Artemisium News
28/10/2010
HALLOWEEN E' NATA A ORSARA. FESTA DEI " FUCA COSTE "

 

Halloween è nata a Orsara. Festa dei “ Fuca coste “

Già ai miei tempi si raccontava che era un’usanza molto antica: si svuotavano le zucche, le si scolpivano come teste dei morti ( cocce priatorie ) e le si usavano come decorazioni. Al primo novembre, cioè alla vigilia della festa dei Morti noi ragazzi andavamo alla ricerca di ginestre o altri rami di alberi e facevamo, in ogni strada o zona di quartiere, dei falo’.  Con il fuoco che restava si cucinavano specialità locali. Naturalmente tutta la gente dei dintorni si riscaldava intorno ai fuochi accesi, poiché, trovandoci a un’altezza di 650 metri slm.e a inizio novembre verso mezzanotte, si aveva bisogno di stare al caldo. Si raccontava che quella notte i propri morti scendevano sulla terra e si mescolavano ai vivi: chi aveva parenti o amici defunti, specie se recenti, ci teneva di piu’alla tradizione; si lasciavano anche dei resti di quel che s’era mangiato perché potessero servire a chi ci aveva preceduto nell’aldilà.Sono secoli che si  ricorda questa tradizione, nella notte magica dei morti. Di sicuro si pensa che siano stati gli emigranti orsaresi a portarla negli Stati Uniti con le zucche e la festa di Halloween. Quando io ero ragazzo questa era solo una tradizione locale e non aveva nessun influsso particolare. Attualmente, invece, ogni anno questa festa attira moltissimi forestieri. C’è un organizzazione capillare e un notevole contorno di ospiti e attività turistiche. Il paese rimane bloccato da migliaia di auto in arrivo in questa notte speciale.

PIANO  PARADISO  DI  ORSARA
Si chiama con questo nome una zona del paese di Orsara di Puglia, in provincia di Foggia. Secondo il mio punto di vista questo è un nome sbagliato. Prima di tutto non si tratta di un piano e tantomeno di un falsopiano. E’ una zona a mezza costa, situata prima del paese, sulla destra per chi proviene da Troia-Foggia. Ai miei tempi aveva un nome dialettale, abbastanza difficile da scrivere o pronunciare ( Chiambravise ). Nessuno avrebbe mai pensato a un piano Paradiso. In questa zona, ai tempi della mia infanzia, durante le 2-3 feste principali del paese si tenevano le fiere degli animali. Inoltre nella  stagione del grano vi si portavano i frutti della mietitura, a quei tempi fatti solo a mano. Longitudinalmente alla costa si preparavano delle costruzioni di covoni che noi chiamavamo “pignoni”, in attesa che in seguito arrivasse la trebbiatrice per tutti i proprietari. Sembrava un villaggio con una propria vita. Infatti in quel periodo molte persone vi si trasferivano giorno e notte per controllare che estranei non potessero rubare. Anche allora giravano gruppi di zingari che, come al tempo d’oggi, non avevano una buona reputazione. A me è capitato di dormire da piccolo, facendo la mia brava guardia. Una volta che ero solo con il nonno, mi sono svegliato per il rumore di animali vicino a noi. Anche se avevo un po’ di paura e tanto sonno,mi sono messo a gridare: “ Nonno, Giovanni, Antonio, Francesco, Luigi, svegliatevi, ci sono gli zingari “. Erano un gruppetto di 2-3 persone che avevano già rubato degli animali e stavano per prendere anche il nostro cavallo vicino a noi. Per fortuna che se ne erano scappati. Se avessero saputo che li c’era solo il nonno ed io piccolo, non l’avremmo passata liscia.Dopo il periodo del frumento, in autunno, nella stessa zona veniva portato il granoturco. Anche qui i contadini, in numero minore, si concentravano e si aiutavano a gruppi. Il lavoro era tutto manuale. Si facevano seccare le pannocchie, e poi si dovevano tirar via le foglie secche e metterle ad  asciugare. Io aiutavo  malvolentieri a fare quel lavoro, perché ogni tanto dalle foglie venivano fuori i vermi e questi, a differenza del mio primo figlio, il quale ci giocava, a me facevano veramente schifo. Le pannocchie poi venivano battute da due-tre uomini, in modo alternativo. Era molto simpatico e ritmico questo lavoro. Mi sembra ancora di vederlo e udire i canti con cui veniva accompagnato. Comunque era molto bello, quando il lavoro era finito e si stava tutti insieme intorno al fuoco a far cuocere le pannocchie, sia abbrustolendole sia cuocendole nell’acqua: il granoturco mi piaceva in tutti e due i modi di cottura.Un altro ricordo di quel periodo fu quando i miei mi lasciarono da solo sul cavallo che avevamo ed io gli feci fare un piccolo trotto, con la speranza di fermarmi subito. Quando tentai di bloccarlo, perché mi ero spaventato, il quadrupede continuava nella corsa, invece di frenarlo, mi accorsi che lui correva sempre di piu’.Capii troppo tardi che lo avevo eccitato. Riuscii a stare in sella, come si dice, per un centinaio di metri, ma poi mi fece cadere, sotto gli occhi dei miei che, nel frattempo, si erano accorti della mia disavventura e cercavano di venirmi in aiuto. 

