Busto di crociato foto tratta dal libro Cognomi Soprannomi e Nomi a Sant'Agata di Puglia di Luciana Del Vecchio - Dora Donofrio
Intorno al 1070 Gerusalemme cadeva in mano ai Turchi che molestavano, fino ad uccidere, i fedeli che andavano nei luoghi santi.Ciò indusse papa Urbano II ad indire una Crociata, predicata da Pier l’Eremita. Un gran numero di cavalieri e contadini partirono, male armati e male equipaggiati, alla volta della Terra Santa. Furono disfatti dagli infedeli.La prima vera Crociata fu quella indetta da Goffredo di Buglione nel 1096, che riuscì a liberare Siria, Palestina e nel 1099 Gerusalemme.Altre Crociate seguirono (se ne contano più di otto) fino al 1270 ed oltre.Coloro che partecipavano alla “guerra santa” furono chiamati Crociati e portavano come distintivo una Croce sul petto.A difendere la Chiesa e la cristianità dagli infedeli accorsero, con gli Ordine cavallereschi (di cui diremo), i feudatari i quali, nell’atto di investitura del feudo, giuravano fedeltà al re e prestazione di servizio militare.Il Catalogus Baronum neapolitano in Regno versantium. Qui sub auspiciis Gulielmi cognomento Boni ad Terram Santam sibi vindicandum susceperunt redatto al tempo dei normanni, scritto da Matteo D’Ajello, riporta una lista di vassalli che dovevano dare il loro contributo per la III Crociata indetta al tempo di Guglielmo il Buono, nel 1189. Con il nome del feudatario è riportato quello del feudo di cui egli era titolare, e la valutazione dello stesso feudo, perché in base al valore di esso il feudatario doveva corrispondere la prestazione in militi, cioè in cavalieri, che erano nobili forniti di cavalli ed armatura (“armati alla pesante”). Il computo totale dei militi era fatto cum augmento. L’unità di misura per la valutazione era il feudum unius militis. A valutare erano i camerari, addetti anche alla riscossione delle tasse in nome del re.A pag. 582 di detto Catalogus, è riportato l’elenco dei feudatari di Sant’Agata con la corrispondente prestazione in militi.
Sancta Agata Isti sunt milites Sanctae Agathae tenentes feudum Landulphus filius Petri Aguinardi tenet, sicut dixit, feudum II. militum. et cum augmento obtulit milites IV. Gualeramus, sicut dixit, tenet feudum I. militis. et cum augmento obtulit milites II.Riccardus filius Brini tenet feudum, sicut dixit, I. militis. Et cum augmento obtulit milites II. Una sunt de Sancta Agatha tenentes feuda milites: et non habentes feuda sunt XXX. De hjis debet inquirere Raynaldus Frahaldus.
A Sant’Agata a condurre l’indagine fu Rainaldo Fraaldo.I feudatari santagatesi sono tre: Landolfo, figlio di Pietro Agguinardo (fu signore di Sant’Agata nel 1143), Gualeramo, Riccardo figlio di Brino (tutti citati nei documenti di Cava dei Tirreni dell’epoca per i monasteri benedettini di Olivola in Sant’Agata di Puglia). Per la Crociata il primo doveva fornire quattro militi, il secondo ed il terzo rispettivamente due ciascuno. In tutto otto militi o cavalieri. C’erano, inoltre, trenta militi (nobili) senza feudo. Costoro lo acquistavano prestando servizio al re.Oltre a questi, sempre a pag. 582, nell’elenco dei militi di Ascoli che dovevano partecipare alla stessa Crociata sotto la bandiera dell’abate della SS.ma Trinità di Venosa (metà del territorio di Ascoli era feudo di detto abate) è incluso l’abate del casale di S. Pietro di Olivola in Sant’Agata di Puglia, feudo dell’abbazia benedettina di Cava dei Tirreni.I militi di Ascoli erano 30 e 230 i servientes “pro ausilio magnae expeditionis”.Ed a pag. 616 dello stesso Catalogus, nell’elenco dei Feudatarii Iustitiariatus Capitinatae, et Principatus è precisato:Monasterium Cavae tenet S. Stephanum, et S. Petrum de Calviola, quae sunt feuda. (Calviola sta per Olivola).Quindi, oltre a S. Pietro di Olivola, anche S. Stefano Giuncarico, in tenimento di Sant’Agata, era feudo dell’Abbazia di Cava dei Tirreni. Di questo, come si S. Pietro di Olivola, non è indicato il valore in militi.Va precisato che i feudatari laici ed ecclesiastici avevano gli stessi diritti e gli stessi doveri nei confronti del re.La III Crociata (1189-1192) doveva liberare Gerusalemme dal Saladino. Fu bandita da papa Clemente III, predicata da Guglielmo arcivescovo di Tiro, e fu detta la Crociata dei re, perchè partecipò Federico Barbarossa (si dice che morì annegato nel fiume Salef per la pesante armatura), Filippo II Augusto re di Francia, Riccardo Cuor di Leone re d’Inghilterra.Una grande Crociata che si concluse con un trattato di pace.I feudatari e militi santagatesi che dovevano partecipare alla III Crociata, (senza calcolare quelli dei feudi di S. Stefano e S. Pietro di Olivola, di cui non abbiamo la valutazione in militi) erano in tutto 41. Ogni milite fornito armis et equis, cioè con armi e cavalli, portava seco un cavaliere e due scudieri, armati ed a cavallo. Partirono, quindi, da Sant’Agata alla volta della Terra Santa 123 cavalieri, accompagnati da un adeguato numero di servientes (soldati) e servientes rustici (contadini). Se per i 30 milites di Ascoli furono stabiliti 230 servientes, come riportato dal Catalogus, quelli che accompagnarono i 123 