Antico il culto verso S. Giovanni a Sant’Agata di Puglia, ed una chiesa dedicata al Santo era ove ora è la Fontana di S. Giovanni. La chiesa era dotata di romitorio e possedeva molti beni. Una statua del santo era nella chiesa di S. Carlo, deposta poi in quella della SS.ma Trinità e nella cappella di S. Rocco.
A S. Giovanni, al legame tra lui e Gesù (erano cugini), s’ispira il rapporto di comparatico, lu sangiuanne (padrini e madrini di battesimo, cresima, e matrimonio), considerato quasi rapporto di parentela. Un rapporto tanto forte da fare assegnare al bambino al momento del battesimo il nome del padrino o della madrina se non come primo, molto spesso come secondo nome.
La notte di S. Giovanni, tra il 23 ed il 24 giugno, anche a Sant’Agata era considerata una notte magica.
Ragazzi e giovani affidavano le loro speranze ed i loro sogni al fiore di cardo (lu cardone re sangiuanne), che a frotte andavano a raccogliere nei campi. Il fiore doveva avere una bella corolla; se ne bruciavano i petali la sera del 23 e si nascondeva in un posto segreto della casa. Se durante la notte i petali rispuntavano, l’indomani mattina i ragazzi avevano la certezza della promozione scolastica, i giovani dell’amore della propria fanciulla.
Le fanciulle, a loro volta, versavano in un bicchiere pieno d’acqua del bronzo fuso o l’albume di un uovo. Accompagnavano l’operazione con la preghiera:
Sangiuanne Battista,
frete cucine a Gesù Criste,
per la tua santità
rimme a chi m’aggia piglià.
Dalle forme che ne venivano fuori, e su cui si chiedeva il parere di parenti, di amiche, anche del vicinato, l’indomani esse diagnosticavano il mestiere del futuro marito, quindi l’avvenire. Liberissima l’interpretazione: chi vedeva una zappa, chi la penna, chi il bastimento, chi la pialla…Quindi un contadino, un uomo di legge, un viaggio per raggiungere il proprio amato già in America, un falegname era nel futuro della giovane.
Sogni e speranze di una bellissima notte dell’incipiente estate!
Dora Donofrio Del Vecchio