Da qualche tempo a questa parte il linguaggio dei politici è diventato crudo e troppo sbrigativo anche quando essi parlano e scrivono della nostra Carta Costituzionale, che, come è noto a tutti,è entrata in vigore solamente il primo gennaio del 1948. Diciamo solamente perché al mondo esistono fior di paesi democratici che hanno costituzioni anche non scritte ben più datate della nostra e nessuno in quei paesi le tratta come se si trattasse della lista della spesa.A ogni piè sospinto si sente parlare di incostituzionalità di provvedimenti e di leggi a seconda delle convenienze politiche e sembra dunque che la Costituzione Italiana sia stata scritta in maniera così equivoca e oscura da potere essere piegata ai voleri ed ai capricci di chiunque. L’aspetto più inquietante di questo comportamento risiede nel fatto che anche chi non ha mai letto il testo della nostra Costituzione ripete a pappagallo il ritornello dell’incostituzionalità ventilata dai teleschermi da questo o quel politico di questo o quello schieramento. Un siffatto modo di comunicare i contenuti della Carta Costituzionale non fa altro che contribuire a dividere il nostro Paese sminuendo anche il valore dei principi e delle norme contenute nella Carta fondamentale, che dovrebbe essere la stella polare per tutti i cittadini, dall’inquilino del Quirinale all’ultimo nato.Non siamo nati ieri e sappiamo che anche la Costituzione si può interpretare e sappiamo anche che questo compito spetta alla Corte Costituzionale, che funziona dal 1956, ma sobbalziamo sulla poltrona quando capiamo che “la Costituzione per gli amici si interpreta, per gli avversari si applica”. Questo modo di procedere non è un segnale di ottima salute per la Repubblica Italiana. La speranza, non nuova e né recente, resta quella di avere una classe politica capace di ammodernare certi meccanismi della nostra Costituzione lasciando intatti i valori di libertà, di giustizia, di solidarietà e di uguaglianza davanti alla legge che sono stati conquistati anche con il sacrificio della vita da parte di chi ha creduto di costruire un’Italia più giusta con tutti i suoi figli.
Carmine Granato
18 marzo 2010