Il 20 agosto 1810, la Suprema Commissione Feudale emanava la sentenza conclusiva della causa tra il Comune di Accadia e l'ex feudatario, duca Carlo Venato Dentice.Si recava di persona ad Accadia, il 30 gennaio 1811, il regio Commissario Felice Miletti che, alla presenza dei testimoni A. Vassalli, S. Maselli, A. Turchiarelli, dell'agente e gestore del negozio G. Scoppa, dava lettura e copia della sentenza. Presenti i periti di parte A. Lepore e P. Borriello, si passava alla definizione dei nuovi confini territoriali. Si rividero quelli con Sant’Agata di Puglia e furono posti due termini lapidei con le lettere C.A. (Comune Accadia) e A. (Accadia).Così, d'un colpo, i Santagatesi si vedono defraudati di oltre 170 versure di Difesa. E... defraudati proprio dagli Accadiesi! Ma ad Accadia non si doveva cedere un sol passo di terra. In sostanza, si doveva ignorare la decisione della Commissione e far giustizia da sé. Nottetempo si sarebbe effettuato un vero e proprio blitz, gettando all'aria i termini e riappropriandosi della terra con la forza, visto che con le buone (si cercò invano di avviare una causa per la restituzione) non era possibile riaverla. E monocorde era il parere del popolo santagatese: la terra doveva ritornare a Sant’Agata.Nei preparativi dell'ardua impresa, svoltisi nel massimo riserbo per alcuni mesi, nulla fu affidato al caso ed all’improvvisazione. Si cercarono e ci si munì di armi ed attrezzi atti eseguire l'occupazione: schioppi. accette, ronche, zappe, zappotti, picconi. Capannelli di gente si spostavano dalla piazza del paese a S. Rocco, donde si teneva d'occhio la terra da riprendersi, ch’era proprio ad un tiro di schioppo. Nei giorni precedenti l’assalto gli incontri si tcnevano soprattutto di notte, protetti da un fitto velo di circospezione e prudenza, tanto fitto che nulla giunse alle orecchie degli Accadiesi, i quali già provvedevano a spartirsi la terra.La sera del 26 maggio 1811, davanti alla chiesa di S. Rocco il gran raduno alle ore 21,30. Alle 22.00 la partenza. Una colonna composta da legionari, operai, braccianti, contadini, risoluti, armati di tutto punto, guidata da Marciano Di Miscio (alias Ciacione), sergente della Guardia civica, mosse alla riconquista della Difesa delle Coste. Erano in tanti ma a noi sono giunti solo questi nominativi: Andrea Rinaldi, Gerardo Iacullo (alias Pignataro), Francesco Grippa, Giovanni Locurcio (alias Citrulo), Pasquale Bergantino, Angelo Michele Cipriani, Nicola Noviello (alias Mangiasemola), Salvatore Zingariello (alias Scricco Stracciabisaccia), Nicola Schiavone, Marciano Barrasso, Ferdinando Perrone, Pasquale Marano, Luigi Zuppelli, Nicola Antonio Manna, Gregorio Zenga, Agostino Iuspa, Domenico Bianco (alias lo Caputo), Michele Antonio Iannuzzi (fabbricatore), Francesco Mocciola, Pasquale Ferrariello, Domenico Morese, Domenico Acquarolo, Muzio Carrillo, Nicola La Torre, Lorenzo Giordano, Antonio Chinni. Tutto si svolse come programmato: i termini furono divelti, ridotti in frantumi e gettati nella via pubblica; furono recisi degli alberi e fu fatta legna, in segno di ripreso possesso. Spari di felicità e grida di allegrezza giunsero a S. Agata, ove da S. Rocco e dal castello si seguivano le fasi dell'impresa. Portata a termine la missione, soddisfatti, alle prime luci dell'alba i santagatesi erano già nelle loro case. Ma agli accadiesi le stesse luci misero in evidenza il…misfatto. Sconvolto, il sindaco di Accadia, G. Scoppa, la mattina stessa del 27 maggio, scrisse al giudice di pace del distretto di Villanova chiedendo giustizia. Contro i santagatesi autori del reato si dà così via al processo celebrato dalla Gran Corte Criminale di Lucera ed inserito in quelli del Brigantaggio. Il processo si concluse nel maggio del 1813. Tutti furono assolti. I santagatesi persero, nella ridefinizione dei confini territoriali con altri paesi confinanti, in tutto 8298 versure pugliesi, in un momento di notevole incremento demografico, di grande bisogno di terra, di forti tensioni sociali, da cui era già nato il brigantaggio.
Dora Donofrio Del Vecchio