Artemisium News
09/08/2010
DARE VOCE AI BISOGNOSI
di Rina Di Giorgio Cavaliere

Il 12 giugno 2010 è stata ricordata la nona Giornata internazionale contro il lavoro minorile, una piaga mondiale che coinvolge quasi duecentoventi milioni di bambini dall'età di cinque ai diciassette anni, secondo l'ultima stima dell'ILO (International Labour Organization). In Italia non ne siamo immuni (sono al lavoro quattrocentomila bambini), pur avendo una chiara legislazione sulla tutela del lavoro. I dati negativi ovviamente aumentano, se ci riferiamo all'Africa e all’Asia. La Giornata mondiale di quest'anno ha come tema “l'educazione, la risposta migliore per contrastare lo sfruttamento minorile”. Sicuramente è necessario mettere a fuoco i gravi problemi presenti, ancora oggi, nel mondo del lavoro; oltre a quello minorile, casi di sfruttamento di lavoratori clandestini, casi di scarsa tutela della sicurezza sul lavoro, ecc.
       Mi riferisco, inoltre, al recente evento del G20, il forum dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali, creato nel 1999, dopo una successione di crisi finanziaria per favorire l’internazionalità economica e la concertazione, tenendo conto delle nuove economie di sviluppo. Di esso fanno parte i 19 paesi più industrializzati (quelli del G8) con l’Unione europea, perché è necessario cercare soluzioni adeguate alle nuove emergenze sociali. Come ha scritto il Papa Benedetto XVI (Le Encicliche Sociali – 11b) in questo contesto la dignità della persona e le esigenze della giustizia richiedono che, soprattutto oggi, le scelte economiche non facciano aumentare in modo eccessivo e moralmente inaccettabile le differenze di ricchezza e che si continui a perseguire quale priorità l’obiettivo e l’accesso al lavoro o al suo mantenimento, per tutti.
         In una domenica di questa estate, dopo aver partecipato alla Santa Messa, ho ascoltato alcuni padri missionari parlare dei paesi da noi geograficamente lontani, ove svolgono la loro opera in favore dei bisognosi. Chiedevano un piccolo contributo, essenzialmente per i bambini; in realtà volevano chiamare tutti ad operare in quella sfera di interessi, che a noi sembra non appartengano. Parlo di quel richiamo all’impegno personale come partecipazione e, pertanto, acquisizione di maturazioni adulte, quelle che servono per fare qualcosa, magari in maniera anonima, senza clamore, ma concreta e utile, lasciando il conformismo di maniera per essere elemento significativo della persona e della società. Nuova qualità di rapporti nella famiglia, conoscenza di problemi specifici inerenti al lavoro (retribuzioni, disoccupazione, riconversione, pendolarità, iniqua distribuzione del reddito . . . ); per i giovani quel raccordo tra scuola e vita tanto avvertito e necessario, come momento tra i più qualificanti dell’educazione alla vita comunitaria.
       Certo in noi è spesso radicata un'idea dei diritti come normali condizioni di vita, quasi scontati dati di fatto. Manca la consapevolezza di come, spesso, l'affermazione e il riconoscimento sul piano legislativo di un diritto siano, invece, frutto di un lungo e travagliato processo che ha visto impegnati, nel tempo, in lotte anche molte dure, uomini, gruppi, istituzioni a partire proprio dalla tutela del lavoro. Dobbiamo parlare al presente, ma non dimenticare il passato e i tanti paesi ove la fame, la miseria e l’ignoranza regnano ancora sovrani. 

di Rina Di Giorgio Cavaliere

Articolo tratto da www.stampasud.it

 

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