II puntata
RACCONTO
Sempre informato su tutto ciò che accadeva sulla terraferma, il signore era a conoscenza che in quel particolare momento la Puglia era scossa da gravi disordini causati dai conflitti tra Longobardi, Bizantini e Saraceni, i quali, in guerra tra loro, avevano trovato un accordo, fondendosi. I Saraceni erano divenuti potenti nel Mediterraneo, assalendo da ogni parte il meridione e saccheggiandone le città.
Tuttavia, il signore aveva idea che quell’accordo non avrebbe avuto lunga vita perché i tre gruppi avevano mire espansionistiche completamente diverse.
Dopo aver considerato anche altre regioni, convenne che quello della Puglia fosse il territorio più idoneo per raggiungere i suoi fini; le autorità locali, distratte dal disordine che regnava nella zona, non avrebbero trovato il tempo per occuparsi dell’ultimo arrivato.
Quanto al nascondiglio per il suo bottino, lo trovò a metà strada tra il mare di Siponto e il Golfo di Napoli; qui c’era a fondo valle una grotta e intorno solo casupole di contadini – brava gente, timorata di Dio - chiese, casali e monasteri, Santa Maria e San Pietro d’Olivola e San Pietro Ursitano. Sul Monte della Croce viveva un innocuo vecchio eremita, persona che aveva abbandonato il mondo materiale per vivere in solitudine la sua spiritualità.
Il signore ormai aveva deciso, si sarebbe trasferito lì. Così una notte, lontano da occhi indiscreti, scortato da tre uomini fedelissimi, entrò nella grotta e sotterrò il suo cospicuo tesoro.
Le casse, accuratamente interrate, contenevano perle, argento, oro, smeraldi, rubini, sterline, ducati, ghinee, scudi d’oro e d’argento; e inoltre: una collana d’oro con 132 smeraldi, 245 gemme di rubini e perle, una collana d’oro di quattro pezzi, 85 gemme rosse, 155 smeraldi e 10 perle, due ruote, una d’oro raffigurante il sole e l’altra d’argento raffigurante la luna, un bracciale d’oro, uno scettro con due anelli d’oro e delle perle incastonate alle estremità, 20 scudi d’oro e 5 d’argento.
Quando il sole iniziò a fare capolino, il signore, fatta conoscenza con gli abitanti del villaggio, chiese alle maestranze locali di allestire un solido recinto da adibire ad alloggio, proprio sulla cima della montagna.
A lavoro ultimato, gli operai furono ben retribuiti e, per accattivarsi la benevolenza della gente, distribuì ai poveri viveri, spezie ed indumenti.
A chi gli domandava come mai un uomo di alto rango avesse deciso di insediarsi in un luogo di montagna, il signore rispondeva che lo faceva per far respirare aria sana ai suoi familiari; in realtà gli uomini anziani erano lì per sorvegliare il tesoro nascosto nella grotta, mentre le donne e i bambini, figli dei suoi fedelissimi, erano lì per socializzare e creare le condizioni per il reinserimento del gruppo nel tessuto sociale.
Tutta la popolazione locale simpatizzò con quel singolare uomo, aiutandolo e provvedendo anche alle sue necessità materiali, ospitandolo volentieri e comprando le sue merci a buon mercato. Chi acquistava da lui non si poneva alcun problema circa la provenienza della mercanzia.
Al popolo il signore appariva come un benefattore perché la gente vedeva in lui la fonte gradita di derrate alimentari e tessuti preziosi a prezzi ridotti. Tutto sommato anche lui si trovava bene ed era sempre più convinto che la scelta fatta fosse veramente quella giusta.
Tuttavia, doveva ancora vendere la sua barca ancorata nel Golfo di Napoli e così, lasciate le donne e i bambini, con i suoi uomini ritornò da dove era arrivato.
Nelle vicinanze della sua imbarcazione era ancorata una nave carica di tessuti preziosi. Fu incapace di resistere alla tentazione di far sua una così ricca preda e disse a se stesso: “Questa è proprio un’ottima occasione per chiudere in bellezza la mia avventura”.
L’impresa, però, difficile da realizzare, necessitava di uomini capaci.
E così, per raggiungere lo scopo, strinse un patto d’azione con un predone del mare conosciuto la sera precedente in osteria, anche lui in porto con la sua nave per i rifornimenti.
L’arrembaggio sarebbe avvenuto la sera successiva. E così, mentre i marinai erano scesi a terra per andare a divertirsi nei locali di malaffare, il signore e il suo alleato, fiancheggiati da un gruppo di ardimentosi, attaccarono la nave e si impadronirono del prezioso carico. L’equipaggio della nave rimasto a bordo per custodire il carico, terrorizzato da tanta ferocia, non oppose resistenza alcuna.
A cose fatte però, il signore da vero pirata si diede alla fuga con la sua nave spalleggiato dai suoi predatori, ingaggiati per l’occasione, senza dividere il bottino con l’alleato.
La fuga fu decisamente dura, ma alla fine riuscì a far perdere le sue tracce, conoscendo a menadito tutte le insenature e rientranze di quella zona del Mediterraneo, favorito anche dal vento impetuoso, dal mare grosso e dalla nave decisamente più veloce rispetto a quella del suo ex alleato.
Tuttavia, dopo tanti giorni per mare, l’equipaggio era stremato e le provviste di acqua e cibo esaurite. Bisognava fermarsi, ma dove?
Vicino vi era una piccola isola deserta; decise che quello sarebbe stato un luogo ideale per rifocillarsi e buttò nella rada l’ancora.
Innanzitutto decise che sarebbe stato prudente mettere al sicuro sulla terraferma tutto quanto di prezioso ci potesse essere sulla nave all’interno di una caverna in cui tartarughe, ragni, scorpioni e topi la facevano da padroni.
Successivamente si distese a terra per riposare; i suoi acciacchi iniziavano a farsi sentire e, pertanto, non fu difficile per lui prendere sonno.
Improvvisamente, venne svegliato da un gran rumore. Balzò fuori dalla caverna e fece difficoltà a credere a quanto stava vedendo.
La nave, sulla quale erano rimasti alcuni suoi uomini, era stata travolta da una bufera di vento e fatta letteralmente a pezzi dalla violenza delle acque del mare in tempesta.
Il giorno successivo, il signore fece la conta dei sopravvissuti: dei quarantotto a bordo, solo quindici erano salvi.
La situazione era drammatica, e questo il vecchio pirata lo sapeva bene; ciononostante, anche per dare forza ai suoi uomini, costruì in gran fretta una zattera con la quale, sfidando le avverse condizioni atmosferiche, tentò di riprendere il largo.
Il vento, però, troppo impetuoso, mandò presto in frantumi la chiatta, costringendo gli uomini a ritornare sull’isola.
Il vento continuò a soffiare con forza per tre giorni e le speranze di trovare soluzioni alternative per lasciare quel luogo si affievolivano col passare del tempo. Allo spuntare del quarto giorno, la sentinella avvistò qualcosa e gridò: “Vela in mare, una vela all’orizzonte!”
Tutti, all’udire quella esclamazione, si portarono sulla spiaggia a scrutare l’orizzonte, non scorgendovi nulla; era palese che la sentinella, ormai stremata, aveva avuto un miraggio.
Per il quinto giorno il vento soffiò ancora più forte degli altri quattro.
Il signore iniziò a pensare al peggio, quando il sesto giorno finalmente spuntò il sole e il mare ritornò ad essere calmo. Tuttavia, nessuno si vedeva all’orizzonte e, tra l’altro, la situazione era veramente critica: niente viveri, niente imbarcazioni; insomma, nessuna via d’uscita.