Artemisium News
21/03/2012
SANT'AGATA DI PUGLIA NEL RISORGIMENTO : LA CARBONERIA A SANT'AGATA
di Dora Donofrio Del Vecchio
La foto č di Maria ed Emidio Novi, che ringrazio per averla fatta pubblicare.

Tra i più attivi carbonari della Capitanata si colloca Antonio Boccardi di Candela che, studente in Napoli ed ancora ventenne, avviò vendite a Sant’Agata, Candela, Deliceto e Bovino. Fu Senatore della Daunia riunita ed ebbe la collaborazione di Pietro Capriglione di Mugnano, reo di Stato, il quale portava la corrispondenza relativa alla Carboneria in detti paesi. Ma Sant’Agata ospitò, perché in corrispondenza con i carbonari santagatesi, i noti abati Luigi Menichini e Giuseppe Cappuccio di Mirabella, attivissimi protagonisti con Gabriele Pepe, De Conciliis, Morelli e Silvati dei moti del 1820-21. Molti ecclesiastici santagatesi aderirono alla setta carbonara, come don Paolo Mariconda, nel 1822, arciprete della chiesa matrice di S. Nicola, il quale dalle autorità ecclesiastiche venne sospeso a divinis, e per essere riammesso alla cura delle anime fu sottoposto a giudizio e costretto a discolparsi dinanzi a centinaia di fedeli. Anche padri del convento francescano di S. Carlo mostrarono simpatie per il movimento carbonaro. Il padre guardiano Illuminato da Ceppaloni organizzava nel convento incontri settari. Molti altri francescani furono filoborbonici ed accolsero tra le mura del convento i 'nemici' dei liberali, tra cui lo storico Lorenzo Agnelli e don Michele Danza, che sarebbe divenuto arciprete della chiesa matrice di S. Nicola. 

Attendibili santagatesi in politica per la rivoluzione del 1848

All’annuncio della Costituzione del 1848, i liberali di Sant’Agata spararono mortaretti in piazza ed obbligarono il sindaco, Alfonso Volpe, e le autorità a mettere il nastro tricolore alla bandiera. Fallita la speranza di libertà, iniziarono processi e controlli della polizia borbonica. Furono sottoposti a sorveglianza della polizia perché apertamente aderirono al movimento liberale e sparlarono del real governo: Anzano Vincenzo, Anzano Vito, Carpentieri Luigi, Colucci Giambattista, Granata Pasquale, Mariconda Gennaro di Antonio, Mariconda Gennaro di Michele, Mariconda Michelangelo di anni 52, Mariconda Vito Fedele, Mele Giuseppe Nicola, Mongelli Antonio (fu il primo ad indossare l’uniforme di Guardia nazionale nel 1848), Novi Domenico, Novi Emmanuele, Patierno Nicola, Torres Michele. Tutti proprietari. Solo Mariconda Michelangelo era 'scribente' e il Torres medico. Entrambi avevano militato nella Carboneria e animato i moti del 1820. Il Torres, chirurgo di chiara fama, fu sindaco dal 1836 al 1841. Nel 1848 Sant’Agata contava 4933 abitanti, e gli attendibili costituivano lo 00,3 della popolazione.

 Il Plebiscito annessionistico

Per l’unità d’Italia a Sant’Agata di Puglia si votò nella Casa comunale il 21 ottobre 1860, dalle ore quattordici alle ore sedici.

Il sindaco-presidente, Domenico Antonio Nova, alla Giunta comunale presente ed al popolo diede le istruzioni 'per la votazione de’ Comizi al Plebiscito <Il popolo vuole l’Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele Re Costituzionale, e suoi legittimi discendenti> a’ sensi de’ Decreti dittatoriali del dì otto, e degli undici andante mese'.

  L’urna che doveva raccogliere le schede era sistemata al centro di due altre urne contenenti rispettivamente una le schede di colore bianco per il SI e l’altra le schede colorate per il NO. Terminate le operazioni di voto, l’urna fu chiusa e “suggellata a ceralacca sopra, colla emblema di una stella e consegnata al sindaco”.

