Artemisium News
13/12/2011
STRALCI DI VITA SANTAGATESE : " IL RIENTRO " 19° E ULTIMA PUNTATA DI A. DE CAPRARIS
di Alfonso De Capraris

Conclusione. “Il rientro”.

 

Qui si conclude il mio viaggio nel passato, iniziato nel giugno del 1943 e terminato nell’autunno del 1945, durato non molto, ma vissuto con totale partecipazione e tanta gaiezza, come lo si può evincere dalla narrazione dipanatasi nelle diciotto puntate pubblicate fino ad ora.

Fine, dunque, della vacanza-sfollamento santagatese e ritorno a Foggia, ritorno, cioè, alla cruda ed amara realtà lasciataci dalla guerra, però bisognava ritornare comunque, perché impelleva il rimboccarci le maniche e pensare alla ricostruzione, morale e materiale, morale, perché si trattava di riemergere dalle ceneri, ricucire il tessuto sociale lacerato, riappropriarci di quei valori strappatici dalla violenza, tornare a vivere per sopravvivere, insomma; materiale, perché ci si trovava di fronte ad una città distrutta, offesa, vilipesa, martirizzata dai cosiddetti liberatori con i loro bombardamenti indiscriminati a tappeto (vedasi sesta puntata, capitolo quinto), che purtroppo non risparmiarono anche la nostra casa, centrata con una bomba da 500 libbre (2 quintali e 26 chilogrammi!, l’ordigno più potente sganciato dai signori della guerra sulle città europee), situazione aggravata ancor più dall’odioso corollario dell’ opera vergognosa degli sciacalli che depredavano finanche i morti.

E pensare che i miei genitori quella casa, peraltro molto grande e situata nella zona centrale della città, l’avevano acquistata con grandi sacrifici appena tre anni prima!.

Sapevamo pure, però, che con la forza di volontà e la tenacia di mia madre, mio padre non c’era più purtroppo, ce l’avremmo fatta, sia pure a costo di enormi sforzi, confidando nell’aiuto della nostra Santa protettrice, la Madonna dei Sette Veli, e non dimenticando il grande sacrificio dei 20.293 nostri concittadini che ci avevano lasciato, ai quali ancora tuttora va rivolto un riverente pensiero anche da queste pagine.

Prima di lasciarci, però, tengo a dire che anche la mia vita scolastica è legata a Sant’Agata, avendola lì iniziata con la prima elementare all’età di cinque anni con la Maestra Anna Calitro, sposata con un valente e stimato professionista, il Geom. Ciccillo Palazzo ed ottima insegnante, la quale, avendo visto in me un bambino precoce, d’accordo con mio padre, mi fece anticipare di un anno il ciclo scolastico; con lei feci anche la seconda classe.

La terza elementare ricordo di averla iniziata in una casa in Via S. Maria delle Grazie, ma dopo pochi giorni la classe venne spostata in un’altra che tuttora si trova all’incirca di fronte al ristorante “La cantina della Canonica” in Via Volpe e Nova scendendo giù da S. Nicola, prima di svoltare a destra e continuare per la piazza; la quarta classe, invece, l’ho solo incominciata a frequentare a Sant’Agata, con il M° Rosati, nell’edificio attuale sede dell’albergo “La Cisterna”, perché poi rientrammo a Foggia.

Mia sorella Giuseppina, che era più grande di me di ben undici anni, per cui mi voleva bene come a un figlio, invece, fu sorpresa dalla guerra nel momento in cui doveva conseguire il diploma magistrale, di conseguenza, chiuse le scuole a Foggia ed evacuata la città, fu costretta a completare gli studi a Lacedonia presso un Collegio di suore di ottimo livello, e che, comunque, era l’unico Istituto Magistrale funzionante in tutto il circondario.

A Lacedonia mia sorella si recava a dorso di mulo, attraversando a “Fundèna la fica” la “jumèra ca ère chiéna r’acqua”; con lei partiva anche nostra cugina Giuseppina Del Buono, la quale, per inciso, a Lacedonia conobbe il suo futuro marito, il Prof. Cenzino Franciosi, Ordinario di Scienza delle costruzioni dell’Università di Napoli, laureatosi a vent’anni e ritenuto uno dei massimi esponenti nel campo delle discipline ingegneristiche.

