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La forza prorompente dell’attuale informazione mediatica travolge e stravolge il senso della storia e con esso il senso stesso del tempo. Tutto appare “breve”, connotato da una sempre maggiore rapidità di evoluzione; la società in continua trasformazione è costantemente portata a cimentarsi con il tempo reale sulla durata: in sintesi un graduale venir meno della possibilità costitutiva ed essenziale di ricomporre in sintesi unitaria la memoria del passato, l’attualità del presente, l’immaginazione del futuro. Nella concezione circolare della storia di Tucidide, un modello strutturale e paradigmatico caratterizzato dalla ripetibilità di tappe (la guerra, la pace, le rotture, . . . ) emerge un'idea di storia contraddistinta da continui legami tra l'antico e il moderno, che implicano analogie tra il passato e il presente, il particolare e il generale facendo della storia stessa una sorta di insegnamento imperituro. Anche la concezione della storia di Erodoto, che si caratterizza come un racconto in cui le vicende degli uomini e degli dei sono strettamente intrecciate e influenzabili, testimonia la sua valenza etica di punto letterario da cui estrarre indicazioni di vita, regole di comportamento o stile di sapere, ma anche antologia di avvenimenti importanti da ricordare. Queste due concezioni della storia si sono imposte per lungo tempo, divenendo punto di riferimento con cui interpretare e valutare fatti e personaggi accaduti nelle epoche passate. Solo dal XIX secolo è rifiutata un'idea di storia che formula giudizi morali su fatti e persone, che individua elementi di spiegazione immanenti o trascendenti la storia stessa, che cataloga in due versanti, buoni o cattivi, i personaggi e gli eventi del passato. Dalla storia etica a quella oggettiva ricorrono i nomi di Polibio, Cicerone, Tacito, Svetonio e Sant'Agostino in epoca medievale, Gianbattista Vico nel Rinascimento e Voltaire nell'Illuminismo. Con Hegel e Marx si giunge al modello contemporaneo di storia oggettiva, seguono Toynbee, Spencer e Croce. I due teorici del neopositivismo Popper e Hempel tentano di applicare il modello della spiegazione causale, sino a quello contemporaneo di storia scientifica ed oggettiva. L’abbandono dello spirito della ricerca su “capri espiatori” oggi è un forte impegno morale e civile, segno di più equilibrata valutazione della storia e dei suoi protagonisti. Il cammino che ci attende è, ancora una volta, di servizio alla libertà nella responsabilità, con cui affrontare temi importanti. Difatti possiamo liberamente parlare del “caso” Galileo, che presenta molte sfaccettature, anche se è giusto ammettere l'errore della chiesa dell'epoca. Il problema può essere posto su due piani: il primo riguarda ciò che interessava a Galileo e ai suoi accusatori, il secondo la scarsa considerazione dei diritti umani, tipica dell'epoca. Per quanto riguarda il primo piano è chiaro che il genio di Galileo aveva colto non solo le leggi scientifiche, ma anche la distinzione tra l'insegnamento biblico e la narrazione dei singoli episodi. I suoi accusatori temevano, al contrario, che una libera discussione sull'interpretazione biblica potesse portare alla divisione tra i cristiani. Questa ripetuta discussione oggi potrebbe riguardare i problemi etici riferiti alla nascita o alla morte “assistita”, alle cellule staminali o ai temi ambientali, quando ci presentano la responsabilità generazionale sul destino della terra e dei suoi abitanti. Secondo alcune recenti pubblicazioni Galileo prese molte idee da Giordano Bruno, altro personaggio al momento oggetto di riesame, senza nominarlo, cosa che Keplero gli rimproverò. In filosofia Bruno sarebbe stato il primo a parlare di monade e Leibniz ne sarebbe stato influenzato. La sua concezione dell'anima del mondo che crea e dà forza a tutti gli esseri umani e anima tutte le cose, anche del mondo inorganico, anticiperebbe la metafisica di Schopenhauer. Sotto quest’aspetto la filosofia di Bruno mostrerebbe più di una consonanza con la filosofia indiana: l'omogeneità di tutte le creature e la fratellanza con gli animali, svantaggiati rispetto agli uomini, che se ne cibano e li usano senza scrupoli. Egli morì cinquant'anni prima di Cartesio, che considerava gli animali macchine animate; al contrario del filosofo francese sosteneva che gli animali agiscono per intelligenza e che in tante cose fossero più intelligenti degli uomini. Anticiperebbe con le sue tesi dell'omogeneità di tutte le creature e dell'evoluzione continua del mondo, l'evoluzionismo di Darwin e le mutazioni della specie. Entusiasta del copernicanesimo e dell'onnicentrismo di Cusano nell'universo infinito e senza centro, sostenne che il sole ruota intorno al proprio asse, che le stelle fisse sono soli, che la terra è schiacciata ai poli. Anticipò le tre leggi di Keplero, la forma ellittica dell'orbita dei pianeti e intuì il rapporto inversamente proporzionale della loro velocità con la distanza dal sole.
di Rina Di Giorgio Cavaliere
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