21/09/2010
SENTINELLA DEL MATTINO
di Rina Di Giorgio Cavaliere

Nella commemorazione dell’11 settembre, giusto per ricordare l’evento tragico e più rappresentativo di questo inizio di terzo millennio, mentre scorrevano ancora una volta le immagini del crollo delle torri gemelle a New York nei vari programmi televisivi, con sconcerto ci siamo chiesti: che cos’è l’uomo? E in che cosa si differenzia dagli altri esseri viventi, cui per molti aspetti è pure simile? Su questo problema tanto vecchio da sembrare banale si apre la discussione dello scrittore A. Trstenjak (Il cammino dell’uomo), che, intervenendo nei punti più scottanti del dibattito contemporaneo sull’uomo, si sforza di giungere a una visione unitaria che, pur legata ai dati delle singole discipline, ne superi la parzialità e la pretesa esaustività. La futura scienza dell’uomo dovrà, infatti, sintetizzare a livello superiore i risultati della biologia, psicologia, antropologia e trarre quelle conclusioni che esse non sono in grado di dare da sole, proprio, perché nella unilateralità della loro visione ignorano determinati aspetti del fenomeno umano quali la sua razionalità, coscienza ed eticità.
L’oblio o il rifiuto di queste ultime diventa esperienza disumana e quindi contraria e contrastante con l’ideale di un uomo. “Tendere all’Amore”, come realtà significante la maturità dell’uomo, oltre a realizzare l’immagine o il progetto uomo, risponde all’innata aspirazione di incontrare Dio: «L’uomo è un desiderio assoluto di Dio» (Sartre). In questa prospettiva prende significato il rapporto con le realtà temporali: soldi, lavoro, divertimento, bellezza . . .
Non è possibile tendere all’Amore e circoscrivere il mestiere di uomo a queste realtà che non possono soddisfare pienamente il cuore dell’uomo. Possono soltanto dare piacere per qualche momento, ma favoriscono l’insorgere dell’insoddisfazione, perché quando non si tende verso Dio, si regredisce verso l’animale. Purtroppo se analizziamo i tratti che caratterizzano l’uomo contemporaneo, scopriamo l’egoismo, l’alienazione, la violenza, l’oppressione, il razzismo, l’ingiustizia . . .
Le scienze umane cercano di descrivere l’uomo di oggi con il volto della disperazione, del destino, del nichilismo. “L’uomo sa di essere solo nell’immensa indifferenza dell’Universo da cui è emerso per caso. Il suo dovere, come il suo destino, non è scritto in nessun luogo”. (J. Monod, «Il caso e la necessità»). La speranza sono i giovani, “sentinelle del mattino” come amava chiamarli Giovanni Paolo II.
A una conoscenza e interpretazione superficiale, può apparire che gli adolescenti di oggi non abbiano più ideali, ma si abbandonino a una vita irresponsabile, quasi istintiva. Vivono nella e della società consumistica, privi d’impegno a realizzarsi in ideali e valori autentici dell’uomo. Nulla di più inesatto! Le tristi e drammatiche esperienze della droga, dell’alcool e del divertimento estremo, stanno dimostrando che nella profondità degli animi c’è la spinta verso qualcosa di diverso, di là dalle comuni esperienze e fatti della giornata. In questa età si vive proiettati verso il futuro; i perché, l’agire o non l’agire, tutta la realtà esistenziale vive a misura del suo situarsi in rapporto al futuro. L’ideale gioca un grande valore nello sviluppo della personalità e solo l’educazione alla cittadinanza universale ha la prerogativa specifica di aprire gli spazi interni verso l’ideale autentico di persona.
di Rina Di Giorgio Cavaliere