Artemisium News
23/03/2012
MONCLER, ANCHE NOMI A DOMINIO FALSI
di Gerardo Antonio Cavaliere

Il Gip ha sequestrato 493 siti web, che inserivano nel proprio nome a dominio il marchio dei piumini. Il Tribunale, però, ha annullato il decreto.

      “L'attivazione di un sito di e-commerce, che abbia un nome a dominio che richiama un noto marchio, non è causa sufficiente per sostenere in giudizio l'accusa di messa in vendita di prodotti contraffatti”. Questo stabilisce l'ordinanza del Tribunale di Padova, emanata a novembre scorso, con la quale è stato annullato il decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip contro ben 493 siti web, contenenti il nome Moncler nel proprio nome a dominio.
La questione della contraffazione di noti capi di abbigliamento, dunque, passa anche dal Web. Anzi, sono centinaia e centinaia i siti web di e-commerce, che trattano abbigliamento non originale, molto spesso all'insaputa del consumatore.
       Quest'ultimo si ritrova a navigare fra i milioni di siti web per l'acquisto di un capo e, allettati da offerte incredibili (-70%, -80%, ecc.), incappano in vere e proprie truffe. Allo scopo di intervenire per contrastare il dilagante fenomeno della contraffazione, il Gip ha ordinato il sequestro di centinaia di siti web e ha anche ordinato a 27 provider di oscurare i siti web incriminati.
       L'attività posta in essere dai gestori di quei siti, infatti, che hanno “semplicemente” indicato il marchio all'interno del nome a dominio (monclerfans.com, moncler-cheap-jacket.com, moncleroutlet.uk.com, monclerprezzi.com, moncler-discount.com, ecc.) ha indotto in inganno il consumatore.
      Per non parlare, ovviamente, delle ricadute economiche spiacevoli per l'azienda, che legittimamente detiene i diritti sul marchio. Secondo quanto stabilito nelle indagini, per Moncler ha dovuto sostenere ingenti perdite da lucro cessante.

Difficile qualificazione del nome a dominio
      Come si può vedere dalla recente ordinanza del Tribunale di Padova, la questione dei nomi a dominio suscita numerose difficoltà interpretative.
Se per un giudice è stato configurato un reato nell'inserimento di un marchio in un indirizzi web, per l'altro non è così. La vicenda è sintomo di una difficile qualificazione giuridica del nome a dominio; interpretazione che è poco chiara ormai da anni.

Il nome a dominio
     Il nome a dominio, o domain name, è il nome (dai 3 ai 63 caratteri massimo) espresso in forma alfanumerica con cui viene indicato un dominio Internet, cui corrisponde un determinato sito inteso come lo spazio all'interno del quale sono contenute le informazioni immesse in rete.
    La parola inglese «domain», tradotta in italiano come «padronanza, potere incontrastato, controllo», deriva dal latino dominium, da dominus «signore, padrone di casa», che a sua volta deriva da domus «casa». Dunque, il termine stesso ci fa comprendere come il domain name sia quel nome che contraddistingue una nostra «proprietà», un nostro «mondo» sul quale abbiamo pieni poteri. Con la diffusione dell’e-commerce, il nome a dominio ha assunto un valore commerciale spesso pari a quello del marchio, soprattutto per le aziende che fanno del commercio elettronico uno dei principali veicoli di promozione e vendita dei propri prodotti. Chi è presente su Internet punta alla registrazione di domini che, per quanto possibile, contengano il nome del proprio marchio d’impresa, nella consapevolezza che il dominio possiede ormai la qualità di elemento catalizzatore di clientela, come sa bene il navigatore che, pur non conoscendo l’indirizzo Internet di una determinata azienda, ne individua facilmente il sito digitando sulla tastiera il nome seguito dal suffisso .it o .com.

Il domain name come marchio
       La Giurisprudenza e la dottrina hanno assunto posizioni differenti al loro interno sulla qualificazione giuridica del nome a dominio.
L'orientamento prevalente, comunque, è quello di configurare il nome a dominio alla stregua di un marchio.
     Una esplicita normativa sembra essere stata scritta nel nuovo codice per la proprietà industriale.
      In effetti anche il nuovo codice per la proprietà industriale pur affrontando il delicato argomento si è limitato ad assicurare ai domain names una tutela non solo sostanziale ma anche formale, in quanto per la prima volta viene equiparato a livello legislativo il nome a dominio agli altri segni distintivi, prevedendo, all'articolo 22 (Unitarietà dei segni distintivi) che: “È vietato adottare come ditta, denominazione o ragione sociale, insegna e nome a dominio aziendale un segno uguale o simile all'altrui marchio se, a causa dell'identità o dell'affinità tra l'attività di impresa dei titolari di quei segni ed i prodotti o servizi per i quali il marchio è adottato, possa determinarsi un rischio di confusione per il pubblico che può consistere anche in un rischio di associazione fra i due segni”.
      Una volta, quindi, accertato che il marchio registrato debba essere tutelato anche su Internet, può, quindi, presentarsi il caso in cui un soggetto registri presso la autorità competente un nome a dominio che corrisponda in tutto o in parte ad un marchio registrato il cui diritto di utilizzo è di esclusiva spettanza di un terzo. In questi casi, gli strumenti adottabili da parte del titolare del marchio registrato che ritiene che l’utilizzo del proprio marchio come nome a dominio altrui possa configurare una attività illecita, sono proprio quelli forniti dalla normativa in tema di marchi e dalla disciplina sulla concorrenza sleale.

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