È stato presentato in anteprima nella serata di venerdì 28 gennaio, al Goethe Institut di Roma, il documentario di Alessandro Melazzini “Monaco, Italia. Storie di arrivi in Germania”, iniziativa realizzata nell’ambito degli eventi legati al progetto “Va bene?! La Germania in italiano” orientato a favorire la reciproca conoscenza dei due Paesi e a contrastare i pregiudizi legati all’immigrazione. Il documentario raccoglie storie di connazionali emigrati a Monaco e dintorni: dai coniugi che hanno lasciato Catania molti anni fa per lavorare e metter su famiglia ai giovani che hanno scommesso sul sistema universitario tedesco, da chi ha scelto di trasferirsi al seguito del marito al militare giunto per ragioni di servizio, dal sacerdote impegnato nelle missioni cattoliche all’estero sino alle seconde generazioni nate in loco, ormai perfettamente integrate, che però non dimenticano tradizioni e terra di origine. Vicende narrate dalla voce dei diretti protagonisti che ripercorrono il momento, spesso traumatico, specie per lo scoglio linguistico, dell’arrivo, sino al giorno d’oggi, fornendo un bilancio complessivamente positivo dell’emigrazione italiana in Germania.Tra gli intervistati anche Claudio Cumani, astrofisico trasferitosi per ragioni professionali, oggi presidente del Comites di Monaco, intervenuto nel corso della serata al dibattito che ha seguito la proiezione, moderato dai giornalisti Milvia Spadi e Roman Arens. “Non ho scelto le storie proposte per il loro esito positivo – precisa Melazzini, rispondendo agli interrogativi del pubblico sull’effettiva situazione dell’integrazione italiana al di là delle Alpi. – Lo spaccato che è emerso è un’immagine genuina. Ho ripreso alcune persone che ho sentito avessero delle cose da dire e queste, lasciate libere di raccontarsi. Hanno concluso tutte che, nonostante le difficoltà, erano felici del loro percorso migratorio tanto da non desiderare un rientro definitivo in Italia”. C’è chi tra il pubblico ha ricordato come gli italiani oggi vengano considerati un esempio di integrazione riuscita in Germania e come le loro storie negli ultimi anni non riflettano più quel senso di isolamento dal contesto locale evidente specie negli anni successivi agli accordi per l’assunzione di manodopera. Ma il percorso, dal binario 11 della stazione centrale di Monaco, nel passato luogo di ritrovo tra connazionali anche quando non vi erano treni da prendere o aspettare, ad oggi, non è stato così semplice. “L’equilibrio tra due identità e due Paesi è sempre dinamico, non è mai raggiunto una volta per tutte, stabilmente“ segnala Cumani, che precisa come oggi sia ancora fortemente preoccupante e non risolta la questione del sistema scolastico tedesco, che penalizza l’integrazione dei bambini nati da genitori con un passato migratorio alle spalle, specie italiani. “Il sistema bavarese, in particolare, è strutturato in un modo tale per cui se il bambino ha la possibilità di avere una famiglia molto presente e preparata dal punto di vista culturale e scolastico, allora potrà terminare gli studi con una formazione di eccellente livello. Dall’altra parte, molti ragazzi non riescono ad avere il successo sperato e ciò incide sull’assenza di qualifiche professionali sufficienti a garantire loro un futuro lavorativo”.
TRATTO DA CORRITALIA.DE