Mentre prosegue l'ondata di freddo e gelo che ha portato neve e ghiaccio sul Gargano, torna il giorno dedicato a Sant'Agata, la vergine catanese che ha dato il nome al nostro paese, di cui è patrona.
La giovane santa, di nobili origini, visse in Sicilia tra il III e il IV secolo ma di lei si invaghì il proconsole Quinziano, giunto a Catania con il compito di far rinnegare pubblicamente ai cristiani la propria fede. Ma Agata si era consacrata a Dio e, nonostante torture, umiliazioni e punizioni morali e corporali, non ripudiò mai il proprio credo, anzi ne riaffermò la forza con purezza e saggezza.
Rinchiusa in carcere, soggetta ad efferate violenze, fustigata e sottoposta all’estirpazione di una mammella, Agata non cedeva e per questo venne sottoposta anche al supplizio dei carboni ardenti prima di morire nella sua cella la notte del 5 febbraio 251.
Il nostro paese, che si chiamava Artemisium in onore della dea Artemide di cui probabilmente custodiva un tempio pagano, fu ribattezzato Sant’Agata con il diffondersi del cristianesimo, ricordando il passaggio, nel 592, delle spoglie della santa catanese, martirizzata durante le persecuzioni cristiane per aver conservato integra la fede e illibato il proprio corpo, in viaggio dalla Sicilia verso Roma.
Questa mattina nella Chiesa di San Nicola è stata celebrata la Santa Messa solenne presieduta dal vicario generale della diocesi Foggia-Bovino don Filippo Tardio e agli abitanti santagatesi sono stati distribuiti, casa per casa, i pani azzimi benedetti a forma di mammelle.
Sant'Agata, infatti,
Come dicevamo il cielo nuvoloso e il freddo polare che, secondo i metereologi, potrebbe persistere fino a marzo non hanno fermato i festeggiamenti religiosi in onore della vergine siciliana, che prevedono anche un'esibizione del Concerto bandistico 'Città di Sant'Agata di Puglia' e uno spettacolo di fuochi d'artificio.
Ma soprattutto non hanno fermato la tradizione delle 'Agatine', le giovani che indossando una tunica blu e un mantello rosso fanno dono alla popolazione delle 'menne re Sand'Aheta' per proseguire l'antica tradizione religiosa del nostro comune.
Mercoledì scorso la Chiesa festeggiava San Biagio, vescovo e martire di origini asiatiche, protettore della gola. Davanti alla statua del santo, venerata nella Chiesa di San Michele Arcangelo, al motto di: "Vieni o Biagio e il morbo atterra che alla gola si attaccò", moltissimi fedeli si sono radunati per il triduo di preparazione e poi per la Messa solenne con la benedizione della gola. Anche in questo caso è avvenuta la consegna ai fedeli di panelle rettangolari non lievitate, legate da nastrini colorati, simbolo della guarigione miracolosa che San Biagio, medico, fece di un bimbo cui si era conficcata una lisca in gola.
Anche a Foggia nella chiesa di San Tommaso Apostolo, la chiesa più antica del capoluogo sita nel centro storico, si svolge una cerimonia simile con l'unzione dell'olio santo alla gola e la consegna ai fedeli dei tarallini benedetti, da consumare con devozione per prevenire i mali della zona laringea del corpo.
Come Sant'Agata anche il vescovo armeno fu imprigionato dai Romani a causa della sua fede e nel periodo della sua carcerazione operò diversi miracoli. Durante il processo rifiutò di rinnegare la fede cristiana; per punizione fu straziato con pettini di ferro e morì decapitato nel 316.