La disoccupazione è un dramma dei nostri tempi e lo sanno bene i giovani che vivono nei piccoli paesi come Sant’Agata.Ma parlando con i ragazzi che cercano occupazione si ha l’impressione che tutti cerchino il lavoro sotto casa e del tutto coerente con il titolo di studio conseguito.Queste considerazioni valgono per i giovani del sud come per quelli del nord.Se le cose stanno così i giovani non possono lamentarsi eccessivamente perché si autocondannano alla disoccupazione e rinunciano anche a fare esperienze veramente formative e anche divertenti in ogni parte del mondo.Molti, troppi, genitori quando un figlio si vuole allontanare di casa lo scoraggiano o lo indirizzano in una città dove ci sia “un parente o almeno un compaesano”. Anch’io a suo tempo ho subito questo tipo di pressioni, ma presto mi sono emancipato ed ho scelto di mia iniziativa di vivere a Padova dove sono stato prima sottufficiale di leva e poi insegnante; sono ancora vivo e vegeto e nessuno mi ha azzannato. A me pare che molti giovani abbiano paura di lasciare il paesello, la famiglia, le abitudini e le comodità e che si adattino a vivere con mamma e papà pur di non assumersi le responsabilità tipiche di chi vuole affacciarsi alla vita sociale e lavorativa. Oggi per trovare lavoro e per fare carriera bisogna pensare almeno europeo,bisogna cioè cercare lavoro almeno nel vecchio continente.Per la verità molti giovani varcano anche l’oceano e tentano la strada della ricerca o dell’insegnamento fuori dall’Europa, ma si tratta di una minoranza.Nel corso del 2009 quasi trecentomila giovani hanno lasciato il sud dell’Italia e oggi lavorano al nord dell’Italia, ma non c’è posto per tutti.I consiglieri eures possono indirizzare i giovani in tutta Europa.Basta cercarli e basta non volere essere bamboccioni a vita.Auguri a chi cerca veramente il lavoro.
Carmine Granato