Artemisium News
17/10/2011
" CODICE E REGOLAMENTI "
di Rina Di Giorgio Cavaliere
Ci sono fatti eclatanti di cronaca nera, delitti efferati, analizzati in diretta televisiva, che si trasformano in grandi show mediatici e che fanno cronaca; ci sono, poi, le difficoltà quotidiane dei cittadini, osservanti della legge e delle regole del vivere civile, costretti a soccombere ai più forti e più raccomandati, gli innocenti travolti dal pirata della strada, le vittime del lavoro, . . . In una società complessa come quella che si sostanzia nel clima e nel respiro del nostro tempo e che la rapidità e la contraddittorietà dei processi in atto rendono di difficile lettura, è sempre più diffusa l’esigenza di acquisire strumenti di comprensione e interpretazione della realtà, oltre che di autonomo orientamento in essa. Dovremmo addentrarci nei diversi fattori sociali che determinano un comportamento deviato o criminale. L’analisi delle possibili motivazioni che possono indurre un individuo ad adottare un comportamento che viola le regole sociali potrebbe essere il bisogno di essere come gli altri (tutti imbrogliano), il vuoto d’ideali, il bisogno di affermare in termini oppositivi la propria autonomia.
      Tutte queste motivazioni costituiscono potenziali tracce di discussione da percorrere per un lavoro di chiarimento generale e societario. L’obiettivo di un lavoro siffatto dovrebbe essere quello di giungere alla conclusione che l’assumere o no un comportamento criminale dipende dalla libertà di ciascuno e dalla sua capacità, nel saper reagire ai vari condizionamenti. Le possibili cause, però, non escludono la responsabilità morale di chi non rispetta le regole della convivenza civile e preferisce la scorciatoia della delinquenza e della criminalità. I codici, come riconoscimento, promozione e tutela dei fondamentali diritti, sono espressione di valori condivisi, ma esiste il controllo sociale? Interroghiamoci, perciò, sull’esistenza di regolamenti e codici, su che cosa disciplinano e perché. Da qui, la necessità che i nostri giovani si progettino come persone e si costruiscano un’identità sociale e culturale, imparando a governare la dimensione pluralistica del loro orizzonte, attivare dinamiche relazionali e collaborative con gli altri abitanti del “villaggio globale”. Operare in una dimensione planetaria significa dilatare gli spazi sociali, connotare di specificità e parzialità i propri e gli altrui punti di vista, acquisire l’etica della cittadinanza, della partecipazione attiva e responsabile, ma soprattutto inquadrare in schemi di significatività il flusso impetuoso e imprevedibile degli eventi.
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