Artemisium News
13/06/2011
CASTORE E POLLUCE
di Rina Di Giorgio Cavaliere
Sorridiamo, in maniera quasi spontanea, quando per strada o in un parco vediamo due gemelli nei loro passeggini. Ci incuriosisce e dedichiamo la nostra attenzione ai bambini, ai loro giochi, alla scoperta e alla comunicazione dell’altro da sé. Sotto quest’aspetto sono più fortunati di molti altri spesso soli perché figli unici, chiusi in una casa-fortezza, senza uno spazio proprio o un coetaneo con cui giocare. Come ha detto una bambina di cinque anni in un’intervista: «Per essere felici bisogna essere in due o in tre». Una volta non c’erano spazi speciali per i bambini; gli spazi del gioco erano quelli che non servivano agli adulti e che essi “lasciavano” ai bambini. Oggi questi spazi sono scomparsi, la speculazione edilizia ha azzerato la generosità degli adulti. Non solo gli spazi sono intensivamente utilizzati, ma sono stati inventati addirittura quelli polivalenti. Dobbiamo pensare a un futuro diverso nel quale le città provino a ritrovare la loro natura di luoghi d’incontro e di scambio, permettendo a tutti, anche ai bambini di uscire, passeggiare e giocare.
        Gli antichi miti parlano spesso di gemelli: Giacobbe ed Esaù, Zeta e Anfione, fondatori di Tebe, i Dioscuri Castore e Polluce e infine Romolo e Remo. Nella leggenda i gemelli rappresentano la dualità, spesso completezza e forza, contrasto e conflitto. L’equivoco, il gioco delle parti accompagnano la gemellarità nella vita e nell’arte da tempo immemorabile. Incarnano quella dualità che coesiste in ciascuno di noi: il maschile e il femminile, il buono e il cattivo, la vita e la morte, la razionalità e l’irrazionalità. Si narra che in origine regnasse il Caos, unità e totalità dell’essere, mescolanza di tutte le cose; il cielo e la terra erano fusi in una sacra e perfetta unione. Nella cultura cinese si narra che il Caos si ruppe e gli elementi più puri e leggeri formarono il cielo (Yang), mentre quelli più pesanti la terra (Ying). Niente, però, è completamente uno o l’altro: l’uomo è Yang, la donna Ying. Platone scrive che in principio gli uomini erano doppi; possedevano due teste, quattro gambe, due sessi e ciò conferiva loro grande forza e ambizione. Osarono sfidare Zeus che li tagliò in due e da allora ognuno è alla ricerca della propria metà.
         Ogni società considera la gemellarità in maniera diversa; per alcune è segno positivo di fecondità, per altre presagio di calamità, come in alcuni paesi africani. La scienza si è sempre interessata al fenomeno; negli Stati Uniti, nei Paesi Scandinavi, in Inghilterra esistono registri che raccolgono coppie di gemelli per studi longitudinali sistematici. In Itali l’Istituto di Genetica medica e Gemellologia “Gregorio Mendel” è legato al nome dello studioso Luigi Gedda. Il primo a studiare il fenomeno è stato Francis Galton, parente di Darwin, che nel 1875 pubblicò il famoso articolo “The history of twins as a criterion of the relative powers of nature and culture” (La storia dei gemelli come criterio dei poteri relativi alla natura e alla cultura).
        Lo studio fu continuato da Gessel, mentre quelli più recenti sono stati condotti da Luigi Gedda e René Zazzo. Quest’ultimo ha scritto, inoltre, sull’educazione dei gemelli in famiglia e a scuola, perché essere tanto simili nell’aspetto e avere uguale patrimonio genetico, non significa essere una copia dell’altro. Solo le esperienze e i vissuti individuali, giorno dopo giorno, costituiscono la storia personale, sempre diversa e unica, di ognuno di noi!
Rina Di Giorgio Cavaliere
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