Massimiliano Ramadù,nativo del Lazio, e Luigi Pascazio, pugliese, sono caduti. Cristina Buonacucina, di Foligno, e Gianfranco Scirè, siciliano, sono feriti. Ancora caduti e feriti in Afganistan. Onore ai caduti. Auguri ai feriti. Sincere condoglianze alle famiglie. Speriamo che lo Stato faccia tutto il suo dovere verso i caduti, verso i feriti e verso le famiglie di tutti.Facendo un giro nei vari forum che sono aperti per fare commentare l’accaduto da parte dei lettori,si nota che i commenti dei non addetti ai lavori come politici, militari o giornalisti si dividono in almeno quattro categorie.Alla prima categoria si iscrivono coloro che commentano con molta retorica l’accaduto e parlano di patria, dovere ed eroismo.Alla seconda categoria appartengono coloro che giudicano caduti e feriti come dei professionisti in armi che hanno liberamente scelto di andare in Afganistan conoscendo bene i rischi ai quali andavano incontro e quindi chi appartiene a questa scuola di pensiero parla di “incidenti sul lavoro”.Nella terza categoria sono compresi tutti coloro che , politici compresi, sostengono che l’Italia debba rimanere comunque in Afganistan perché ha preso degli impegni ben precisi.Nella quarta categoria sono da annoverare quelli che sostengono, politici compresi, che dobbiamo tornare a casa perché la guerra in Afganistan non potrà mai essere vinta e non potrà mai finire.Non è facile schierarsi per una delle quattro categorie e non è neanche obbligatorio.Molto più modestamente noi pensiamo che a livello internazionale manchi una vera volontà di fare cessare le ostilità non solo in Afganistan, ma neanche nel vicino Medio Oriente e neppure in Africa.Mentre noi scriviamo queste note si combattono tante guerre di cui nessuno parla, a cominciare da tanti media che si occupano di tutto, ma soprattutto di gossip e delle sonore – e finte – litigate tra le sedicenti stelle della comunicazione e dello sport.In questi tempi di dura crisi economica globale è urgente prendere in seria considerazione una pacifica guerra alla guerra in modo da fare trionfare una volta per tutte una pace planetaria.Ce lo ha ricordato la marcia Perugia – Assisi, ce lo ricordano tanti personaggi di alto livello che amano la pace, a cominciare dai Papi che si sono succeduti sulla Cattedra di Pietro ai tanti sacerdoti o militanti di altre religioni o di altre “fedi”, che dedicano la vita alla ricerca della pace.Utopia? Forse. Ma le grandi conquiste e le grandi scoperte sono state fatte da chi ha osato o da chi si è adeguato ad una vita mediocre e sonnacchiosa? A questo punto dobbiamo fare affidamento sui giovani, ma ad una sola condizione: noi anziani dobbiamo credere in loro e dobbiamo fare un passo indietro. Dobbiamo sapere dire basta alla “dittatura dei vecchi” e dobbiamo mettere i giovani al timone degli interessi della pace, del lavoro e della democrazia.Lo sentiamo dire spesso, ma tra il dire e il fare c’è un…inquinato mare. Sant’Agostino diceva che se i regni non si basano sulla pace e sulla giustizia sono amministrati da grandi ladri. Ma chi si dichiara contro la pace e contro la giustizia? Nessuno, sicuramente. E allora perché al mondo mancano pace e giustizia? Mistero. O no?
Carmine Granato