21/03/2011
NON VI E' CHE UNA SOLA ITALIA
di Rina Di Giorgio Cavaliere

“Dovunque vi troviate, in seno a qualunque popolo le circostanze vi caccino, combattete per la libertà di quel popolo, se il momento lo esige; ma combattete come Italiani, così che il sangue che verserete frutti onore e amore, non solamente a voi, ma alla vostra Patria . . . La Patria è una, invincibile. La Patria è la terra dove dormono i vostri parenti, è la casa che Dio v’ha dato perché ivi, operando e perfezionandovi, vi prepariate a salire a Lui; è il vostro nome, la vostra gloria, il vostro segno tra i popoli. La Patria non è un territorio; il territorio non è che la base. La Patria è l’idea che sorge su quello; è il pensiero d’amore, il senso di comunione che stringe in uno tutti i figli di quel territorio. Non vi sono cinque Italie, quattro Italie, tre Italie. Non vi è che una sola Italia”. Così scriveva G. Mazzini nel passo tratto da “I doveri dell’uomo”. Per comprendere l’importanza dell’idea di nazione nell’800, il pensiero di Mazzini va collegato con quanto aveva in precedenza scritto A. Manzoni: «una d’armi, di lingua, d’altare/di memorie, di sangue, di cor».
Il valore ideale e morale del pensiero mazziniano, l’apporto che egli diede al processo del Risorgimento è in massima parte legato al concetto di nazione. Pensiero dinamico, giacché la nazione è il popolo inteso non come pura e semplice moltitudine, ma perché comunità cosciente del proprio fine, che è quello nazionale ispirato da Dio; concetto contenuto anche nel nostro inno nazionale, come è stato più volte ricordato in occasione del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia. Le parole del giovane intellettuale Goffredo Mameli, morto ventiduenne per difendere la seconda Repubblica romana, trovarono la giusta melodia nella musica di Michele Novaro. " Fratelli d'Italia " fu composto nel 1847 alla vigilia della rivoluzione del ’48, precede i fatti storici che portarono alla proclamazione del regno d’Italia nel 1861 e a una delle pagine più belle e gloriose nella storia del nostro Risorgimento: l’impresa dei Mille. Il canto piacque per il suo valore patriottico, poetico e musicale; inoltre, entrambi gli autori erano genovesi e mazziniani, cioè di fede repubblicana.
Quando nel 1946 fu scelto provvisoriamente l’inno nazionale, l’alternativa era “La canzone del Piave” che, con la sua aria melodica e marziale a un tempo, costituiva la sintesi di un sentimento, quello della patria, che abbracciava tutto un popolo. I canti, di solito scritti anonimi, esprimevano la condanna della vita di trincea dei ragazzi del ’99, il desiderio di un ritorno agli affetti familiari. Quali erano gli scopi e le funzioni di queste canzoni popolari? Innanzitutto il desiderio di evadere dalla realtà violenta nella quale erano costretti a vivere, consolidare le esperienze vissute, impossessarsi delle proprie identità attraverso la musica, per rientrare nel quotidiano e nella normalità. Questa canzone, testo e musica nati lontani dal fronte, entrata subito nell’immaginario vicino e lontano dal fronte, ricorda la prima guerra mondiale, la battaglia di Caporetto (11.000 morti; 265.000 prigionieri; 55.000 disertori), preludio alle battaglie del Piave. Rivela un forte richiamo al sentimento nazionale, dopo la sconfitta di Caporetto, che vede nel nuovo fronte sul Piave non tanto una linea di demarcazione da difendere con un esercito, ma i propri affetti: la casa, la famiglia . . .
di Rina Di Giorgio Cavaliere