Ho sperimentato sulla mia pelle il “non si affitta a meridionali” entrando in libreria quando ero studente dell’Università di Padova. Neanche i giornali locali erano molto teneri perché sottolineavano ed enfatizzavano già nel titolo la provenienza delle persone del sud che si comportavano male e che rovinavano la piazza anche alle persone per bene. Questo atteggiamento è durato fino a quando gli extracomunitari hanno preso il posto dei meridionali nei cartelli immobiliari e nei giornali. Ora quelli che affittano dicono”meglio ad un meridionale che a un extracomunitario”. Da qualche anno il sud dell’Italia è al centro dell’attenzione politica nelle regioni del nord per via del federalismo, che fa discutere molto sui modi di amministrare il sud del nostro paese.Molti politicanti parlano per sentito dire e per luoghi comuni, ma molti politici sono anche documentati e non hanno neanche tutti i torti. Nessuno si scandalizzi perché ho detto che non hanno tutti i torti perché certe “disfunzioni” amministrative del sud Italia sono riconosciute da moltissimi politici e giornalisti meridionali che non siano accecati dalla partigianeria più sfrontata.Questa posizione che a prima vista sembra antimeridionalista è non solo del tutto legittima, ma è anche a favore del Mezzogiorno d’Italia, che dovrebbe imparare a valorizzare meglio i suoi tesori come l’intelligenza, il paesaggio, l’arte, il mare, la cultura e la scienza senza aspettare che gli cada in bocca una pera al punto giusto di maturazione. La vicenda Fiat con la idee di Marchionne e la crisi economica in corso dovrebbero insegnarci una volta per tutte che le vacche grasse sono finite e che l’iniziativa privata deve sostituire in parte quella pubblica dello stato in tutte le sue articolazioni, al quale bisogna chiedere non sussidi, ma infrastrutture, servizi e leggi adatti a fare decollare in breve tempo l’imprenditoria del sud. In questi ultimi mesi le aziende del nord delocalizzano in Svizzera perché essa offre servizi e opportunità fiscali che in Italia sono scritte nel libro dei sogni. E casomai in Svizzera le fabbriche del nord si trovano ad avere come dipendenti degli operai emigrati dal sud Italia. Non si farebbe più presto a delocalizzare nel sud dell’Italia? E qui rispuntano i luoghi comuni sui meridionali: furbetti, assenteisti, chiacchieroni. Insomma, il sud deve darsi una mossa vera scrollandosi di dosso la fama di piagnone che ingiustamente o con qualche ragione si è guadagnata sul campo almeno dall’Unità d’Itala a oggi e chiedendo ai suoi politici non sussidi, ma opportunità di crescita e di sviluppo.
(16 gennaio 2011) Carmine Granato