Artemisium News
15/09/2011
SOCIETA' CHE APPRENDE
di Rina Di Giorgio Cavaliere

E’ tempo di rientro a scuola per otto milioni di studenti;  durante le vacanze estive i media hanno attirato la loro curiosità su una quantità di fatti, anche drammatici, che andrebbero studiati e compresi. Spesso la scuola tarda a prenderne atto, senza curarsi di spiegarli o di inserirli definitivamente nei programmi come dati acquisiti di una società nuova, mentre la stampa li sfrutta purtroppo a scopo sensazionale o propagandistico. Ancor oggi le popolazioni dei paesi più poveri, dove madornale è lo sfasamento fra crescita demografica e incremento della produzione, sono colpite da carestie dovute a fattori climatici, eventi bellici, ma anche cause dipendenti dal loro modo di vivere. Ricordiamo la Somalia con la sua emergenza di profughi, malati e bambini alla ricerca di un luogo, dove essere curati e sfamati. Già nel giugno del 2008 il Papa Benedetto XVI nel messaggio alla FAO aveva denunciato lo scandalo della povertà nel mondo, affermando che non si può «rimanere insensibili agli appelli di coloro che, nei diversi continenti, non riescono a nutrirsi a sufficienza per vivere», giacché «povertà e malnutrizione non sono una mera fatalità, provocata da situazioni ambientali avverse o da disastrose calamità naturali», esortando a non far prevalere «le considerazioni di carattere esclusivamente tecnico o economico sui doveri di giustizia verso quanti soffrono la fame». 
       A tal proposito risultano esplicative le osservazioni di Piero Gheddo: «L’eccessivo incremento demografico dei paesi poveri è un falso problema: non è che in questi paesi ci siano troppi abitanti in assoluto, ma ci sono troppi abitanti in rapporto allo scarso sviluppo locale. La differenza fra i paesi sviluppati e quelli sottosviluppati è che nei primi vi è stata prima la rivoluzione industriale e poi l’esplosione demografica per l’introduzione di nuove tecniche curative che hanno fatto decrescere la mortalità e causato un aumento di popolazione. Nei secondi, invece, vi è stata solo l’introduzione dall’esterno della medicina moderna che ha rotto l’equilibrio secolare tra popolazione e produzione, senza che vi fosse nello stesso tempo un equivalente progresso dell’industria e dell’agricoltura: di qui la sfasatura nei paesi “del terzo mondo, fra produzione stagnante e demografia galoppante».
       Il problema della fame, connesso strettamente a quello demografico e del sottosviluppo, pur coinvolgendo numerosissimi Paesi, non è localizzabile con precisione e spesso rimane per noi dei paesi industrializzati solo un problema sentimentale, preoccupati per la nostra crisi economica incalzante. L’ansia del presente, la mentalità consumistica, le tentazioni dell’edonismo dominante spesso ci impediscono di riflettere sulla realtà di tante, troppe persone, non rispettate nei loro diritti fondamentali, private della possibilità di accedere persino al minimo nelle risorse necessarie alla sicurezza e alla dignità della vita. Per questo l’educazione all’uso equilibrato del nostro benessere esige l’acquisizione di comportamenti corretti, quali il rispetto, la compassione, la generosità e la solidarietà!

di Rina Di Giorgio Cavaliere

 

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