Artemisium News
23/06/2010
LA MUSICA RIBELLE
Ricordo di Radio S.Agata 800 Prima Parte
di Rosario Brescia

PRIMA PARTE

 Erano gli anni ’70, un giovane cantautore di nome Eugenio Finardi cantava con successo “…C'è qualcosa nell'aria che non si può ignorare/è dolce, ma forte e non ti molla mai /è un'onda che cresce e ti segue ovunque vai:/è la musica, la musica, la musica ribelle/ che ti vibra nelle ossa/che ti entra nella pelle…” in competizione all'emittenza pubblica, fino ad allora unica fonte di trasmissioni radiofoniche, cominciarono a viaggiare nell’etere migliaia di “radio libere”. E mentre in Lombardia spuntava Radio Milano International e in Emilia Romagna nasceva Radio Bologna, a Sant’Agata di Puglia un giovanissimo Paolo Cela, dalla sua abitazione lanciava nell’oceano delle frequenze radio il suo timido appello: “…Attenzione …Attenzione  …Qui Radio S. Agata …Prove tecniche di trasmissione…”.Quello che di seguito proponiamo, non è solo il racconto della storia di “Radio S. Agata”, ma anche la testimonianza di come ieri, a differenza di oggi probabilmente, l’entusiasmo passava semplicemente attraverso la passione per le cose belle. Come quella di accompagnare nelle case il piacere della bella musica.
GLI ANNI ’70 E LE RADIO LIBERE
È vero, lo ammettiamo: dare a questo pezzo il titolo di una famosa canzone di Eugenio Finardi rappresenta per noi anche una forma di omaggio nei confronti di questo grande e bravo cantautore italiano. Furono proprio alcune sue canzoni, infatti, a segnare positivamente e con forza un periodo della vita di tanti giovani che, verso la metà degli anni ’70, attenuate le utopie di rivoluzione dei movimenti culturali del ’68, iniziarono a sognare di cambiare in meglio il mondo attraverso la forza della musica. Quella stessa musica che fino ad allora era stata veicolata esclusivamente dai canali RAI, che appunto in quegli anni dovettero cominciare a confrontarsi con mille modi inediti e meno rigidi di fare la radio.Una normativa del 1976, infatti, rivoluzionò il mondo delle comunicazioni via etere, dando così a numerosi soggetti la possibilità di poter impiantare emittenti radiofoniche su scala locale. Fu così che, in antagonismo all'emittenza pubblica, fino ad allora unica fonte di trasmissioni radiofoniche, cominciarono a viaggiare nell’etere migliaia di “voci libere” che trasmettevano a volte con apparecchi piccolissimi e per nulla potenti.Realizzati molto spesso anche artigianalmente, quei primi trasmettitori davano la possibilità di raggiungere a volte solamente utenti sintonizzati con la radio a poche centinaia di metri di distanza. Ma quello che in un primo momento poteva apparire come un limite, si rivelò ben presto un punto di forza delle emittenti private. Rivolgersi ad un preciso “target”  individuabile nel proprio ambito, infatti, si rivelò subito facile se non addirittura familiare. Per lo stesso motivo, inoltre, apparve subito spontaneo e naturale anche alla gente sintonizzarsi quotidianamente sulla propria radio del cuore, specialmente quando questa già nel nome si identificava anche con il proprio territorio di appartenenza.Fu così che un esercito di improvvisati speaker, tecnici, autori e Dj partì alla riscossa. Si trattava quasi sempre di volontari, armati spesso non di oggettiva capacità e preparazione ma di semplice passione; tutti proiettati, comunque, con grande entusiasmo verso una pacifica guerra volta a liberare nell’aria idee e musica fin lì imprigionati da schemi e canoni. Si partì in Lombardia con Radio Milano International e in Emilia Romagna con Radio Bologna, e si continuò fino ad arrivare a contare migliaia di “radio libere” sparse in lungo e in largo per tutta la penisola.
PAOLO CELA E GLI INIZI DELLA RADIO LIBERA A SANT’AGATA DI PUGLIA
 “…C'è qualcosa nell'aria che non si può ignorare/è dolce, ma forte e non ti molla mai /è un'onda che cresce e ti segue ovunque vai:/è la musica, la musica, la musica ribelle/ che ti vibra nelle ossa/che ti entra nella pelle /che ti dice di uscire/che ti urla di cambiare…”.Forse non sarà stata proprio “La musica ribelle” di Finardi a rompere l’etere e gli indugi a Sant’Agata di Puglia ed entrare, attraverso un apparecchio radio, per la prima volta nella casa di qualche ignaro santagatese in quel pomeriggio d’autunno del 1976. Ma probabilmente anche questa canzone risuonava nella testa di un giovanissimo Paolo Cela quando, dalla sua abitazione di Corso Barbato di Sant’Agata di Puglia, lanciò per la prima volta nell’oceano delle frequenze radio il suo coraggioso appello: “…Attenzione …Attenzione… Qui Radio S. Agata …Prove tecniche di trasmissione… Attenzione, se qualcuno ci ascolta, telefoni a questo numero… Attenzione… Qui Radio S. Agata…”. “Credo fosse domenica quel giorno - ricorda con piacere Paolo Cela - io e Giuseppe Mazzeo ci attrezzammo da casa mia con un suo minitrasmettitore, il mio giradischi e un mixer artigianale.  