01/05/2011
1 MAGGIO. BUONA FESTA DEI LAVORATORI!
Oggi nella basilica di San Pietro a Roma anche la beatificazione di Giovanni Paolo II
di Samantha Berardino

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Comincia così il primo articolo della Costituzione italiana, che ci viene naturale ricordare proprio in quest’anno in cui festeggiamo il 150° anniversario dell’unità d’Italia.
Morti bianche, lavoro precario, il tasso di disoccupazione che sale eppure i lavoratori festeggiano, e devono farlo, l’impegno investito e i traguardi raggiunti in campo economico e sociale.
Celebrata in molti Stati del mondo, la festa dei lavoratori è stata istituita in Italia nel 1891 (soppressa nel 1925 e reintrodotta nel 1945, alla fine del ventennio fascista).
Nel 1947 però la ricorrenza venne funestata dalla strage di Portella della Ginestra, in provincia di Palermo, in cui la banda di Salvatore Giuliano sparò raffiche di mitra su una folla di circa duemila lavoratori che si riunirono in quella vallata per manifestare contro il latifondismo imperante. Secondo le fonti ufficiali ci furono undici morti (tra cui due bambini) e ventisette feriti.
Per ricordare le conquiste, ma anche le vittime della storia operaia, dal 1990 i tre principali sinadacati organizzano ogni anno a Roma un concerto gratuito a cui partecipano centinaia di migliaia di persone. Condotto quest’anno da Neri Marcorè, lo show sul palco di piazza San Giovanni ospiterà Ennio Morricone, Lucio Dalla e Francesco De Gregori, Caparezza, Asacanio Celestini e molti altri e avrà ovviamente come leitmotiv i 150 anni dell’unità: ʻLa storia siamo noi. La storia, la patria, il lavoroʼ.
Le battaglie per conquistare diritti sono state molte (prima fra tutte l’orario di lavoro quotidiano, fissato a 8 ore) ma non finiscono qui. C’è ancora molto da fare in tema di sicurezza sul lavoro, occupazione dei giovani, precariato selvaggio, lavoro di ricerca nelle Università, pensioni, nuove povertà, licenziamenti di padri di famiglia che ad un certo punto diventano ʻinutiliʼ in un mercato del lavoro distorto e malato e molte altre questioni che provocano una sempre maggiore indeterminatezza del futuro, oltre che una vera disarmante paura ad affrontare quella che è ormai l’incognita del lavoro nella nostra vita.
Oggi però è anche il giorno della beatificazione di Papa Wojtyla. Questa mattina c’era circa un milione di persone in piazza San Pietro per la cerimonia ufficiale presieduta da Benedetto XVI.
Alla salma, traslata dalle Grotte vaticane nella basilica, è stato reso omaggio dai cardinali, dalle istituzioni ecclesiastiche e laiche dello Stato e da milioni di pellegrini giunti da tutto il mondo per onorare un Papa che nel mondo ha camminato, ha viaggiato e per il mondo ha fatto tanto, anche dal punto di vista della ricerca della pace e del dialogo tra i popoli, in un momento storico delicato di transizione dal secolo breve al nuovo millennio.
"Una roccia, nonostante la sofferenza": sono queste le parole con cui papa Ratzinger ha ricordato Giovanni Paolo II e inevitabilmente, destando anche molte lacrime tra i fedeli presenti stamane, il ricordo vola agli ultimi tempi della sua vita in cui, stanco e malato, continuava a infondere forza ai giovani, prima di lasciare la vita terrena il 2 aprile 2005.
Accompagnati dalla buona novella di Giovanni Paolo II, buon primo maggio a tutti, quindi, religiosi e non, a chi lavora veramente, a chi non può più farlo e a chi non può ancora...