Fiaba e favola nel linguaggio comune sono abitualmente usate come sinonimi, in realtà si tratta di due generi ben distinti. Miti, fiabe, favole, come i più complessi letterari della novella e del romanzo, fanno parte del nostro prezioso bagaglio narrativo; anche le canzoni dei cantautori contemporanei sono forme del “narrare di sé”. I cantautori colti usano, nella costruzione delle loro canzoni, un patrimonio di strumenti e tecniche assorbiti dalla loro cultura. Le canzoni di Baglioni, Battisti, Dalla, Vecchioni, Battiato sono autentiche “storie”, perfetti congegni narrativi in cui la musica determina lo spazio di risonanza emotiva della parola “usata”. Anche le canzoni, quindi, ci riportano alla struttura del mito e della fiaba come loro matrici arcaiche.
La favola si differenzia per la natura dei protagonisti. Essi quasi mai sono uomini; più delle volte sono animali, meno frequentemente oggetti. Questi personaggi parlano, però, la lingua degli uomini, dei quali hanno vizi e virtù, normalmente portati all’estremo, per rendere più semplice lo sviluppo della narrazione.
Non è difficile scoprire l’origine di parecchi modi di dire e proverbi, per lo più tramandati oralmente, alcuni molto antichi e tuttora efficaci, grazie alla capacità di sintetizzare felicemente situazioni o tipi di comportamento. Ve ne sono alcuni nuovi nati dalle moderne tecnologie o da comportamenti più attuali, non essendo la lingua qualcosa di statico o di preventivamente fissato e determinato, ma un complesso sistema fonetico, grammaticale e lessicale in continua evoluzione, caratterizzato da una vitalità che è il riflesso stesso della vita, di quella comunità che, attraverso la lingua, si esprime e comunica. Nell’era della connettività globale, tutti i media giocano un ruolo decisivo nel bene e nel male, anche rispetto all’evoluzione e ai cambiamenti linguistici. Pensiamo alle suonerie telefoniche con animali strani che cantano e ballano, ai cartoni animati, ai videogiochi . . . Tali le coordinate essenziali: i protagonisti devono essere animali “umanizzati” e non uomini, la frase breve e che riporti all’inizio o alla fine la morale esplicita e che il linguaggio sia semplice nel lessico e nella struttura sintattica riferita ad un tema, virtù o vizio.
Questo genere di componimento, sul quale sarebbe opportuno riflettessero anche gli adulti, può aiutare i ragazzi a “leggere” i comportamenti umani riguardo al bene, atteggiamento necessario per lo sviluppo della coscienza morale e che si rivelerà importante nella lettura successiva di testi narrativi più ampi. Contenuto privilegiato in particolare per quanto riguarda il concetto “prevenzione” che attiene alla sfera sociale. Basterebbe rilevare l’importanza di tutti gli elementi che permettono di eliminare o almeno di attenuare i fattori di disagio sociale e malessere adolescenziale, quali l’amicizia, la tolleranza, la solidarietà, la disponibilità all’ascolto, l’accettazione della diversità.
di Rina Di Giorgio Cavaliere