sul proprio blog.
Va chiarito, infine, che su Internet si possono compiere tanti reati comuni alla vita reale (per esempio, la diffamazione) oppure specifici al mondo informatico (per esempio, la diffusione di password personali altrui).
In tema di privacy, i ragazzi devono sapere che non si può pubblicare sul web una foto di un compagno di scuola senza averne ottenuto il consenso. La leggerezza di questi fatti condiziona pesantemente sia chi è oggetto della vicenda sia chi pubblica la foto. Si ricorda il famoso caso Vividown, cioè il caso del video in cui un ragazzo disabile è stato vessato dai propri compagni di scuola.
I dati personali di un utente rappresentano una merce importantissima per le aziende. E' per questo motivo che si diffondono su Internet virus o altri malware capaci di comunicare i dati personali dei navigatori oppure vi sono veri e propri mercati neri di informazioni personali (come indirizzi e-mail, numeri di tessere sanitarie statunitensi, ecc.). Sapere che si sta indossando una certa marca di scarpe oppure qual è il proprio indirizzo e-mail oppure qual è il proprio gruppo sanguigno, ecc. è di grande importanza per un'azienda pubblicitaria o farmaceutica, per esempio.

Cosa fanno con i nostri dati?
Le attività che si possono svolgere con i nostri dati sono innumerevoli. Fra quelle più conosciute vi è la possibilità di creare profili di utenti, individuando facilmente i gusti e le esigenze che gli stessi navigatori forniscono tramite il web. In particolare, sui social network è facile capire tutto di un utente, poiché è lo stesso navigatore che dice quali sono i suoi interessi, quali sono i brand di riferimento, quali le amicizie, la musica, i film, ecc. che gli interessano di più.

Insegnamento ed educazione
Come uscire da questa situazione? L'unico metodo è quello di comprendere che cosa abbiamo di fronte e insegnare anche agli altri come si può gestire al meglio la propria identità digitale.
Vi sono alcune regole da seguire per avere un giusto approccio con la tecnologia della Rete. Si trovano diversi consigli da seguire per evitare spiacevoli conseguenze per chi è più indifeso, come i minori. Innanzitutto, una grande funzione di guida è quella svolta dai genitori, i quali devono educare i bambini a navigare sempre in loro compagnia, a non comunicare a nessuno i propri dati personali, a non prendere mai appuntamenti con persone conosciute su Internet, a non utilizzare mai linguaggi volgari o offensivi, a non fidarsi mai ciecamente dei contenuti trovati sulle pagine web, ecc.
Il difficile ruolo del genitore può essere ammorbidito, comunque, da accordi fra operatori della Rete, volti a seguire regole specifiche per tutelare i minori. Per esempio, vi è un accordo specifico fra provider e Ministero delle Comunicazioni e il Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie del 2003 diretto a pubblicizzare il marchio "Internet e Minori"; secondo questo accordo, infatti, vengono analizzate tutte le possibili azioni per tutelare i minori durante la navigazione.
Un modo per gestire al meglio la difficile situazione (soprattutto dei social network) viene dalla Scozia. Si è pensato, infatti, di creare un sito web apposito per ragazzi, basato sul sistema della tracciabilità dell'identità della persona. Kibooku, questo il nome, è un social network per minori, fatto appositamente per evitare malintenzionati. L'adesione al sito costa poco più di due Euro al mese, garantendo in questo modo la tracciabilità della persona (e dei genitori che pagano).

Controllo
La parte ulteriormente difficile, poi, è quella di controllare che le regole che ci siamo imposti vengano rispettate.
Un esempio per tutti è quello di Facebook. Nel contratto di adesione al popolare social network, infatti, è stabilito chiaramente che non si può creare un account se si è minori di 13 anni; in realtà, sono tantissimi gli account di ragazzini che hanno quella età e che si registrano, magari inserendo dati falsi. Nessun controllo può essere svolto su queste situazioni e, dunque, come ci si fa a fidare di un social network così ingestibile?

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