L’Ammola Forbc “ Era l’arrotino , che si annunciava con voce alta .”
Ammola forbici e coltelli “ Era un mestiere che sollecitava la fantasia di noi piccoli. Veniva bloccato dalle mamme e lui si fermava , posizionava il trabiccolo che portava sulle spalle,lo preparava e cominciava a far ruotare la mola azionando un pedale che, tramite una puleggia, faceva girare la ruota di pietra abrasiva che era lubrificata dall’acqua che gocciolava da una lattina sospesa sulla mola stessa. L’uomo poi poggiava il coltello sulla pietra rotante e lì il momento magico… dalla pietra schizzava fuori un fiume di scintille multicolore. Molte si spegnevano subito ma alcune arrivavano fino a terra mentre noi avremmo passato delle ore fissi a guardare quella magia mentre le donne provavamo i coltelli appena riaffilati, tagliando pezzi stoffe …” ma l’accetta la putit affilà ?” “ come no !....” .....e la trasona si riempiva di voci ,di rumori , di risate , di un fascino ormai perduto……
( lu mbreller)
Di ombrellaio S.Agata c’era Frosolone , viveva a lu casasalin ,lo ricordo domiciliato, con la moglie e figli, in una stanza vicino casa . Per noi ragazzi rappresentava un po’ di allegria ,si ,perché lui ,piccolino ,con i suoi occhialoni spessi ,quando se ne tornava a casa con su le spalle un fardello di ombrelli da riparare,noi lo aspettavamo di fronte la casa . Appena entrava ,erano grida ( forse perchè non portava danaro) e la moglie una donna robusta lo rincorreva intorno la tavola .Era il momento nostro,entravamo tutti a circondare la moglie e lui usciva di casa gridando :” E Ricordati che chi è uomo è sempre uomo !!!!!…” D'inverno e d'estate girava per il paese, , per riparare ombrelli. Li raccoglieva in una sacca che appendeva alla spalla, per portarseli a casa se la riparazione richiedeva molto tempo. Se, invece, era di piccola entità, la eseguiva per strada utilizzando i piccoli arnesi che portava con sé in una borsa. Scherzando con la gente, e con la sua voce flebile gridava : “… 'aggiusta ‘'mbrèll …- A noi piccoli ci regalava le aste rotte con le quali ricavavamo gli archetti ,pericolosissimi. Affilavamo su una pietra bagnata con lo “Sputo “ un lato ,rompevamo parzialmente l’occhietto e ne restava la sede per lo spago dell’arco . I portoni e le porte erano pieni di buchi