Artemisium News
02/11/2010
NEL GIORNO DEDICATO AI DEFUNTI
di Carmine Granato

La sepoltura e il culto dei morti  nacquero nella notte dei tempi, come si usa dire. L’uomo non si rassegnava all’idea che tutto finisse, cessata la vita terrena, e adornava con disegni e riempiva le tombe con oggetti di vita quotidiana. Se capitate al Louvre, a Parigi, andate a guardare la riproduzione di una piramide egiziana.In un provvidenziale momento della storia giunse Cristo sulla terra e  introdusse nella cultura e nei cuori di chi ascolta  la sua buona novella, il Vangelo appunto, e il concetto di immortalità dell’anima,che una volta sembrava avessero solamente gli uomini e non le donne.Come cambiano i tempi.Per tutti la morte segna la fine della vita, ma non per tutti la morte ha lo stesso significato.San Francesco d’Assisi la chiamava sorella e la invocava allo scopo di liberarsi del corpo, che era strumento di peccato. L’inventore del presepe invocava la morte perché la riteneva solamente un passaggio verso altri lidi di beatitudine. Era la sua fede profondissima a dargli questa certezza.Per altri la morte rappresenta la fine di tutto. Questa posizione filosofica è sostenuta da chi non ha la fede, da chi si proclama ateo, ma a volte non si rende conto di credere più di tanti che si dicono credenti. Che strani che siamo. Abbiamo la pretesa di conoscere gli altri e poi  ci rendiamo conto che non conosciamo neanche noi stessi. Anzi pensiamo di essere i migliori o comunque migliori rispetto agli altri, ma questa nostra certezza vacilla se ci facciamo un serio esame di coscienza in un colloquio severo e sincero con noi stessi.Non sono un sacerdote e neanche ho il compito di educare o di fare prediche ad alcuno, ma in questo giorno che si  popola di ricordi dei miei defunti, genitori, amici, parenti, conoscenti, vicini di casa mi piace dire a me stesso che  è bello ricordare i nostri defunti.Ma il ricordo di essi sarebbe una sterile  manifestazione formale se  si limitasse all’omaggio floreale o alla tradizionale e quasi obbligatoria visita e non diventasse un momento di pausa per riflettere sul vero senso della vita e degli affetti, della parola data, di una certa moralità privata e pubblica. Non ridurre questo giorno al uno sterile “cerimoniale” sarebbe una vittoria dell’Amore e del buonsenso. Nel giorno del ricordo dei morti, quindi, bisogna  fermarsi per un nanosecondo a riflettere sulla vita, sui suoi doni e sullo scarso rispetto che spesso abbiamo per entrambi.

Carmine Granato

 

2/11/ 2010

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