Devo ammettere che questo sito spesso offre degli spunti cui è difficile resistere dall'intervenire, per cui chiedo scusa re rubo un po' di spazio ad argomenti che sarebbero ben più interessanti. E non vi avrei angustiato se non fosse che mi sono imbattuto in delle frasi sorprendenti riportate in un filmato di Nardino relativo ad una processione e in uno dei consueti commenti mattutini di Magnisio. Mi spiego.
Tutti quelli che sono andati via hanno sempre saputo che dopo di loro tutto sarebbe cambiato come è giusto che avvenga in tutte le cose. Gli usi e i costumi sarebbero cambiati, la tecnologia avrebbe fatto passi da gigante e non ci sarebbero stati più, per esempio, i mietitori ma imponenti macchinari che ne avrebbero preso il posto, non ci sarebbe stata più gente che vendemmiava perchè le migliori condizioni economiche avrebbero fatto desistere dal lavoraccio di coltivarsi la vigna. D'altronde né si potrebbe mai pensare di trovare ancora l'asina legata all'anello davanti la porta di casa. Quindi è stato sempre chiaro e pacifico che andare al paese significava ritrovare non più le condizioni agricole di una volta - come era dopotutto giusto che non ci fossero -. insomma si sapeva, sebbene a malincuore, che, anche quel posto che si era lasciato, sarebbe diventato uguale a tutti gli altri posti industrializzati che si conoscono e non era possibile pensare che rimanesse cristallizzato per l'uso e consumo egoistico dei quattro “diversi” cui era capitato di emigrare. A riprova di quanto detto valeva la consuetudine quando si tornava di badare principalmente alle case e al paesaggio, perchè per il resto si era consapevoli che tutto era irrimediabilmente cambiato.
Ma è successo qualcosa che ha portato a rivedere queste convinzioni e ad arrivare alla conclusione che invece, e direi fortunatamente, tutto ciò non è vero. Non è vero che il paese è cambiato, non è vero che è uguale a tutti gli altri paesi industrializzati, non è vero che è stato ingoiato dalla globalizzazione. Come mai questa nuova convinzione? È presto detto.
1) La processione di S. Gerardo e S. Leonardo. Apre il filmato la banda con i consueti toni solenni. Chiude il filmato il suono misto delle tante campane che provengono dalle chiese, pare di capire, le più disparate. Dal suono delle campane sembra che le minuscole case siano soverchiate dalle chiese abbondanti. E fin qui tutto regolare se non fosse che a un certo punto esce la scritta “la comunità celebra 20 feste all'anno con relative processioni...”
E allora poiché questo sta a spiegare la natura oltremodo clericale del posto, senza volerlo viene alla mente che effettivamente il paese era molto clericale anche quando lo si è lasciato.
2) Il secondo aspetto l'ha messo in risalto Gino Magnisio in uno dei suoi interventi fotografici in cui ci consegna degli affreschi di un angolo di mondo di impareggiabile bellezza. Raccontava il mattino descrivendo tra l'altro ciò che sarebbe stato il contesto in cui si sarebbe trovato il paese nei gioni successivi, e cioè “.... il mosto delle nostre vigne, l'olio delle nostre terre..... l'odore forte e aspro delle olive..”
insomma ci presentava una veste contadina di un paese che credevamo non più prettamente contadino ma ormai uguale ai tanti. Ora, non che si potesse mai pensare che il paese vivesse nel terziario, ma pensarlo ancora impegnato in un'attività primaria estrattiva sembrava un poco di sminuirlo, invece ecco che si ha la conferma che è rimasto legato alle attività agricole.
E allora, come dicevo, questi due aspetti, clericale e contadino, ecco che è bastato segnalarli per far saltare agli occhi che sono le due componenti essenziali e che fanno la differenza. Inaspettatamente si è scoperto che il paese è rimasto quello che abbiamo lasciato. Quidi un ritorno sarà assolutamente un ritorno alle origini. Il paese fortunatamente saprà regalarci quelle emozioni di un ambiente che credevamente erroneamente scomparso.
Mario De Capraris