IST PROF DI STATO PER L'INDUSTRIA E L'ARTIGIANATO - PIER GIORGIO FRASSATI (FG)
Pescasseroli-Candela un viaggio tra emozioni, armonie e tradizioni di un vecchio tratturo
di lupastneg94 (Medie Superiori ) scritto il 04.12.10
Quando tutto era naturale gratuito e genuino i tratturi erano le “autostrade verdi”: non inquinanti e senza cantieri di lavoro in corso; non vi era un casello d’entrata e, al contrario del “telepass” che ti adebita l’importo sul conto corrente, l’unico pedaggio da pagare consisteva in sudore, freddo e pioggia; anche se. d’altro canto, si era allietati dal panorama, dalla natura, dal canto degli uccelli e dalla sinfonia dei campanacci delle mandrie. Una favola lunga 121 chilometri e larga fino a 120 metri e di tanto in tanto disseminata di “poste” per il riposo delle mandrie e dei pastori, con enormi abbeveratoi d’acqua fresca, limpida e pura come un moderno “autogrill “munito di self-service”. Le stesse autostrade verdi permettevano alla cultura di varcare i confini di un comune e di potere conoscere culture differenti, città differenti, regioni differenti; un “Erasmus” di ieri. Ancora una volta la validità della teoria che “nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma” si applica ogni volta che l’uomo adatta qualcosa di vecchio al nuovo. Luoghi che nella nostra provincia sembrano abbandonati, ieri vedevano fiumi d’animali raggiungere la provincia foggiana dall’Abruzzo. Le greggi venivano a svernare trovando verdi pascoli pieni di essenze e profumi che lo rendevano un “menu” degno dei migliori chef, un viaggio e una permanenza che durava il tempo necessario perché le nevi dei pascoli Abruzzesi si sciogliessero, in modo da permettere il viaggio di ritorno verso casa. Tutto questo nelle nostre zone è quasi sparito e con questa scomparsa se n’è andato tutto il fascino di quell’universo contadino e pastorale. Esso sembra avere perso la sua utilità e fra poco ne svanirà anche il ricordo, presente ormai soltanto come un segno sbiadito sulle mappe catastali. Al posto degli antichi tratturi, infatti vi sono terreni dissodati, usurpati e da anni destinati alle coltivazioni estensive ma … per fortuna in altre zone il reticolo delle antiche “autostrade della transumanza” è rimasto integro, a scavalcare fiero tutte le asprità montuose della catena Appenninica. Così, gli antichi itinerari percorsi un tempo dai pastori e dalle loro greggi, sono oggi meta di appassionati del trekking, amanti della flora e della fauna, in cerca di avventura, di una natura viva e spontanea, in cui si riescono ancora a trovare piante come l’orchidea selvatica, le ginestre ed altre essenze tipiche della macchia mediterranea.
Per avere ulteriori notizie sul mondo dei tratturi sarebbe necessario rivolgersi a quei pastori Abbruzzesi che li percorrevano annualmente, a partire da settembre. Ricordate il Vate: “Settembre, andiamo! E’ tempo di migrare/ ora in terra d’Abruzzo i miei pastori/ lascian gli stazzi e vanno verso il mare … “. Mi sono chiesto, allora: quale influenza ha avuto sui pastori locali l’interagire con i colleghi Abruzzesi? Ritengo che si tratti di notizie poco trattate e di difficile reperimento (quella della transumanza era una cultura orale); allora ho pensato di intervistare un pastore locale per conoscere come fosse il suo rapporto con l’ospite che arrivava da oltreregione. Ho cercato, inoltre, di ritrovare vecchi pastori che lavoravano in quei mesi nelle vicinanze dei tratturi. Il frutto delle mie ricerche è stata l’intervista ad un anziano di Ascoli chiamato da tutti “Zi Potito”. Come al solito il racconto inizia con il classico “Mi ricordo … che ci scambiavamo alcuni segreti su come poter mangiare qualcosa in più, a sbafo del padrone delle greggi; spesso dando la colpa ad improbabili lupi. Oppure si discuteva su come potersi vendere qualche pecora per intascare il compenso, adducendo come scusa la morte dell’animale al momento della figliata. O ancora, ci si scambiavano informazioni su come agganciare le ragazze, cercando di festeggiare il più possibile, sia durante le ricorrenze del Tavoliere che durante quelle che avevano luogo nel lontano Abruzzo. Inoltre, ci si scambiavano conoscenze culinarie che facevano di un piatto povero una vera prelibatezza; utilizzando, a volte, verdure poco conosciute in entrambe le regioni. Notizie che difficilmente sarebbero arrivate a noi se non ci fosse stato questo scambio continuo di notizie e cultura tra Puglia e l’Abruzzo.”
Rocco Ciciretti
Classe 3^a
Sant’Agata Di Puglia (Fg)