La Giunta era composta dal sindaco Domenico Antonio Nova, dai decurioni Giuseppe De Rienzo, Achille Barbarito, Luigi Carpentieri, Antonio Del Buono, Pasquale Galli, Pasquale Mele, Antonio Lerro. Segretario Costantino Volpe, capitani della Guardia nazionale Claudio Del Buono e Achille Barbarito.

 I risultati del Plebiscito annessionistico

Erano ammessi a votare tutti i cittadini che avevano compiuto il 21 anno di età, in pieno possesso dei diritti politici e civili. Nel 1860 Sant’Agata contava 5100     abitanti ed avevano diritto al voto 1548 persone. Dall’urna uscirono 1548 SI.

Lo storico locale L. Agnelli testimonia che a votare in realtà non furono più di una cinquantina di persone, e che i più audaci misero a larga mano i SI.

Dei 21 paesi del Circondario di Bovino di cui faceva parte, Sant’Agata fu quello che diede la maggiore adesione al Plebiscito, seguito da Bovino con 1425 SI ed un No.   Solo a Panni si contarono 321 NO su 457 votanti. In tutta la Capitanata si contarono 57288 SI, 996 NO. Molti i dubbi sulla correttezza delle operazioni di voto.

 Festa civile per la presa di Capua.

Il 2 novembre 1860 Capua, assediata da Garibaldi, veniva espugnata dai generali Luigi Menabrea e Enrico Cialdini (Gaeta, ultima resistenza borbonica, si sarebbe arresa il 13 febbraio 1861). La conquista dell’Italia meridionale si stava ormai completando e prossima era l’Unificazione nazionale.

I liberali di Sant’Agata festeggiarono l’avvenimento 'con massimo entusiasmo' e con una festa civile. La sera tutte le loro case e le sedi delle pubbliche amministrazioni furono adornate di lumi accesi, le campane delle chiese suonarono a festa, accompagnate dallo sparo di mortaretti, da grida festose e da inni nazionali, da 'Evviva al gran Re Vittorio Emanuele ed all’invitto Generale Dittatore Garibaldi'. All’alba del 3 novembre stesse esternazioni di giubilo, poi una parte di guardia nazionale con i rispettivi ufficiali, il giudice, il corpo municipale e gli impiegati si recarono nella chiesa matrice di S. Nicola, ove arcipreti e clero resero grazie all’Altissimo per la vittoria delle armi italiane, e cantarono l’inno ambrosiano.

In corteo dalla chiesa gli stessi si recarono in piazza, ove era stato allestito un palco su cui erano poste  le immagini del Re e di Garibaldi con lumi a cera accesi. Si gridò all’unità italiana allo sparo festoso dei mortaretti. La sera di nuovo illuminazione, spari e suono a festa dei “sacri bronzi”. 

La Commissione per i danni del brigantaggio

I danni causati dal brigantaggio e dalla persecuzione al brigantaggio furono ingenti, tra incendi di masserie, omicidi, sequestri di persone, furti di animali, di foraggio, di denaro, di viveri, di indumenti e oggetti vari, con grave danno per ogni attività lavorativa, per il commercio e le industrie. Per venire incontro alle persone danneggiate, s’indisse una Sottoscrizione nazionale ed anche a Sant’Agata si costituì una Commissione nel 1863 per l’assegnazione di aiuti. La costituivano: Costantino Volpe, giudice conciliatore, l’arciprete don Giovanni Carrillo, don Gerardo Mazzeo, don Antonio Marciano, Achille Barbarito, il medico Giuseppe Nicola Torres, i capitani della Guardia nazionale Francesco Del Buono e Raffaele Barbato, l’esattore fondiario Eugenio Del Buono, Luigi Santoro, Luigi Carpentieri.

Per combattere il brigantaggio e garantire l’ordine publico, nel Palazzo del marchese, sito nell’attuale Piazza XX Settembre, alloggiò prima una squadra di Garibaldini e dal 1861 un reparto di fanteria dei Bersaglieri. Un altro stazionava nel convento di Sant’Antonio Abate (Sand’Anduòne) presso Palino.

