Poco prima e durante la campagna elettorale chi è al governo di una nazione o di un paesello
cerca di ingraziarsi gli elettori realizzando delle opere che potevano e dovevano essere fatte a
tempo debito, ma delle quali la gente si sarebbe dimenticata.
Chi amministra cerca di distrarre la pubblica opinione mettendo sotto la cenere debito e manchevolezze e attaccando pregiudizialmente chi osa presentare un’altra lista.
Pregiudizialmente perché chi si candida per la prima volta può essere giudicato male solamente per pregiudizio infatti non ha mai amministrato il paese. Chi si presenta per la prima volta ha il vantaggio di potere e di dovere giudicare l’amministrazione uscente sui fatti e sui misfatti commessi.
I governi e le amministrazioni uscenti elargiscono contributi sotto varie forme legittime e anche poco nobili , ma che sanno tanto di vero e proprio voto di scambio. A livello governativo si parla di spartizione di lavori importanti e molto ricchi di denaro mentre a livello di paesello spesso si tratta di veri e propri “formaggini” dati a “topini” che da soli già sono ben pasciuti, ma che vogliono assaporare il gusto della elargizione politica per dare un senso per la verità non molto nobile al loro voto.
In queste circostanze anche le persone che valgono un solo voto sono importanti perché si vince anche per un voto in più.
Per conquistare il voto degli elettori – ma non la stima - durante la campagna elettorale spesso si usa un linguaggio colorito e molto offensivo nei riguardi dell’avversario politico che a volte viene trattato da autentico nemico. Questo modo di fare arrogante e anche maleducatamente offensivo non sempre dà i frutti sperati; accade invece che gli elettori diano la loro fiducia a chi è attaccato senza motivo alcuno e soprattutto senza che abbia mai dato prova di essere un poco di buono.
Non siamo nati ieri e sappiamo che la politica è battaglia anche aspra, ma in una piccola comunità come quella di Sant’Agata i toni forti e da rissa sono fuori posto perché ci conosciamo tutti.
Ci auguriamo che la campagna elettorale sia combattuta, ma che le armi siano dialettiche e che il confronto avvenga sui fatti e sulle cifre e che essa non sia un festival degli insulti e delle risse da cortile.
Carmine Granato