Artemisium News
01/12/2009
" MONTI DAUNI : TERRITORIO A RISCHIO LEGALITA' "
di Comunicato Stampa

 Non è più una  semplice sensazione, un oscuro presentimento, una larvata percezione: anche sui Monti Dauni sta dilagando il malaffare dei colletti bianchi che genera  involuzione culturale, economica ed etica.
Anzi, è proprio in un’area scarsamente antropizzata, fino a qualche anno fa pressoché vergine e quasi immune da qualsivoglia fenomeno delinquenziale, da sempre ritenuta poco attraente per gli investimenti, legata com’era a un’economia  prevalentemente agricola e conservatrice, che certi imprenditori d’assalto che circolano nei palazzi del potere dei piccoli centri del Subappennino hanno trovato un facile Eldorado.
Questi paesi, peraltro connotati da un’assoluta amenità paesaggistica e architettonica, da decenni depauperati delle migliori risorse umane per via dello spopolamento e dell’isolamento, da qualche tempo sono attraversati da manovre occulte di sedicenti imprenditori che, in combutta con amministrazioni compiacenti, contrabbandano come sviluppo opache e discutibili operazioni imprenditoriali che trovano nel business eolico la punta avanzata.
In questo assalto alla diligenza, quelli che dovrebbero essere i custodi e garanti della corretta gestione del territorio, le amministrazioni  comunali e la Comunità Montana, spesso disattendono questo compito, assumendo decisioni cruciali per il territorio e le popolazioni senza alcuna forma di partecipazione democratica.
Accade così che spesso, le ingenti risorse dei POR, destinate a migliorare l’assetto del territorio, la qualità dei servizi, la formazione, le infrastrutture, affidate ad amministratori privi di vera capacità imprenditoriale, vengono gestite in maniera pesantemente clientelare e privatistica come efficace strumento di consolidamento del consenso e di autoriproduzione del potere.
Interventi di consolidamento idrogeologico, attuati i quali si edificano palazzi di enorme cubatura sulla cui sicurezza si nutrono forti dubbi, realizzati come sono in zona PG3 e PG2 del Piano di Assetto Idrogeologico, ossia a rischio moto elevato; acquedotti rurali costati decine di milioni di euro che fanno acqua da tutte le parti, tanto che gli agricoltori arrivano a preferire i pozzi preesistenti; centinaia di pale eoliche implementate ad arte con i PRIE  confezionati su misura, guarda caso, dalla stessa Agenzia autrice del Piano Energetico Regionale, come a dire: dopo che ho pianificato recependo i desiderata delle imprese eoliche, appronto i Piani Energetici Comunali sulla scorta delle richieste pronte nel cassetto degli amministratori.
Un diluvio di centinaia di milioni di euro che ha fatto perdere la testa a più di un sindaco che, forte del sostegno economico delle Una Tantum generosamente elargite dalle imprese, spregiudicatamente e imprudentemente ha creduto di poter gestire il territorio come fosse l’orticello di casa sua e, se vogliamo, fino a qualche tempo fa gli è andata anche bene. 
Ma da qualche mese, finalmente, la Magistratura e la Guardia di Finanza, hanno focalizzato la loro  attenzione su questo diabolico giro d’affari che spesso sottende operazioni poco limpide  messe in atto con la spregiudicatezza di chi si sente sicuro dell’impunità,  atteso che esponenti politici locali, sebbene rinviati a giudizio e sotto processo, campeggiano quasi quotidianamente sulla stampa come novelli eroi dell’epopea energetico-speculativa. Un’indagine a maglie larghe sta facendo tremare i palazzi del potere, facendo emergere un sistema drogato di connivenze che ormai condiziona pesantemente la dialettica politica, per cui è l’imprenditoria a decidere chi saranno gli amministratori, in base alla maggiore accondiscendenza ai loro programmi.
L’arresto qualche settimana fa del patron dell’IVPC di Avellino, Vigorito, con il sequestro di 7 impianti eolici in Campania e in Sicilia, ha fatto emergere in tutta la sua gravità un radicato sistema di malaffare incentrato sull’eolico in relazione alla gestione delle risorse  finanziarie della 488,  gettando un’ombra inquietante su  questo mondo imprenditoriale, sebbene non si debba incorrere nell’errore di fare d’ogni erba un fascio.
Ma come non correre con la mente, alla luce di questa sensazionale notizia, alle centinaia di pale innalzate in pochissimi anni a crocifiggere e scempiare irreversibilmente i Monti Dauni tra cui alcuni impianti proprio della IVPC e come non pensare che la Frihel, impresa eolica di Bolzano coinvolta in Sicilia in un’indagine sugli intrecci tra mafia, politica e imprenditori, è la stessa che ha realizzato impianti proprio a S.Agata di Puglia attingendo anche alla 488?
Il nostro territorio è divenuto una discarica a cielo aperto, che ognuno si sente autorizzato a sfregiare, tanto quale valenza turistica hanno le nostre colline, non sono mica il Gargano! E quindi, campo libero agli appetiti degli sviluppatori, dei faccendieri, degli sfruttatori, qui trovano allettanti possibilità di facile e rapido lucro, che importa se i percorsi non sono proprio regolari e legali!.
Con questa imprenditoria dell’ultima ora sono arrivati anche gli inquietanti fenomeni che di solito accompagnano uno sviluppo distorto e colonizzatore: attentati alle pale eoliche, racket, intimidazioni di cui si parla il meno possibile perché si continui a credere alla favola dello sviluppo e dell’opulenza ostentata con feste e paranze tutto l’anno.
Di questo tema da troppo tempo eluso nell’illusoria speranza che il fenomeno dell’illegalità non  potesse  mai attecchire in una terra sana e laboriosa come quella del Subappennino, discuteranno sabato 5 dicembre alle ore 17,00 a  S.Agata di Puglia, nel Teatro Comunale, il Magistrato della Corte di Cassazione, Antonio Bonito, il responsabile provinciale dell’associazione “Libera” e il responsabile Italia dei Valori della provincia di Bari, Federico Pirro, dopo gli interventi introduttivi di Giuseppe Gerardo Marchese e Pina Cutolo, esponenti del Movimento politico “Uniti per Sant’Agata” che ha promosso il Convegno.

 

 

 

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