Per i Garibaldini confezionavano camicie rosse signorine santagatesi conquistate dal fascino dell’”eroe dei due mondi” e dall’idea di un’Italia nuova. 

La Guardia nazionale

La Guardia nazionale nel Regno di Napoli fu costituita per difendere i diritti sanciti dalla Costituzione. Era formata da liberi professionisti, proprietari, artigiani, massari e da tutti coloro che “potevano” vestirsi a proprie spese (avevano, cioè, possibilità economiche). A costituirla era la borghesia che, come sempre, temeva la rivolta contadina. Nel 1860 a Sant’Agata se ne costituirono due compagnie all’ordine dei capitani Achille Barbarito e Claudio Del Buono. A queste si aggiunsero altre due nel 1861 e si formò un battaglione capeggiato da un maggiore. Nel 1861 erano arruolati 325 santagatesi, nel 1867 gli arruolati erano 209, quelli di riserva 148. La Guardia nazionale contribuì alla distruzione del brigantaggio.

 La 'rabbia'contadina

Un clima di forte tensione regnava a Sant’Agata, come altrove, alla vigilia dell’Unificazione nazionale, ed una rivolta era annunciata per il 10 agosto del 1860, festa di S. Lorenzo, per cui intervenne da Foggia un nerbo di militari. Alle rivalità ideologiche tra liberali e borbonici, agli odi tra le loro famiglie, donne comprese, si aggiungeva il forte malcontento dei contadini che aspettavano la spartizione delle terre per risollevarsi dalla fame e dalla disperazione, e mal tolleravano liberali e galantuomini, in massima parte prepotenti ed usurpatori di terre ex baronali ed ecclesiastiche. Di qui i motivi della rivolta sociale che alimentò il brigantaggio e la questione meridionale. 

I sindaci nel passaggio dal Regno delle due Sicilie al Regno d’Italia

L’11 febbraio 1859 venne eletto sindaco di Sant’Agata di Puglia Francesco Paolo Barbato, medico, il quale il 27 luglio 1860 lasciava la carica a Domenico Antonio Nova, medico, nominato sindaco dal comitato rivoluzionario di Foggia.

Il Nova fu il primo sindaco di Sant’Agata del Regno d’Italia, e resse le sorti del paese in uno dei momenti più cruciali della storia del Mezzogiorno. Durante il suo mandato si svolse il plebiscito annessionistico per la tanto agognata unità d’Italia.  

Il 23 agosto 1861 riprese la carica Francesco Paolo Barbato, richiamato per il suo equilibrio in un momento di massima tensione sociale e politica per l’esplosione del fenomeno del brigantaggio e del malcontento popolare legato alla questione della terra. Rimase in carica fino al 1863. Suo successore fu l’avvocato Costantino Volpe, poeta, particolarmente stimato da Alessandro Manzoni e Cesare Cantù. Il Barbato ed il Volpe si alternarono per un ventennio. Con loro presero l’avvio e si realizzarono opere pubbliche come la costruzione del Ponte dell’Annunziata, la costruzione delle strade di collegamento con Foggia e la Via regia che portava a Napoli, e di strade rurali. Migliorarono le strade urbane e migliorò anche  l’aspetto urbanistico del paese. S’impiantò l’ufficio telegrafico e si avviò una seria politica scolastica.

 La pubblica istruzione

Nel 1860 in tutta la Capitanata si contavano 58 scuole pubbliche, di cui 38 maschili e 22 femminili. L’indice di analfabetismo toccava l’80% per gli uomini, il 90% per le donne. Alla riorganizzazione del sistema scolastico in Capitanata dopo l’Unificazione contribuì il santagatese sacerdote don Francesco Antonio Ziccardi, come ispettore scolastico e provveditore agli studi.