Nella mia città distrutta continuai la scuola (Foto n. 1) in un edificio, a cui mancavano le porte, i vetri alle finestre, finanche i banchi, per cui stavamo tutti al centro dell’aula, con in mezzo il M° Pizza, forse di origini santagatesi, il quale, vedendoci intirizziti dal freddo con i nostri miseri pantaloncini corti, ci faceva riscaldare accendendo un focherello con un foglio di carta strappato da ognuno di noi dal proprio quadernetto; quanta miseria!

Ricordo che la mattina per andare a scuola da Corso Cairoli, dove abitavo, a Piazza Cattedrale, dove si trovava la Scuola Elementare “G. Pascoli”, ci impiegavo moltissimo tempo, dovendo continuamente scalare per poi scendere da alti cumuli di macerie disseminati lungo tutto il percorso, oppure scendere nei crateri provocati dalle bombe e poi risalirne, tipo montagne russe; insomma un vero e proprio indescrivibile disastro (Foto n. 2).

Mia madre, però, corse subito ai ripari, iscrivendomi immediatamente all’Opera “Don Murialdo” della Chiesa San Michele, che, miracolo di Dio, fu risparmiata dalle bombe grazie ad una enorme croce rossa, grande quanto la Chiesa, che è per l’appunto a forma di croce, pitturata sulla sua terrazza; può darsi che dall’alto venne scambiata per un ospedale.

Quì la scuola elementare, con annessa sala cinematografica, dove ho visto uno dei miei primi film, “San Giovanni decollato” interpretato da Totò, campo di calcio, e con tutte le attività correlate, soprattutto ginnico-sportive, quali tornei di calcio di alto livello, da cui sono usciti i nomi più famosi del calcio foggiano, approdati poi alla dignità della serie “A”, quali i Buonpensiero, i Faleo, i Rinaldi, tanto per citarne alcuni, funzionava a pieno regime.

Indubbiamente i Padri Giuseppini, oltre ad inculcarmi quei valori di cui oggi si ha solo un pallido ricordo, mi seppero, altresì, impartire un’istruzione di tutto rispetto, non disdegnando anche il ricorso alle punizioni corporali, ma, come si dice: mazze e panelle fanno i figli belli, tanto più che per arrivare alla scuola media, alla fine della quinta elementare ho dovuto superare degli esami di ammissione davanti ad una commissione esterna, presieduta dal futuro Vescovo don Renato Luisi; manco si fosse trattato del conseguimento di una laurea!.

La mattina per raggiungere la scuola, dove prima di entrare in classe, si andava in Chiesa per pregare e poi in cortile per una marcetta, io fiancheggiavo l’orto del Convento di San Pasquale, dove in primavera crescevano delle lattughe freschissime; io ogni tanto ne sgraffignavo qualcuna, che poi mangiavo strada facendo e senza lavarla, in barba a tutte le malattie che mi potevo buscare al solo pensiero di chissà come quelle insalate fossero state irrorate.

Dedico questo mio racconto alla memoria dei miei cari genitori, Mamma Nunzia e Papà Gennarino, grazie ai quali io ho potuto vivere queste meravigliose esperienze, e a Sant’Agata tutta che stringo a me in un caldo abbraccio virtuale.

Con la speranza di non avere annoiato un casuale lettore di queste mie memorie, laddove per me è stato un enorme piacere riportarle alla luce, invio un cordiale saluto a tutti coloro i quali, bontà loro, avranno avuto la pazienza di leggermi, e chissà che qualcuno non abbia trovato, lo spero, l’occasione per rinverdire un qualche momento passato della propria vita. 

Fine. 

A Foggia, nell’anno 2011.

 Alfonso De Capraris. 

N. B. Le foto allegate sono tratte dal sito www.manganofoggia.it “Orgoglio foggiano” e per gentile concessione del suo curatore Dott. Alberto Mangano.


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