Artemisium News
29/06/2011
INTERNET MILITARE
di Gerardo Antonio Cavaliere
Siamo in piena era di riarmo digitale. Le più grandi potenze mondiali (ma non solo) hanno sviluppato piani segreti per attacco e difesa cibernetiche.

    Superata l'era della guerra fredda, ora le attività belliche sono passate nelle mani di coloro che battono sulle tastiere di un computer. In 36 Paesi sono iniziate le attività di riarmo digitale, ovvero la realizzazione di strategie militari per l'attacco e la difesa su Internet.
     Con la diffusione ormai capillare dell'accesso alla Rete, si fa presto a comprendere la corsa alla c.d. “militarizzazione dell'Internet”. Una Rete fatta di interconnessioni fra persone e fra agenzie governative si espande freneticamente fra le maglie della quotidianità; ogni secondo si sfiorano esigenze civili e militari di comunicazione, che transitano in Internet. E' facile che le autostrade dell'informazione telematica, dunque, diventino terreno per piantare mine cibernetiche e distruggere obiettivi sensibili di vecchi o nuovi nemici.
    Secondo il colonnello Ilmar Tamm, a capo del centro di ricerca per la difesa cibernetica dell'esercito estone, i 36 Paesi interessati al riarmo digitale non solo sono quelli più prevedibili (Russia, Cina, Stati Uniti d'America, ecc.). Ve ne sono tanti altri, molto più piccoli e impensabili. La spesa che gira attorno a questi interventi di militarizzazione dell'Internet si ipotizza raggiungere la cifra di 12,5 miliardi di dollari, secondo quanto riferisce un rapporto di AsdMedia.

Attacchi civili e militari
Sono noti a tutti i recenti attacchi informatici a danno di Sony PlayStation Network e Qriocity, in cui sono stati saccheggiati 12700 numeri di carte di credito, oltre alle credenziali di accesso della gran parte di utenti dei network colpiti. Questi sono solo alcuni attacchi, fra i più recenti e i più distruttivi, non tanto per il danno immediato (perdita di dati, impossibilità di accesso ai siti web, ecc.), quanto per le gravi complicazioni non direttamente percepibili per un'azienda (perdita di immagine, sfiducia dei consumatori, riassetto strutturale-informatico, ecc.).
     Gli attacchi cibernetici di tipo militare, però, sono molto più temibili e distruttivi. Si ricordi a titolo di esempio che vale per tutti, il caso di Stuxnet. Worm per computer con sistema operativo Windows, scoperto a luglio 2010, i cui effetti si sono sentiti dopo qualche mese con un migliaio di centrifughe (di impianti nucleari) distrutte in Iran. Il malware, infatti, si era annidato (non si sa come) all'interno dei meandri dei sistemi informatici iraniani, per poi scatenarsi dopo qualche mese. Cosa succederebbe se venissero realizzati malware per attaccare impianti militari di altre superpotenze?

La Rete di difesa diventa attacco
Per una strana legge del contrappasso, dunque, Internet è diventato uno strumento di attacco. Quella che era stata concepita come struttura di difesa, immune da interruzioni, poiché basata su una decentralizzazione strutturale, si può trasformare come uno dei più formidabili e complicati mezzi militari distruttivi mai concepiti prima. I vertici governativi e militari di tutti i più importanti Paesi probabilmente se ne sono accorti molto tempo fa. E noi che pensiamo che Internet sia soltanto un futile social network di chiacchiere...

Gerardo Antonio Cavaliere ga.cavaliere@studiocelentano.it

Tratto da www.stampasud.it 

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