Pur tra grandi difficoltà economiche, ambientali, esistenziali i giorni del calendario di quest’anno 2011 si assottigliano. Siamo di nuovo a dicembre, tempo del Natale, dell’albero, del presepe, dei regali. Le indagini di mercato e i servizi televisivi ci informano giornalmente di come gli italiani si preparano al Santo Natale, soffermandosi sull’aspetto consumistico: regali tecnologici, preparazione del cenone. Un diffuso atteggiamento culturale e sociale che riconosce l’uomo valore assoluto e unico; concezione questa in cui il Figlio di Dio, venuto tra noi, rimane una persona vaga e astratta, fuori dalla vita reale e per nulla coinvolto e interessato alla soluzione dei problemi della vita quotidiana. Si rinnova il dramma del Vangelo di San Giovanni: «venne in casa sua, ma i suoi non lo ricevettero» (Gv., 1, 11).
E’ il momento dell’analisi sociologica del Natale: festa di costume o avvenimento di salvezza? Tanti attendono nella gioia e nella speranza la venuta del Messia, costituiscono il popolo di Dio che nell’Avvento celebra, con la preghiera e l’ascolto della parola, la venuta del Bambin Gesù. Momenti d’incontro in cui si guarda con il Padre il meraviglioso progetto della vita, si organizza il piano di partecipazione al disegno di Dio, ci si lascia abitare dalla presenza divina, per riempirci della sua forza e del suo spirito: liberazione da una concezione di amore come “eros”, da una concezione materialista della vita, da una visione angusta e terrena dell’esistenza.
Rappresenta, in sintesi, il dominio responsabile nel servirsi delle realtà dei beni temporali e non esserne asserviti. Una serie di liberazioni che forse non sono apparenti e coscienti, ma sono continuamente sollecitate dalla società dei consumi, che reclamizza falsi bisogni o libertà. E’ giunto il tempo di analizzare gli elementi critici relativi a una concezione della vita di tipo produttivo e spersonalizzante, per fare emergere le esigenze che ogni uomo porta nel suo mondo interiore: gioia, festa, relazione, meditazione. Poco o nulla valgono le mode giornaliere, le imitazioni, il fare colore o avere “lo spunto”, mali di cui molti soffrono e che scambiano, spesso, come disposizione al discorso serio o al piano qualificante. Questo Santo Natale, tra i suoi doni, ci porti l’impegno come partecipazione: essere utili agli altri oltre che a se stessi. L’acquisizione di maturazioni adulte, quelle che servono per fare qualcosa, magari in maniera anonima, ma assai efficaci nel complicato processo della crescita umana!