Può sembrare semplice programmare ordinatamente un’impostazione didattica ma ogni volta che si entra in classe, ci si accorge di come quest’ordine, indispensabile, vada ritrovato in una ricerca interiore, con caratteristiche profondamente umane. La disponibilità di apprendere, o soltanto di partecipare, dipende dagli stati d’animo degli alunni. Ogni giorno porta con sé eventi particolari; la lezione della settimana successiva può essere completamente diversa da quella della precedente. Vivendo in una società con coetanei, i giovani incontrano rapporti umani che li conducono a esperienze diverse da quelle familiari. Si parla di continuo di scuola nuova, attiva, viva, aperta ad attività moderne, di abolizione di voti, superamento dei libri di testo e del nozionismo; ancora in molte classi si entra e s’incontra uno stato d’animo carico di ribellione, di desiderio di disfattismo e autodistruzione. Ecco, quindi, la musica tra verticalità e sequenzialità, osservazione e analisi di brani in cui prevale la dimensione timbrica armonica, oppure quella melodica.
Quando si parla di armonia, contrappunto o composizione, si pensa subito a qualcosa di difficile e da affrontare solo dopo un lungo itinerario propedeutico. In realtà, per quanto lo studio di discipline come l’armonia richieda da parte degli studenti precise conoscenze musicali di base, prendendo esempio dai paesi anglosassoni, è possibile affrontare l’argomento in maniera prevalentemente operativa, evitando sterili approcci teorici. Il ragazzo che suona la chitarra, ad esempio, e sa trovare a orecchio gli accordi di una canzone, possiede una conoscenza intuitiva dell’armonia sicuramente superiore a chi ripete a memoria che cos’è una triade o una cadenza. Si parte dagli agglomerati sonori tipici dello stile di autori contemporanei come Ligeti e Manzoni, per arrivare a Sostakovic, Stravinskij, Wagner, Mahler; autori e brani dalla natura spiccatamente melodica, le aree da camera di Bellini e alcune canzoni dei Beatles. A una valutazione obiettiva, se la scuola è momento educativo, non hanno importanza i mezzi, siano essi matematica, lingua, arte o musica o altro; conta come sono usati e quali servizi si danno loro. Ci sono sempre nel repertorio degli alunni canzoni o brani adatti a svagare e a dare un clima di socialità e partecipazione per tutti. A momenti di attenzione intensa seguono esecuzioni divertenti, che soddisfano il desiderio di cantare e suonare gioiosamente in compagnia. Più l’apprendimento si realizza con simpatia e certezza di comprensione, maggiore è la possibilità che gli alunni ne traggano buon profitto.
Particolarmente nella scuola elementare i bambini amano frequentare il “laboratorio della musica che guarisce”. Il potere consolatorio della musica, dei giochi sonori aiuta a recuperare un sereno contatto con la realtà. Timbri non invadenti né squillanti, intensità che tende al piano e al sussurrato, melodie semplici possono accompagnare filastrocche, come “il malatino” di G. Rodari, che hanno un sapore antico, richiamano usi e costumi di una quotidiana farmacopea, ormai decisamente superata. Eppure il clima che evocano è quanto mai adatto a descrivere l’essenza stessa della guarigione: sicurezza, contenimento affettivo, fiducia, leggerezza e silenzio. Condizioni indispensabili per superare indenni la malattia, come se l’insufficienza delle “soluzioni cliniche” potesse essere compensata dalla profondità di relazioni positive; si tratta in definitiva di quell’atmosfera leggera che allude al ruolo di cura per eccellenza rivestita dalla figura materna. Se poi aggiungiamo una ninna nanna, ecco allora aprirsi un nuovo itinerario legato alle funzioni sociali della musica e alle sue destinazioni pragmatiche: musiche per dormire, marciare, danzare, celebrare e andando ancor più a ritroso, la musicoterapia prenatale. Certo ne è passato di tempo dall’incontro sulla musicoterapia tenutosi alla Cittadella di Assisi nel lontano 1977, quando ci si proponeva di fare il punto sulle numerose iniziative, tentando strade diverse, esperienze le più varie: mettere a confronto la possibilità che le riforme scolastiche dessero all’inserimento dell’educazione musicale un reale contributo alla formazione della personalità. In particolare quale giovamento la presenza della musica, insieme alle altre arti, potesse dare al superamento di blocchi psicologici nei bambini con difficoltà familiari, ambientali, e quanto servire alla socializzazione dei ragazzi.
di Rina Di Giorgio Cavaliere