Collegammo il tutto ad una piccola antenna montata sulla ringhiera di casa e iniziammo a lanciare il messaggio nel microfono. Non puoi immaginare la meraviglia e la gioia che provammo quando, dopo alcuni tentativi, il telefono di casa all’improvviso squillò e una voce femminile ci disse di essere di Sant’Agata e di avere ascoltato per radio il nostro appello. Quel giorno arrivarono anche altre telefonate, pure perchè ci fu un vero e proprio  passaparola in paese, e quindi in poche ore molti si ritrovarono ad ascoltare quella nostra prima trasmissione. Ecco, con questo timido esperimento, sulla scorta di un vento di novità che stava investendo oramai l’Italia intera, a casa mia nacque Radio S. Agata”.
LA NASCITA   UFFICIALE DI “RADIO S. AGATA 800”
Ad avvalorare i ricordi di Paolo Cela interviene Elio Ciciretti, che subito dopo le prime trasmissioni sperimentali, entrò a far parte del gruppo dei promotori della radio a Sant’Agata di Puglia: “Un pomeriggio, mentre ero intento a lavorare presso il mio negozio di alimentari, mi ritrovai a girare la manopola della radio, alla ricerca di qualche nuova stazione radio. In quel periodo spuntavano nuove emittenti proprio come funghi. Fu tanto il mio stupore quando ad un certo punto mi sembrò di ascoltare una parola per me magica: “Sant’Agata di Puglia”. Il segnale era molto debole - prosegue Elio – allora presi la radio, che era a batterie, e cominciai a seguire il segnale girando con la radio in mano per tutto il vicinato al fine di scoprire da dove provenisse il segnale. Arrivato dalle parti della casa di Paolo Cela, mi resi conto che il segnale diventava sempre più limpido e forte. Suonai alla porta. Non mi sbagliavo: una volta entrato, Paolo mi mostrò il piccolo trasmettitore  poggiato a fianco ad un giradischi collegato ad un microfono”.Partito il progetto, a questo punto si trattava di realizzarlo al meglio e di potenziarlo. “In due persone ovviamente non si poteva portare avanti una radio, e perciò invitammo parenti ed amici a condividere con noi il progetto – prosegue Paolo Cela – Si trattava, in definitiva, di contribuire in parti uguali all’acquisto di attrezzature idonee. Dell’iniziale gruppo, almeno di quelli che mi ricordo, con me entrarono a farne parte: Giuseppe Mazzeo, mio padre Rocco, mio fratello Nicola, Pierino Donofrio, Saverio Fredella, Elio Ciciretti e Nardino Capano. In un secondo momento si unì a noi anche il fratello  di Tony Sant’Agata, Mimmo Morese, che ci inviava da Roma cassette e canzoni da trasmettere”.A questo punto prosegue il racconto Nardino Capano, il quale si adoperava anche come tecnico: ”In un primo momento la chiamammo RADIOGIPSA, ma già  subito dopo qualche tempo decidemmo di comune accordo di chiamare la radio con il nome del nostro paese, a cui affiancammo il numero 800 ad indicare con orgoglio l’altezza del paese. Fu così che nacque: RADIO S. AGATA 800. Ricordo che c’era con noi anche Salvatore Granato; mettemmo insieme 250 mila lire, comprammo un trasmettitore e partimmo per l’avventura. Il primo programma lo fece proprio Paolo Cela. Fu un programma di jazz. Il segnale, però, riusciva ad arrivare al massimo solo fino alla piazza. Allora affittammo una casa sotto la torre del castello. Acquistammo un’antenna con quattro dipoli da una ditta di Nardò, in provincia di Lecce. Me ne incaricai io personalmente. Una mattina - prosegue Nardino Capano - scesi con la macchina a Foggia alle quattro, presi il primo treno per Lecce, raggiunsi Nardò, comprai l’antenna, tornai a Foggia e, in serata avevamo disponibile a Sant’Agata l’antenna pronta per essere montata. Il giorno prima avevamo piantato un palo di 12 metri proprio di fianco alla torre del castello: deturpava l’estetica del monumento in una maniera oscena - confessa Nardino - ma era tanto e tale l’entusiasmo, che continuammo ad andare avanti senza preoccuparci più di tanto di questa cosa. Cominciammo le nuove trasmissioni, e con grande gioia e soddisfazione ci arrivarono le prime telefonate d’ascolto anche da Minervino Murge, Canosa, Andria e anche da Bari. Io e Salvatore Granato eravamo presenti ogni pomeriggio, ci occupavamo della manutenzione del trasmettitore. Mi ricordo che, essendo valvolare, il trasmettitore si surriscaldava e quindi eravamo costretti a raffreddarlo con due ventilatori tenuti sempre accesi vicino”. Radio S. Agata 800 si impose subito tra le diverse emittenti locali grazie anche alla favorevole posizione del paese. Non a caso, infatti, quel numero 800 figurava orgoglioso di fianco al nome della radio, a sottolineare l’altezza del paese; nelle propagazioni, infatti, più altezza equivaleva sicuramente a più potenza. Ma non fu solo per la sua potenza che radio S. Agata si fece notare ed amare, ma anche per la qualità delle trasmissioni, che trovarono in poco tempo centinaia di fedeli ed affezionati radio ascoltatori.
