Non so quanti di voi abbiano letto il botta e risposta tra me e Mario De Capraris sul fatto che a Sant’Agata noi emigrati siamo considerati “diversi” o “forestieri”.In effetti noi santagatesi emigrati siamo considerato forestieri o diversi almeno per due volte: nel luogo di nascita lasciato non certamente per “libera scelta” e anche nei luoghi di attuale residenza scelti più dal caso che dai singoli che vivono lontani da Sant’Agata.I santagatesi e soprattutto quelli che vivono a Sant’Agata, ma sono nati e cresciuti altrove, ci considerano forestieri perché non viviamo più stabilmente in paese e quindi non conosciamo le vicende del luogo. Gli abitanti delle città nelle quali abbiamo la residenza ci considerano forestieri perché siamo immigrati e per aggiunta meridionali.Quindi noi poveri cittadini senza radici e né fronde siamo “costretti” al silenzio ovunque noi andiamo?Neanche per sogno! E’ forse un peccato volere bene a Sant’Agata e notare con sincerità e senza intenti polemici qualcosa che lascia a desiderare, dare un suggerimento, confrontarsi con gli autoctoni e con gli immigrati per amore o per lavoro senza pregiudizi e senza supponenza?“Non siamo al nord” è la frase che parecchi hanno pronta sulla bocca rispondendo a qualsiasi osservazione, anche la più innocua. Ma perché al nord ci sono gli intelligenti e noi meridionali Santagatesi siamo dei cretini? Forse le cose belle le sanno fare solamente al nord? Forse tanti non sanno che molte cose non belle, ma bellissime al nord le hanno fatte i meridionali che hanno ricevuto il cartellino rosso dai loro paesi per assoluta mancanza di opportunità di studio e di lavoro. Suona come offesa dire che “è un peccato che la biblioteca “Don Lorenzo Agnelli” sia chiusa mentre qualche anno fa fu pubblicato un libro su “Don Lorenzo Agnelli” curato dalla nostra storica di vaglia Dora Donofrio? Suvvia, non esageriamo. Desiderare che i ragazzi abbiano un luogo dove andare a studiare senza avere un telecomando o un telefonino a portata di mano è delitto di lesa maestà? Anche De Amicis scriveva che spesso il destino di un bambino dipende dal numero di libri che si trovano nella biblioteca paterna. E qualcuno ha da meravigliarsi se viene sottolineata l’esigenza di dare impulso alla biblioteca di Sant’Agata? Aprire ex novo una biblioteca costerebbe e le finanze attuali hanno come simbolo le forbici, ma a Sant’Agata una biblioteca esiste dal 1990 e la sua inaugurazione è documentata da Nardino Capano in questo sito. E le “sponsorizzazioni” potrebbero non mancare. Mi risulta che grossi enti – tipo Camere di Commercio – cambino frequentemente i computer e che basta mettersi in lista per averne in quantità. Qualche computer in biblioteca non farebbe male. E’ un “peccato grave” chiedere che la biblioteca funzioni, organizzi incontri, faccia cultura come è possibile in una realtà come quella di S.Agata?
Carmine Granato