Artemisium News
31/10/2009
NOTIZIE DAL PASSATO
di Rina Di Giorgio Cavaliere

Sta crescendo l’interesse per le numerose trasmissioni televisive a carattere storico, geografico e scientifico, che si soffermano sui grandi temi e interrogativi dell’umanità rimasti insoluti o nascosti per secoli e per millenni. Dal passato giungono notizie di catastrofi ecologiche e di lotte sempre più radicalizzate per la sopravvivenza, l’accesso alle risorse della terra e al patrimonio di conoscenze ed esperienze accumulate dall’umanità. Recentemente alcune puntate sono state dedicate al “Diluvio universale”: un mito presente presso tutti i popoli, dagli africani agli antichi greci, agli indigeni dell’America, ai popoli dell’Asia.
     E’ difficile stabilire se tutte queste storie si riferiscano allo stesso fatto, ma l’archeologia ha dimostrato che la Bibbia narra di un avvenimento reale: l’inondazione di un territorio di 630 km per 160, avvenuta quattromila anni prima di Cristo. Secondo Woolley il racconto biblico venne dalla Mesopotamia; in alcuni punti la Bibbia riporta frasi molto simili all’epopea di Gilgamesh, dimostrando che non è stato un avvenimento d’importanza locale, ma, come afferma il Keller (La Bibbia aveva ragione, Ed. Garzanti), per gli abitanti della Mesopotamia “questo bassopiano era tutto il loro mondo”. Leonard Woolley, scavando a Ur, trovò prima otto livelli di case, poi frammenti di ceramica al tornio e poi tre metri e mezzo d’argilla, il deposito alluvionale del diluvio. All’analisi microscopica l’argilla si rivelò impregnata d’acqua soggetta all’azione di deboli infiltrazioni sotterranee e composta di materiale trascinato dalla zona attraversata dal medio corso dell’Eufrate. Sotto questo strato si trovavano i resti delle case anteriori al diluvio e ceramica lavorata senza tornio.
     Di fronte a questa rivelazione più antica di oltre seimila anni, è naturale chiedersi quanta verità ci sia nelle previsioni  apocalittiche, che ecologisti e ambientalisti prospettano da anni. Certamente gli antichi equilibri sono cambiati; il progresso tecnico ingigantisce il ruolo dell’uomo e si aprono scenari caleidoscopici, in perenne movimento. L’accettazione della metamorfosi impone il dialogo con la società per renderla consapevole delle sue capacità d’impatto sul geosistema, per renderla edotta delle sue nuove responsabilità globali. Il luogo, per raccontarsi le comuni prospettive di fronte al mondo che cambia, rimane l’educazione. E’ il tempo del dialogo fra i grandi della terra, ma anche fra i giovani e gli adulti, che si tramandano il testimone del passato e cercano insieme nuovi orizzonti per l’avvenire. “Come ulteriore elemento innovativo di conciliazione fra paradigmi la Geografia fisica si trova pertanto in grado di aggiungere la democrazia, vista come riconciliazione della volontà umana con le scienze forti, contribuendo a colmare un solco che sta allargandosi pericolosamente proprio in questi tempi” (A. Biancotti, Università di Torino).
     Sarà una riscoperta anche per noi, che forse l’avevamo dimenticato, ma che ora ci affiora alla mente. Aristotele attribuiva la superiorità della stirpe ellenica al fattore geografico e al fattore politico, perché “continuamente in libertà e con governi possibilmente perfetti”; una componente occidentale, naturale e una componente non casuale, ma umana, dovuta alla saggezza e alla volontà costruttiva dell’uomo. 
di Rina Di Giorgio Cavaliere
Articolo tratto da www.stampasud.it

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