Il passato non è una terra straniera, il passato è ciò che inesorabilmente ognuno di noi si porta dentro, che torna imperioso a ricordarti chi sei e da dove vieni.
Un viaggio nelle parole di mio padre, docu-fiction del regista bovinese Francesco Colangelo, presentato in occasione del decennale del GAL MERIDAUNIA, è uno spaccato sulla vita dei paesi dei Monti Dauni, attraverso gli occhi di Annarita Soldo, giornalista che ritorna nei luoghi d’origine di suo padre, sulla scia dei racconti che aveva sentito da bambina. Ancora una volta il viaggio diventa metafora di vita, momento catartico per chi cerca ciò che è, per capire dove si andrà.
Il DVD si apre con le parole di presentazione del Presidente del GAL, Alberto Casoria:«Questo film vuole essere una testimonianza della nostra terra… Il cuore del GAL è proprio il nostro territorio ed abbiamo voluto che passasse tutto ciò che di buono ha, le tradizioni, le radici, l’attaccamento alla terra, la volontà di tanti giovani di rimanere qui per realizzare il loro sogno di vita».
Bovino, Castelluccio dei Sauri, Deliceto, Monteleone… pezzi di storia che si avvicendano e si raccontano attraverso la voce degli attori protagonisti, attori che altro non sono se non chi in questi paesi ci vive, chi ha messo radici, chi ha investito sudore e passione. La finestra sul mondo, la possibilità di riscatto è la videocamera di Annarita, in cui si proietta il sorriso delle persone che incontra. Dice la giornalista: «La gente di Deliceto è forte e orgogliosa delle proprie radici». Un elogio al popolo delicetano, che per estensione diventa tutto il popolo dei Monti Dauni, quei monti che sono un giaciglio e una catena, che sono una madre e una matrigna, che a volte sono una spinta e che purtroppo, altre volte, non ti permettono di volare. Ciò lo racconta anche Annarita, quando parla delle difficoltà che questo territorio ha di decollare, del ritardo che le donne hanno avuto nell’affermarsi. Ma la speranza del riscatto è dietro l’angolo. La porta il favonio che brucia il viso e le mani, la porta l’odore dei campi e delle stoppie. La porta la fiducia che ogni giovane ha che il proprio paese continui ad essere il più bello del mondo.
«Penso al sorriso della gente, al modo in cui mi sta accogliendo e penso che è questa la modernità, la forma nuova ed inesplorata della vita che vorrei per me… Non ci avevo mai pensato, ora comincio a capire davvero chi sono e da dove vengo veramente».