Non basta essere buoni operatori a livello esecutivo, per fronteggiare e prevenire i pericoli insiti nella tecnologia contemporanea, quelli dell’asservimento dell’uomo agli strumenti e agli oggetti che egli stesso ha creato; occorrono persone di spirito creativo e d’immaginazione attiva. Ogni rinnovamento e ogni invenzione si basano sulla visione globale, la quale incide sul nostro sistema di vita e sulle nostre azioni, determinando la prospettiva secondo cui realizziamo nuovi strumenti, per sperimentarne poi l’efficacia nel nostro rapporto con l’ambiente. Sin dalle origini l’uomo ha studiato la natura, traendone preziosi suggerimenti per sistemi, forme, strutture. I primi utensili e le prime armi furono inventati da chi sapeva osservare i modelli naturali, ma l’impulso a “creare” non è solo il prodotto della necessità, è soprattutto uno dei massimi piaceri dell’esistenza. Viene naturale il riferimento alla bionica, la quale, pur essendo antica, è andata connotandosi e precisandosi come scienza a sé soltanto dal 1960.
J. E. Steele ha coniato il termine bionico (dalla radice greca bion – elemento vitale), inoltre ha definito lo spazio di ricerca che tale disciplina si propone: «la bionica è la scienza dei sistemi il cui funzionamento è basato su quello dei sistemi naturali o che presentano caratteristiche specifiche dei sistemi naturali o ancora che sono analoghi a questi». Un bionico ante litteram può essere considerato Leonardo da Vinci con i suoi studi sulle macchine volanti, a lui si devono pure i primi studi sull’individuazione del suono nell’acqua. L’armonia strutturale delle forme naturali è sempre stata fonte inesauribile di suggerimenti costruttivi per l’architettura, anche di quella contemporanea. Basti citare Pierluigi Nervi che, nella copertura dell’immenso palazzo delle Esposizioni a Torino, si è servito di un sistema strutturale, che ricorda l’esatta disposizione delle nervature delle foglie. Tra gli innumerevoli esempi di ricerca progettuale bionica potremmo citare gli studi sul comportamento fotofiliaco delle falene, che hanno dato luogo alla creazione di numerose macchine elettroniche; gli studi sugli occhi degli scarabei, che hanno portato al perfezionamento del tachimetro degli aeroplani e tanti altri . . .
L’Unione Europea ha dichiarato il 2009 anno delle creatività. Per proseguire con coerenza e con la certezza di giungere a buoni risultati, mi riferisco in particolare alle nuove generazioni, necessita molta precisione nel distribuire il processo educativo con gradualità. Dopo la famiglia, che dev’essere creativa in se stessa e vivere le reciproche relazioni in armonia, prevale la scuola.
E’ veramente difficile fare sviluppare con ordine gli allievi; se si vuole giungere a ciò, non è possibile sfuggire alla conoscenza reciproca tra docente e discente, inoltre amare il proprio lavoro. A prima vista può sembrare semplice programmare ordinatamente un’impostazione didattica ma ogni volta che si entra in classe, si ha la conferma di come quest’ordine, indispensabile, vada ritrovato in una ricerca interiore, con caratteristiche profondamente umane; solo vivendo in un clima di questo tipo, diventa agevole favorire e educare l’intelligenza creativa. La disponibilità di apprendere, o soltanto di partecipare, dipende dagli stati d’animo degli alunni. Nell’ambito di una scuola caratterizzata da propositi formativi e non professionali, è doveroso avvantaggiare il processo ideativo rispetto a quello produttivo. Per offrire ai giovani la possibilità di esprimersi in termini creativi e avviarli a divenire sperimentatori capaci di intraprendere ricerche e discussioni, occorre superare il divario tra formazione pratica e intellettuale, utilizzando tutti i contributi offerti dalle varie discipline. Il gruppo docente conosce bene l’importanza di un approccio interdisciplinare per sviluppare i problemi della progettazione, in particolare, e, più in generale per condurre i ragazzi verso un’approfondita conoscenza degli aspetti del mondo artificiale in cui viviamo.
Nel momento dell’età in cui i giovani attraversano le profonde crisi di crescita dell’adolescenza, non si può pensare di risolvere i problemi obbligandoli allo studio, ma piuttosto riuscendo a trasformare la propria materia in fonte d’interesse e di attività. Proprio attorno ai problemi della bionica sarà facile, quindi, suscitare l’entusiasmo e la discussione in classe, per affrontare sotto un angolo di visuale molto più aperto e pragmatico gli svariati aspetti della realtà tecnologica attuale e i molteplici fattori che possono influire su qualsiasi loro futura ideazione e progettazione.
di Rina Di Giorgio Cavaliere
Tratto da www.stampasud.it