Artemisium News
01/03/2011
IL FILO DELLA MEMORIA : LE CONFRATERNITE DI SANT'AGATA DI PUGLIA
di Dora Donofrio Del Vecchio

A Sant’Agata, dal ‘500 all’800 sono state istituite undici confraternite, con questa scansione temporale:nel ‘500 erano attivi 6 sodalizi intitolati rispettivamente alla Vergine Annunziata, a S. Antonio di Padova, al SS.mo Rosario, allo Spirito Santo, al SS.mo Sacramento, alla Buona morte o S. Maria della Misericordia;nel ’600 si ricompose la fraternità del SS.mo Rosario che si trasferì in S. Nicola, fondendosi con quella della Misericordia; nel ‘700 si istituì la confraternita del Carmine;nell’800 la confraternita della SS.ma Annunziata prese il titolo di Immacolata Concezione. Si costituirono le fraternità della Madonna delle Grazie (1851), di S. Michele Arcangelo e SS.mo Sacramento (1878); dell’Aiuto (1886). Dal ceppo del sodalizio di S. Antonio di Padova nel 1881 si organizzò il Terz’Ordine francescano.nel ‘900 la confraternita del SS.mo Rosario e Buona Morte si intitolò del SS.mo Rosario e Gesù Morto.Di questi sodalizi, sette risultano intitolati alla Vergine negli attributi di Annunziata, Immacolata, del Rosario, della Misericordia, del Carmelo, dell’Aiuto, delle Grazie. Ciò conferma la prevalenza del culto mariano, non disgiunto da quello dei Morti, qual è quello della Madonna della Misericordia e del Carmelo.

Nel 2010 si è costituita la confraternita di S. Rocco.

Dora Donofrio Del Vecchio 

  • La confraternita dell’Annunziata di Sant’Agata di Puglia

Si istituì nella chiesa omonima e sotto il patrocinio dei Francescani conventuali, presenti a Sant’Agata dal 1443. E’ forse la più antica delle confraternite santagatesi, e può ritenersi di ascendenza tardo-medievale, a addetta alla cura di poveri ed ammalati dell’ospedale locale. M’induce ad avanzare questa ipotesi la presenza di confraternite omonime e con lo stesso compito in altre località, come Padula e Diano all’inizio del ‘400. Dalla Cronaca del convento sappiamo che con le altre confraternite di patronato francescano, SS.mo Rosario e S. Antonio di Padova di cui diremo, durante la peste del 1656 quella dell’Annunziata contribuì a contenere i danni del contagio, curando gli appestati nel convento che fu trasformato in lazzaretto. Alla SS.ma Annunziata era dedicato l’altare maggiore della chiesa, rifatto in pietra locale del Calaggio nel 1751, e benedetto del vescovo di Bovino, beato Antonio Lucci. Lo sovrastava un dipinto raffigurante la Vergine Annunziata, dipinto che al momento della soppressione dell’Ordine francescano (1809) fu valutato ducati 12. A destra era la statua di S. Chiara, a sinistra quella di S. Francesco d’Assisi. All’altare con Breve di papa Benedetto XIV fu concesso il privilegio quotidiano perpetuo e libero per le anime dei defunti, il 4 ottobre 1751, e lo stesso altare fu insignito dal Ministro generale dell’Ordine l’11 gennaio 1753. La Vergine Annunziata è raffigurata anche nello stemma in pietra (1741) che sovrasta l’architrave del portale d’ingresso della chiesa ed in un prezioso pannello di legno di noce, forse del XVII secolo. La fraternità non è menzionata nei verbali di soppressione del 1809, quindi all’epoca era già estinta. Di essa non si è rinvenuto lo Statuto.

Dora Donofrio Del Vecchio 

  • La confraternita della Vergine Immacolata Concezione di Sant’Agata di Puglia

Sull’antico ceppo della fraternità della Vergine Annunziata, sorse la confraternita dell’Immacolata Concezione, e per lungo tempo si disse indifferentemente dell’Annunziata e dell’Immacolata. Ov’era il dipinto dell’Annunciazione si costruì una nicchia per collocare la statua dell’Immacolata, dichiarata particolare protettrice dell’Ordine francescano dal Capitolo di Toledo del 1854, ed alla stessa Vergine venne dedicato l’altare maggiore. Secondo lo storico locale L. Agnelli, la sostituzione avvenne dopo l’attentato di Agesilao Milano dell’8 dicembre 1856 contro Ferdinando II, re delle Due Sicilie, salvo perché, secondo il popolo, fu protetto dalla Vergine Immacolata.La confraternita aveva un suo statuto per il quale ottenne il regio assenso da Ferdinando IV di Borbone il 4 giugno del 1800, e l’approvazione del vescovo di Bovino, mons. Salvator M. Bressi, il 13 novembre 1886 Scritto dal regio notaio Carlo Zefilippo di Sant’Agata, si compone di 8 paragrafi, e dei 29 confratelli firmatari 14 firmano con il segno di croce.L’abito dei confratelli dell’Immacolata era costituito da saio bianco con la “cocolla” bianca, cingolo celeste, mozzetta color latte con piccolo cappuccio, tracolla color latte con l’immagine dell’Immacolata dalla parte sinistra tenuta da fettuccia celeste con grande fiocco che “unisce al fianco destro”, scarpe bianche e cappello bianco pendente sulla spalla.La fraternità dell’Immacolata non era possidente, e lo conferma una relazione del priore Giuseppe Cavaliere del 1929, quando era sostenuta da quella di S Antonio. Nel 1939 contava 19 confratelli e 75 consociati.Con quella di S. Antonio, ha avuto sempre cura della chiesa dell’Annunziata dopo la soppressione dell’Ordine francescano. Grande prestigio le conferì la scelta di detta chiesa come sede per il giubileo del 1824, indetto da papa Leone XII.Nel 1828 con il consenso dell’Intendente di Capitanata, il priore nominò eremita tale Francesco Zannella, con lo scopo di tenerla decorosamente aperta al culto. Ma quando lo Zannella passò all’eremo della Vergine dell’Arco, nel 1830, il priore G. Malgieri, d’accordo con il sindaco Francesco Paolo Vinciguerra, segnalò un altro eremita, Luigi Scapicchio, che l’Intendente non autorizzò, non essendo quella dell’Annunziata chiesa rurale. Nonostante tutto, per il volere e per la fede del popolo, la chiesa è stata sempre officiata, retta dai sacerdoti secolari don Raffaele Anzano, don Francesco Lavilla, don Francesco Mariconda, don Nicola Mavilia, don Francesco Paolo Mazzeo, don Francesco Fredella, don Luigi Locurcio, don Remigio Cela, con i quali i confratelli hanno attivamente collaborato.A questa confraternita, come a quella di S. Antonio, va anche il merito di aver provveduto alla sua ricostruzione dopo i crolli per la frana del 1903 ed il terremoto del 1930, di averla dotata di campane e suppellettili sacre, di aver conservato le pratiche devozionali accese dalla famiglia francescana a vantaggio non solo del rione dell’Annunziata, nato e cresciuto intorno alla famiglia francescana, ma dell’intero paese. 

Dora Donofrio Del Vecchio

 

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