Artemisium News
30/01/2012
CODICI A CONFRONTO
di Rina Di Giorgio Cavaliere

I media offrono una documentazione aggiornata e poliedrica sulla realtà nazionale e mondiale, permettendo una selezione rapida e precisa degli argomenti; valida possibilità di aggiornamento culturale, oltre che informativo, e fonte inesauribile di documentazione. Una gran parte dei messaggi è costituita da suoni, voci, immagini e dobbiamo necessariamente costatare la difficoltà di accostarci a tali mezzi d’informazione senza le giuste competenze (cosa di cui ci siamo resi conto in questi giorni, proprio in occasione del discusso naufragio della nave “Concordia”) per conoscere, valutare e criticare.
      Le news ci avvicinano alla vita della nostra società e dell’umanità intera, provocano discussioni e approfondimenti sull’argomento trattato; contribuiscono con il loro pluralismo a formare una certa indipendenza di giudizio e non devono avere quel sacro rispetto che si deve a un libro di testo. Il linguaggio e lo stile giornalistico risultano assai diversi da quelli del libro; sono più agili, più semplici e più chiari. La ragione di tutto ciò è ovvia: le notizie devono essere comprese da tutti, qualunque sia il loro grado d’istruzione.
        Il libro di testo, come dicevo, si rivolge a un pubblico più ristretto, più selezionato e, pertanto, presenta contenuti più complessi, usa un linguaggio che, per quanto ci si sforzi, è pur sempre da iniziati, ma esaustivo nella sua complessità. La comunicazione mediatica traduce di solito solo il messaggio, ma non si possono affrontare, anche a livello elementare, temi di geografia economica, politici o sociali riguardanti la nostra nazione o altri popoli, quando i dati e le notizie relative non si collegano a una realtà da noi conosciuta. I costumi, i modi di vita, la religione, gli ordinamenti politici, che sono parte intrinseca della geografia antropica, non hanno significato e valore, se avulsi dal contesto storico che li ha generati: primavera africana, Siria, Terra Santa . . . 
       Il discorso vale anche per gli Stati che hanno subìto frequenti traversie nel corso dei secoli, sono nati da compromessi politici tra le potenze più forti; inoltre, per la loro dislocazione geografica non sono stati in contatto diretto con le vicende italiane e con i grandi capitoli della storia, come i paesi della regione balcanica. La parola “balcanizzazione” stessa riflette la difficoltà di inquadrarne le vicende storiche in modo facile e lineare. L’utente dovrebbe essere avviato continuamente alla ricostruzione autonoma dell’appreso e non all’acquisizione ripetitiva, che non mette in moto meccanismi mentali tali da permettere una ristrutturazione personale dei dati.

Tratto da www.stampasud.it

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