cavalieri di Sant’Agata dovevano essere in numero maggiore.Siamo tra XII-XIII secolo e gli abitanti di Sant’Agata erano quelli contenuti nella prima cinta muraria dell’abitato, che si estendeva dal castello verso la chiesa di Sant’Angelo, già parrocchia, e comprendeva Piazza Comune vecchio. Anche se non possiamo quantificarli, non erano molti (saranno circa 2000 tre secoli dopo, nel 1561). Quindi, in rapporto alla popolazione, alla III Crociata partecipò un consistente numero di santagatesi, tra nobili e rustici.La presenza di un busto di crociato nella parte destra della facciata di un edificio in Piazza Chiancato, n. 19, a Sant’Agata di Puglia (casa paterna e natale della scrivente), edificio inserito in un contesto ambientale di grande dignità storica, perché prossimo al castello ed integrante del primo nucleo urbano del paese, induce a pensare alla casa o residenza di un crociato, tesi avvalorata dalla presenza, sulla parte sinistra della stessa facciata, di un medaglione recante l’immagine di un cane e la scritta, intorno, MORI PRIUS QUAM FOEDARI (morire prima che tradire – perciò l’immagine del fedele amico dell’uomo), motto che ben si addiceva ad un feudatario. Motto con significato identico corre intorno al busto di cavaliere armato dipinto sotto la volta dell’ingresso del castello santagatese con la dicitura AGATHO DUX ARCIS SANCTHAE AGATHAE, figura che si vuole identificare con l’Agatone della tradizione locale.E se l’Agatone è un cavaliere crociato? E se è lo stesso crociato della casa di Piazza Chiancato nelle vesti di cavaliere? Il giuramento di fedeltà che lega le due immagini è lo stesso: MORI POTIUS QUAM FOEDARI-MORI PRIUS QUAM FOEDARI.Sarebbe, allora, quello raffigurato nel dipinto del castello un nobile “cavaliere”, cioè un personaggio ben lontano dal prepotente Agatone che turbò la pace di tante famiglie perché si avvaleva dello ius primae noctis..!
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Per difendere i luoghi santi, assistere e difendere i fedeli che vi si recavano, in stretta relazione con le Crociate, s’istituì tra il 1119-1920 l’Ordine del Tempio, i Templari, un ordine religioso-militare di origine francese alle dipendenze del Papato, ordine che presto riuscì a costruire una rete di domus in Occidente, necessarie a svolgere le attività connesse alla sua istituzione. In Italia ne ebbe 150, numerose in Puglia. La presenza dei Templari in Capitanata è attestata ad Alberona, Casalnuovo, Civitate sul Fortore, Fiorentino, Foggia, Lucera, Manfredonia, Montesantangelo, Pietra Montecorvino, Troia, Salpi, S. Quirico, Torremaggiore, San Severo, Siponto, Versentino, Villa Nova,Volturino. Altri ordini cavallereschi sorsero oltre a quello dei Templari, tra cui l’Ordine teutonico (1190) di origine tedesca e il Giovannita (o Ospedaliero-Gerosolomitano), italiano (intorno al 1100).I cavalieri teutonici si organizzarono come confraternita per la cura degli infermi, e l’ordine si sviluppò nei rami dell’Ordine dei Cavalieri di Malta e dell’Ordine Ospedaliero di S. Giovanni. Furono presenti e fondarono molte “case” per ospitare i pellegrini e curare i malati, come a Siponto (S. Leonardo), a Vico del Gargano, Corneto, Torre Alemanna, Foggia, Andria, Barletta, Monopoli, Lecce e Brindisi. Sant’Agata di Puglia, allo stato attuale della ricerca, non è nell’elenco delle località interessate dalla presenza dei Cavalieri di Malta né in quello riguardante i Cavalieri teutonici.Ma più di un elemento induce a pensare che, comunque, un rapporto ci sia stato con l’Ordine di Malta. In questa sede citiamo solo l’interessantissimo stemma inserito nel tessuto murario dell’arco che introduce in Piazza Comune Vecchio, attigua a Piazza Chiancato. Nello stemma (allo studio di esperti in araldica) è chiaramente leggibile la Croce che connota detto Ordine.Circa l’Ordine teutonico-ospedaliero, secondo lo storico L. Agnelli il monastero di Sant’Antonio Abate (cummènde re Sandanduone) in tenimento di Sant’Agata di Puglia potrebbe essere stata una delle “residenze” di detto Ordine, che venerava come protettore S. Antonio Abate, e che trovava conveniente questa residenza per la vicinanza del fiume Calaggio e della strada che attraversava la località e passava sul vicino Ponte romano di Palino (un’altra residenza teutonica era nella vicina Accadia, mentre cavalieri di Calatrava erano ad Orsara e Celle S. Vito). E’ la stessa presenza di Crociati a Sant’Agata che induce a pensare ad un rapporto della località gli ordini cavallereschi. Ciò apre la via ad altra ricerca.Tutta la storia presa in considerazione ci riporta in pieno Medievo ed all’età feudale, al ruolo che ebbero Sant’Agata ed il suo munitissimo castello posto in posizione strategica in uno dei punti più battuti dall’antichità, a confine tra la Daunia, l’Irpinia, la Basilicata. Territorio solcato da una fitta rete viaria, di cui faceva parte la Via beneventana che portava a Brindisi, quindi dall’Occidente all’Oriente e passava per il Ponte Romano di Palino, percorsa da numerosissimi viaggiatori, e tra questi anche da pellegrini e Crociati diretti in Terra Santa.
Dora Donofrio Del Vecchio