Artemisium News
01/07/2009
GLI ANTICHI MESTIERI A SANT'AGATA DI PUGLIA
" Lu Sanapurcied " e " Lu Vricciaiuole "
di Lorenzo Berardino

“ LU sanapurcied “ 
 Lu Sanapurcied…… Lo ricordo ancora con paura , “fai il bravo se no ti prende lu sanapurcied” e quando lo sentivo gridare per annunciare il suo lavoro mi attaccavo alla gonna di mia madre e non la lasciavo. Ma chi era ? e che faceva ?. Castrava ,cioè toglieva o legava le ghiandole sessuali dei maiali. Era una operazione di chirurgia . Per il maschio, la presenza degli organi sessuali comportava variazioni significative nel colore delle carni e nella quantità di grasso . Quando la castrazione era riuscita bene, erano cancellati gli istinti sessuali e la carne migliorava. Castrare non significava mutilare, ma guarire Chi castrava i maiali? La castrazione dei maschi era eseguita dai contadini, che intervenivano sui maialetti di poche settimane, asportando i testicoli. Per le femmine le cose erano diverse, in quanto le ovaie sono interne e si sviluppano solo ad una certa età. La castrazione delle femmine è una vera e propria operazione chirurgica, che è stata ben descritta da Carlo Levi, in Cristo si è fermato ad Eboli. " è arrivato il sanaporcelle", era il grido che seguiva lo squillo della tromba del banditore…….  

 

“ LU VRECCIAIUOL” 
 era colui che produceva breccia... A S.Agata , frantoi per la produzione della breccia non esistevano , così stando le cose, questa veniva prodotta a mano dai lavoratori per ricoprire il manto stradale Per la sua produzione gli operai raccoglievano prima una grossa quantità di sassi nel posto scelto per lavorare. Se c'erano dei macigni li spaccavano con un martello o mazzetta che portavano sempre con sé e, quando tutto era pronto, si sedevano sulla giacca rivoltata e giù con la mazzetta a rompere quelle pietre, a ridurle nella misura predeterminata L'operaio, quando iniziava a lavorare, si sedeva per terra. Dopo, lavorando, aumentava il mucchio e lui vi si sedeva sopra, sempre più in alto, A fare “ lu vrecciaiuol “ non si guadagnava molto, anche perché non veniva considerato un mestiere vero e proprio. Lo si faceva maggiormente quando si stava disoccupati. Quindi era un'occupazione precaria, per non stare in paese a non far niente.Tutto il giorno seduti in quell'incomoda posizione, con una mano impegnata a picchiare con il mazzuolo sulle pietre e con l'altra a tenere le pietre, girarle e rigirarle per trovare la posizione giusta per spaccarle. Le dita erano ricoperte da una protezione di cuoio per proteggerle dalle continue sbucciature che ci si procurava. Ora non è rimasto neppure il ricordo di quelle strade bianche di ciottoli , quei ricordi sono molto pallidi, quasi inafferrabili , eppure correvamo a piedi nudi ( per evitare di tornare a casa con le scarpe rotte )e facevamo fatica a stare dietro a chi portava gli scarponi con le tacce ( cntredd ) ……….

 

 

 

 


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