A Sant’Agata di Puglia, finché non si organizzò la scuola pubblica, prosperò la privata e nel 1862 (5200 abitanti) insegnavano don Raffaele Contillo, I classe, 15 allievi, Domenico Zocchi, I classe, 10 allievi, don Ottavio Anzano “retorica”, 6 allievi, don Raffaele Anzano, “filosofia”, 3 allievi, don Giuseppe Danza, “lettere italiane e latine”, 8 allievi, Crescenzo Pellegrino. Tutti senza patente. Nel 1863 nella scuola pubblica insegnavano Ferrante Volpe, architetto, classe prima maschile, 30 alunni, quasi tutti provenienti dalla campagna, stipendio annuo lire 356,88 e lire 200 per materiale didattico; Raffaele Contillo, sacerdote, classe seconda maschile, 25 alunni, lire 500 annue di stipendio, 200 per sussidi. Le classi femminili erano tenute da Angela Cafagno, di Andria, 55 alunne, lire 510 di stipendio e 200 per sussidi, Clorinda Nova, Emilia e Giuseppa Galli, Giovanna Mariconda. Nel 1866 don Emanuele Santoro fu addetto alla scuola serale. Una scuola d’insegnamento superiore con convitto si aprì su proposta di don Lorenzo Agnelli nel 1867, nei locali dell’ex monastero di S. Maria delle Grazie. 

Manifestazioni patriottiche e di attaccamento alla monarchia sabauda

Sant’Agata di Puglia ha partecipato a tutte le manifestazioni commemorative degli eventi che portarono all’Unificazione nazionale e dei personaggi che ne furono protagonisti.

Per il 50 anniversario dello Statuto, nel 1898, partecipò all’offerta della bandiera d’onore alla città di Torino, e per la storica ricorrenza a favore degli indigenti del paese si distribuirono aiuti e sussidi: 245 kg. di pane, 42 camicie di tela, 24 di teletta, denari. Nel 1910, per la festa del 50 anniversario del Plebiscito, che si tenne a Napoli, mandò al Comitato organizzatore lire 100, e per il contributo dato alla manifestazione meritò una medaglia d’argento. Nel 1900 partecipò al lutto della famiglia reale per l’assassinio di re Umberto I con una commemorazione nella sala consiliare (tenne il discorso don Lorenzo Agnelli) e l’invio di lire 100 al Comitato addetto alla realizzazione del monumento in onore del re. Ad Umberto I s’intitolò il Circolo Operaio. I santagatesi diedero il loro contributo al pellegrinaggio al Pantheon, nel 1903, per i 25 anni della morte di re Vittorio Emanuele II; nel 1904 festeggiarono la nascita di Umberto di Piemonte e nel 1905 i 35 anni della presa di Roma. Lorenzo Fredella, presidente del Circolo “Umberto I”, alle ore 20 del 4 luglio 1907 nella sala del circolo tenne una pubblica riunione per commemorare il I centenario della nascita di Giuseppe Garibaldi.

Coraggiosamente nel 1891 ben 135 cittadini santagatesi sottoscrissero una comunicazione di solidarietà alla Monarchia sabauda contro “le inconsulte agitazioni in corso in molta parte del Regno”. Infierivano ovunque lotte durissime di operai e contadini disperati per disoccupazione e condizioni di lavoro insostenibili.

 

La toponomastica risorgimentale a Sant’Agata di Puglia

Via Fratelli Bandiera, Largo Cairoli, Via Indipendenza, Via della Libertà, Via Giuseppe Mazzini, Via Giuseppe Garibaldi, Via Camillo Benso conte di Cavour, Via Risorgimento, Corso Vittorio Emanuele II, Piazza XX Settembre.

Fonti e Bibliografia:

Calendario 2011 edito dal Comune di Sant’Agata di Puglia – Testi di Dora Donofrio Del Vecchio

Storico del Comune di Sant’Agata di Puglia - Archivio di Stato di Foggia - Archivio di Stato di Lucera.

Archivio di Stato di Foggia, L’archivio Storico del Comune di Sant’Agata di Puglia, Catalogo della Mostra  documentaria,  Foggia 1988.

D. Donofrio Del Vecchio, Cultura e società del Mezzogiorno nell’opera di Lorenzo Agnelli (1830-1904), Foggia 2007

G. Caso, La Carboneria in Capitanata, Napoli 1913

T. Pedio, Il 1848 in Capitanata, Foggia 1981

La fotografia del capitano Emidio Nova è di Maria ed Emidio Novi (si ringraziano per averla fatta pubblicare). 

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