Artemisium News
06/09/2011
L'UTILITA' DELL'INUTILE
di Mario De Capraris

Ad osservare i  vetusti paesi marinari adagiati sulle coste della Penisola non si puo' fare a meno di notare quanto assomiglino in maniera impressionante ai nostri paesi dauni. Stesse case abbarbicate sulla roccia, stesse vie scoscese e anguste, stesso aspetto antico. Rispetto però ai nostri paesi, c'è una differenza che salta agli occhi in maniera molto vistosa: tutte le stradine del paese, tutti i vicoli, tutti i cunicoli più intransitabili, durante la sera inoltrata sono rischiarati a giorno, e brulicano di gente che si scarrozza entrando e uscendo dagli infiniti negozietti, ammirando le innumerevoli vetrine, con un bisogno particolare a comprare durante la vacanza. Il motivo di tanto movimento è dovuto a qualcosa che nei paesi dauni non è ancora stato scoperto né immaginato, e cioè un oggetto inutile che in genere è la riproduzione di un'attrazione del paese o di un posto caratteristico, oppure anche l'immagine del paese stesso, ma spesso è solo frutto della fantasia. Quest'oggetto è il souvenir. Riprendendo un celebre aforisma di Oscar Wilde “Niente è più necessario del superfluo”, l'inutile souvenir ha l'utilità di muovere un'economia e una massa di gente per un'intera estate e forse oltre. I negozietti, aperti in fila uno accanto all'altro; i buchetti dei pianiterra; gli anfratti scomodi ricavati nella roccia; lo sgabuzzino più minuscolo non vendono che souvenir. Quando vi si entra, negli scaffali è tutto un susseguirsi  di oggetti l'uno più inutile dell'altro. Il turista moderno si è creato una nuova necessità, quella di portare a casa la prova della vacanza e regalarla anche a chi è rimasto a casa. Certo è difficile che un'attività del genere possa attecchire nei paesi dauni considerato il loro pragmatismo che rifugge da tutto ciò che è privo di sostanza, come è pur vero che una casa piena di oggetti inutili dà un senso antipatico di spartano. Insomma la cosa inutile esercita un tale fascino, si è così rapiti nell'osservare come gli altri turisti siano inspiegabilmente interessati ai souvenir, si è così impazienti di imitare gli attempati signori stranieri all'apparenza avidi di possedere l'oggetto, che alla fine non si resiste, si compra e si torna a casa con un cesto di souvenir, i quali poi immancabilmente verrano accantonati nel garage. Lungo la strada del paese illuminata in maniera eccessiva, una vecchia sull'uscio di casa sembra uno di quegli animali notturni sorpresi dalla luce artificiale di un neon; assiste incerta allo struscio e forse si chiede cosa troverà di interessante nel suo paese quella gente che fluisce continua fino alle ore piccole. Più in là su una strada in ombra, priva di negozi e di luci e di gente, pochi anziani siedono su delle sedie impagliate e guardano straniti l'orda di turisti abbronzati che passa sciamando nella vicina via sotto i riflettori. Sembrano un gruppo di naufraghi che ha trovato un isolotto sicuro, come se fosse una conquista essere sfuggiti alle luci, alla confusione, alla folla, al consumismo.  

 

Mario De Capraris

 

 

 

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