         NUOVO PIANO  PARADISO

Dopo molti anni di  assenza, recentemente, mi è capitato di rivedere questa zona. A parte il fatto che ora i contadini non usano piu’ mietere manualmente: il grano viene trebbiato già nei campi. Su questo Piano Paradiso,come per incanto, è stato costruito un centro gastronomico che, in breve, ha saputo conquistare i palati di molti buongustai. Un emigrante, tale Peppe Zullo, dopo aver girato negli Stati Uniti e in Messico, ha deciso di portare al proprio paese le sue esperienze gastronomiche: sulla mezza costa, invece del villaggio di covoni e pignoni, ora ci sono costruzioni nuove e un’attività imprenditoriale di notevole importanza dal lato turistico.. Questo signore ha organizzato anche un’attività agricola e di consorzio (o unione ) dei produttori locali per tutto cio’ che interessa l’alimentazione. Il suo ristorante è conosciuto anche al di fuori dei confini regionali per una cucina con prodotti locali, genuini e controllati. A partire dal suo arrivo il paese ha cambiato completamente volto. Buona parte della sua agricoltura è al servizio del turismo regionale.Ai miei tempi esisteva una antica taverna, nella parte bassa del paese. Serviva  come rifugio per i cavalli e per i forestieri di passaggio. Attualmente, dopo il ritorno dell’emigrante di lusso, Peppe Zullo, che ha rivoluzionato la vita economica di Orsara, sembra scomparso il famoso  anatema di Pirro: Orsi siete e Orsi rimanete ! Il paese si è organizzato con una nuova cultura dell’accoglienza e dell’alimentazione, con numerosi ristoranti e camere d’affitto per turisti. Recentemente la cittadina dell’Orsa è stata accolta nell’organizzazione delle città Slow-Food, come Mendrisio qui da noi, ed ha ricevuto dal  Touring Club Italiano la distinzione di “Bandiera Arancione” che viene concessa alle piccole località dell’entroterra distintesi per un’offerta dell’accoglienza di qualità.Nel paese sono state riorganizzate diverse feste, tra cui è conosciuta a livello nazionale la festa detta in dialetto locale  “ fuca coste “. 

                   Enzo Castelli   CH 6616  Losone

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Enzo Castelli

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                                               L’INGIUSTIZIA  DELLA  GIUSTIZIA

                                                               Come Davide si difende da Golia

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Un clamoroso caso di falsa testimonianza di un notaio ( ex sindaco ) e la scandalosa decisione della Magistratura Ticinese.

 

 

 

 

 

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