Agli inizi degli anni cinquanta dello scorso secolo a Sant’Agata di Puglia era presente e operava un folto gruppo di artigiani e l’industria per noi santagatesi era qualcosa di lontano e di sconosciuto.Io stesso sono figlio di una artigiano, infatti mio padre, Rocco Granato, era una “carriere”, cioè preparava i carri che erano i mezzi di trasporto degli agricoltori. Non so quanti ragazzi di S.Agata abbiano mai visto un carro costruito da un artigiano. Dal momento che da ragazzo davo una mano a bottega a mio padre, spesso giravo per le botteghe di altri artigiani e quindi ricordo molto bene i numerosi falegnami, i sarti e le sarte , i calzolai, i sellai, i barbieri, i fabbri, i fornai. Quando vengo a Sant’Agata mi piace girare per il paese perché mi vengono in mente le varie Botteghe o attività al posto delle quali oggi trovo delle abitazioni. E’ il tangibile segno dell’inesorabile scorrere del tempo e del cambiamento della società e dell’economia. Naturalmente non sono un nostalgico di quei tempi nei quali il benessere non era diffuso e Sant’Agata era piena di un esercito di braccianti agricoli che presero la via dell’emigrazione interna ed esterna verso Milano, Torino, Canada e Stati Uniti d’America e anche verso il Sudamercica alla ricerca di una vita migliore. Il paese si spopolò e di conseguenza moltissime attività artigianali chiusero i battenti. Molti santagatesi entrarono in fabbrica e il paese cambiò radicalmente. Oggi siamo in un periodo di deindustrializzazione e lo Stato in tutte le sue articolazioni non assume come una volta. Gli enti locali sono strapieni di dipendenti spesso precari e quindi secondo me c’è lo spazio per un grande ritorno all’artigianato. Penso alla sartoria maschile, alla falegnameria, alla pasticceria e anche all’artigianato della pelle. Si tratta di settori che assicurano occupazione e affari. Naturalmente bisogna crederci e bisogna lavorare intorno ad un “Progetto Sant’Agata” per chiedere i relativi contributi alla Regione e all’Unione Europea, alla Camera di Commercio e al governo italiano. Il tutto dovrebbe essere anche aiutato da investitori privati con tutte le garanzie del caso. L’artigianato accanto al turismo e all’agricoltura potrebbe essere un volano importantissimo per un nuovo sviluppo del nostro paesello.
Carmine Granato