Artemisium News
09/01/2012
A COSA SERVONO I PAESI
di Mario De Capraris

I paesi come il nostro servono a dare l'impressione che sia ancora possibile un rapporto diverso con la natura, che sia ancora possibile salvare la Terra. Quando ci si arriva, si dimenticano tutte quelle diavolerie e “parolacce” di cui si è preso coscienza in città: CO2, MP10, impronta ecologica, overshoot, l'inceneritore, lo smog, 30 ettari di suolo spariti ogni giorno (considerando solo poche regioni del Nord), le discariche, i rifiuti tossici.

Arrivando in paese avviene come se ci si chiudesse la porta alle spalle e si entrasse in un altro mondo, un mondo fatto di boschi, di paesaggi a perdita d'occhio, di case che sono soggetti per pittori, di dialoghi tra paesani che sono musica per le orecchie, di odori di vegetazione, di alberi, di fiori, l'odore del forno.

Le città, che negli anni si sono via via più ingrandite, hanno visto sempre più allontanare i loro confini con la campagna – la campagna per i cittadini è una entità astratta anche antipatica di cui non si sente nessuna necessità - per cui il loro ambiente è diventato ancor più artificiale tra cemento e asfalto. Al contrario i paesi, che nel frattempo hanno visto diminuire la loro popolazione, oggi appaiono per contrasto ambienti alquanto primitivi, legati all'ambiente e ai ritmi della campagna e ai suoi prodotti. Arrivare oggi a Sant'Agata non è lo stesso di quando si arrivava, non so, negli anni Cinquanta, perchè allora il divario con la città esisteva, ma era abbastanza contenuto.

Imprevedibilmente le città, diventate sempre più popolose, si sono viste afflitte da problemi che il piccolo paese non conosce. È come se i paesi, da cui si è sempre cercato di fuggire per tanti motivi, oggi si prendessero la rivincita.

 

Un aspetto tipico dei paesi è la presenza ovviamente di poche persone. Si saluta il conoscente, il parente, l'amico, ma si tratta sempre di numeri esigui. Questo è un aspetto che un po' lascia sconcertato chi proviene dalla città della folla, della moltitudine rumorosa, del traffico che scarica gas al semaforo, dei supermercati della fila alle casse. E siccome nel paese è tutto a misura d'uomo e le nostre origini sono queste, non si puo' non rimanere che affascinati, ma subito dopo anche dubbiosi perchè ci si chiede se la pochezza di persone non potrà provocare una crisi di astinenza dalla folla. Si sa che succede anche quello che non dovrebbe succedere: cioè che ci si abitua anche alle diavolerie, perciò torneremo alla CO2, all'MP10, allo smog, all'inceneritore, eccetera, perchè è tutto una corsa e non si ha la capacità di fermarsi prima dell'orlo del precipizio.

 

 


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