Sulle strade del paese solitarie si affacciano le porte aperte delle case, e chi passa ha l'impressione di trovarsi a percorrere il corridoio delle case, anziché le strade. Dall'interno di una delle case aperte arriva la musica della radio e il parlottare delle donne. Nella giornata assolata si percorre il vicolo meno battuto, quello più nascosto, come se al ricordo mancassero questi angoli meno vistosi, non che non si sapessero, perchè anzi non v'è angolo che non sia noto, ma perchè rivedendo la strada più remota ci si rende effettivamente conto che ci appartiene.
Ritornare, si sa perchè si torna: per venirsi a guardare ciò che ha sempre fatto parte della propria storia personale: i tetti ad altezza d'uomo, i balconi bassi pieni di vasi fioriti, le volte delle porte ad arco, la loggia, la porta a vetrina, i panni stesi ad asciugare, il ricordo (passando per la sua strada) della nonna che, quando ti si rivolgeva, aveva il sapore contadino della campagna di Contillo.
Tutto il sapore del ritorno sembra che sta semplicemente nel passeggiare per le strade tra le case aperte, nella musica della radio e tra le persone che parlano il tuo dialetto.
Chi guarda, oziando sull'uscio di casa, non sa che quello che passa è della generazione di chi passava le giornate sulle strade e ci avrebbe passato anche la notte se non fosse che doveva andare a dormire. E la mattina che si svegliava non faceva in tempo a buttarsi dal letto che era già fuori di casa. Si era strada-dipendenti.
Oggi che si torna a percorrere queste strade ignorate, ma cariche di storia per chi ci ha vissuto, è come ritrovare il viso amico che ti ha visto ragazzo.
Chi torna è quello che ha lasciato le strade ma gli sono sempre appartenute, poichè a uno le strade gli appartengono perchè le ha calpestate troppe volte sotto i piedi, ci ha corso, ci ha giocato, ci si è scorticato le ginocchia, ci ha fumato la prima sigaretta. Nessuno dei residenti riuscirebbe a immaginare quanto le strade le possa sentire sue chi ne è stato lontano, quando pensava ad esse come a delle radici.
Si è così conosciuti dalle strade, sanno talmente di noi, che al nostro ritorno sappiamo che ci strappano all'anonimato delle città e ci regalano il nostro quarto d'ora di celebrità.
Chissà perchè, fino all'ultimo si è pensato per assurdo che ci fosse ancora la compagnia di una volta: la mamma dell'amico che chiamava dall'uscio, il contadino che si ritirava dalla campagna con l'asina carica di rami di salice, l'allegro vociare dei bambini.
La strada fuori mano, che si è venuta a percorrere perchè meglio ci emozionava, tutt'assieme mostra più delle altre il segno del tempo che è passato (solo le strade periferiche sanno meglio testimoniarlo). Perciò non rimangono che le vie centrali, quelle vicine alla piazza.Qui la gente e qualche amico che si incontrano basteranno a consolare della passata lontananza, perchè sappiamo cosa vogliamo quando torniamo: il piacere di rivedersi e di stare insieme. Tutti quelli che sono andati via si somigliano: appena tornano in paese, già circondati da amici anche se sono passati tanti anni, già con un pubblico che, passassero cento anni, chissà perchè rimane sempre lo stesso, e, se in periferia sono solo le strade a far compagnia al nuovo venuto, in piazza la compagnia fa riassaporare il dialetto, le espressioni, il modo bonario di rapportarsi, mentre si viene presi dalla nostalgia, come se tutto ciò fosse un “come eravamo” e non lo siamo più. Chiunque arriva dalla città viene preso da questa impressione. Aver abbandonato il paese, un po' dà l'idea di aver abbandonato l'innocenza. E chi torna – che ha acquisito la conoscenza, diventato scaltro e maturo – è divertito davanti al paese che è come un bambino.
Nessuno potrà ritenersi talmente forte da saper fare a meno di rivedere quelle strade tra le case sempre più spopolate da anni. Ci sarà sempre un momento che vorrà rivedere “come era”, e allora non ci sarà altro modo che aggirarsi tra le strade in periferia se vuole ricordare e tra quelle centrali se vorrà godersi la compagnia unica del paese natìo.