Potenza e qualità delle trasmissioni, Binomio vincente
“Scegliemmo come frequenza di trasmissione 105 MHz, perché era una frequenza ai limiti di banda e che quindi non poteva essere “coperta” da altre radio più potenti. – prosegue Paolo Cela - Mi ricordo che molte radio portatili di allora non arrivavano a quella frequenza, ed allora diversi santagatesi dovettero farsi ri-sintonizzare la radio da Gaetanino Petronio, il radiotecnico. In quegli anni molte radio libere erano ai limiti della legalità, mentre noi ci appoggiavamo ad un frate amico di  mio padre, padre Mariano de Cata, che era giornalista. Per finanziarci prendevamo la pubblicità. Gli spot li inventavamo noi: erano lunghissimi e li registravamo io e mia moglie. Andavamo io e Pierino Donofrio o Giuseppe Mazzeo in giro per raccogliere pubblicità nei paesi vicini. Mio padre conosceva l’architetto Giuseppe Vitagliano che stava a Napoli, e si fece disegnare un bel logo di Radio S.Agata con cui intestammo  lettere e calendari.  A Natale decidemmo di organizzare come emittente radio il veglione di Capodanno presso le scuole elementari. Fu un successone, vi partecipò tanta gente, anche incuriosita dal fatto di vedere in faccia i Dj della radio. Ricordo che alla consolle c’era Dinuccio Viola. La Radio andava avanti con piacere, tutti facevamo di tutto semplicemente per passione e non per soldi”. Com’erano organizzate le trasmissioni, e chi per ore e ore intratteneva alla radio santagatesi e non, lo ricorda con simpatia Elio Ciciretti:”Le trasmissioni le aprivo io, la mattina alle sette, subito dopo mi dava il cambio l’amico Franchino Contillo. A lui facevano seguito le trasmissioni di Linda Colotti, Gerarda Colotti, Sandra Iuspa, Maria Gramegna. Poi c’era il programma con Gerardo Bergantino, che curava la rassegna stampa fino alle ore 13,00; poi tornavo io a proseguire le trasmissioni, con “Faluccio e Minguccio” ovvero gli amici Nicola Danza e Gennaro Iacullo. A seguire arrivava subito dopo Tonino Chinno, che anticipava il programma delle dediche condotto da Michele Perrone e da Tonio Colotti. Seguiva Michele Chinno che anticipava il programma di Jazz di Paolo Cela. A lui subentrava Michele Mavilia, il “Jolli”, a cui seguivano Mimì Di Leo, Pierino Donofrio e molti altri ancora. Certo, ricordarli tutti è impossibile. Tanti, comunque, diedero il loro contributo per far crescere il nostro progetto”.Ai ricordi di Elio, fanno eco quelli di Nardino Capano: “Uno che lasciò il segno tra i tanti che portavano avanti i vari programmi di radio S. Agata 800 fu Vito Rosata, che teneva un programma di musica Rock. Famosa, all’epoca, rimase la frase che utilizzava a chiusura del suo programma: “…Mamma, butta giù la pasta che sto arrivando…”.Ma non di sola musica viveva Radio S. Agata, che al pari di altre Radio libere si interessava anche ad avvenimenti culturali, politici e sociali che in quegli anni interessavano l’Italia . “Nel 1978 ci fu il sequestro e la morte di Aldo Moro, - ricorda Paolo Cela - Per radio facemmo una bella conferenza stampa con la partecipazione degli esponenti di tutti i partiti di S.Agata: ci stavamo avviando ad essere non solo una radio d’intrattenimento ma anche un’emittente attenta ai fatti. Io nel frattempo ero appena sposato, e per una migliore prospettiva di vita mi trasferii a Manfredonia, paese di mia moglie. Da dopo la scomparsa di mio padre avevo preso io il posto di “responsabile”, e la cosa cominciava a preoccuparmi, dal momento che non potendo essere presente sul posto per un controllo costante e accurato, ero impensierito dal fatto che qualcuno durante le trasmissioni potesse dire cose che avrebbero potuto creare problemi. A quel punto, allora, decisi di abbandonare, chiudendo così un’avventura che personalmente tanta soddisfazione mi aveva dato”.
FINE PRIMA PARTE
Rosario Brescia
ARTICOLO TRATTO DALLA RIVISTA QUADRIMESTRALE DI VITA E CULTURA “IL SANTAGATESE”

 

 

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